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La rivincita dei Bastardi – fantasie ibride, parte terza

Pubblicato da Davide in 23/05/2013
Pubblicato in: Approfondimenti. Tag: Andre Norton, Anne McCaffrey, C.J. Cherryh, C.L. Moore, Cecilia Dart-Thornton, Charles de Lint, David Weber, Greg Bear, Joan D. Vinge, K. D. Wentworth, Leigh Brackett, Lois McMaster Bujold, Mercedes Lackey, Tanith Lee, Tanya Huff. 2 commenti

3 . Cose dell’altro mondo

Certo che so come ci si sente ad essere sopraffatti dalla meraviglia. Io ho visto una collezione completa di libri di Andre Norton!
C.J. Cherryh, circa 1990

2103207736_77bd2ddd7b_zPlanetary romance ambientati su Marte sono stati scritti tanto da campioni dello science-fantasy come da Leigh Brackett (il primo ciclo di Erik John Stark), quanto da autori insospettabili come Michael Moorcock, che secondo la leggenda scrisse in una settimana i tre romanzi che compongono il ciclo di Kane di Marte.
Nel caso di Leigh Brackett, gran parte della sua produzione può essere catalogata come science-fantasy, quasi a dimostrazione che un genere ibrido e “bastardo” riesce comunque a mantenere un elevato livello di scrittura.
Né ciò è poi così insolito – forse perché la sostanza di cui sono fatte le loro storie è così labile, spesso gli adepti dello science fantasy usano uno di due possibili artifici: l’umorismo o l’eleganza formale.

Diretta discendente letteraria di Leigh Brackett e C.L. Moore, e destinata a diffondere il verbo del planetary romance fra quattro generazioni di lettori venne poi Andre Norton.
Forse la scrittrice più prolifica del ventesimo secolo, Alice May Norton cominciò a scrivere nel 1934, all’età di 22 anni.
Era una bibliotecaria ed una libraia, sopravvissuta alla Grande Depressione, e scriveva romanzi di fantascienza e fantasy.
Ne pubblicò circa 300, fino al 2005, quando si spense in una casa di cura.
Settant’anni di carriera.
n6613Trecento romanzi in settant’anni significa qualcosa come quattro/cinque romanzi l’anno.
E questo senza contare i racconti venduti alle riviste o – successivamente – piazzati in diverse antologie.
Andre Norton non scriveva solo bene – scriveva in fretta!
E se davvero il valore di un autore si misura dalla quantità e qualità dei suoi lettori, allora Andre Norton può contare fra coloro che la considerano un’ispiratrice Greg Bear, Lois McMaster Bujold, C. J. Cherryh, Cecilia Dart-Thornton, Tanya Huff, Mercedes Lackey, Charles de Lint, Joan D. Vinge, David Weber, e K. D. Wentworth.
Ed è lecito sostenere che se gli anni fra la fine dei ’70 e l’inizio dei ’90 videro una autentica esplosione di scrittrici nei campi un tempo prevalentemente maschili della fantascienza, del fantasy e dell’horror, il merito va certamente ad Andre Norton.
C.L. Moore e Leigh Brackett vennero prima, certo, e forse furono più originali – ma si dovettero anche spesso mascherare da uomini per poter pubblicare in unmercato prevalentemente maschile.
Andre Norton cambiò il mercato.

Il ciclo più popolare, nella colossale produzione della Norton, è certamente quello che va sotto al nome de Il Mondo delle Streghe – una serie di avventure ambientate su un pianeta sul quale, per motivi lunghi a spiegarsi (non è sempre così nella science fantasy?) la magia funziona, fianco a fianco con campi di forza, cancelli dimensionali e visitatori dalla Terra; dominato da una società matriarcale e “piacevolmente femminista”, il Mondo delle Streghe della Norton è all’origine di tutto un sottogenere, che si dispone variamente nello spazio grigio fra fantascienza e fantasy.

Dragonflight3Più fantascientifico, ma solidamente “nortoniano” per impianto e stile narrativo è il ciclo dei Draghi di Pern, di Anne McCaffrey.
Il pianeta Pern è dominato da una società feudale, e gravato dal ricordo di antiche leggende di gloriose imprese dei Cavalieri dei Draghi.
Ma il feudalesimo è un prodotto – come spesso accade nella science fantasy – di una catastrofe che ha cancellato la civiltà tecnologica dei primi coloni provenienti dalla Terra. I Draghi sono creature prodotte intervenendo sul DNA della fauna locale, progettate per contrastare la minaccia che periodicamente spazza il pianeta portando morte e distruzione.
Se i romanzi finali della serie si fanno più francamente fantascientifici, l’inizio del ciclo è solidamente science fantasy, e la saga dei dragonieri di Pern coniuga due elementi classici del genere – il mondo alieno feudale e medioevaleggiante ed il medioevo come prodotto della catastrofe planetaria.

1021251Anche l’esordio dell’inglese Tanith Lee avviene nell’ambito della science fantasy e The Birthgrave (in italiano Nata dal Vulcano), pur aprendosi come un fantasy, si rivelerà alla fine un planetary romance con tutte le sue cosine al posto giusto, dall’astronave di osservatori terrestri pronta ad intervenire come deus ex machina, all’interpretazione pseudo-freudiana della “maledizione” che ha perseguitato per oltre seicento pagine la protagonista.
Prolisso, a tratti ingenuo ma ciononostante costellato di immagini molto vivide e spunti originali, Birthgrave è il primo libro di una serie che proseguirà con Stormlord ed altri titoli melodrammatici.
Non la cosa migliore di Tanith Lee, ma indubbiamente meritevole di una rilettura.

Ci siamo ormai allontanati – e molto – dai modelli originali, ed è il momento di chiamare sulla scena due autrici insospettabili: Marion Zimmer Bradley, per anni il simbolo stesso della fantascienza femminista per una certa fascia di pubblico, e C.J. Cherryh, paladina della fantascienza tecnologica e della space opera, ma anche frequente esploratrice dei territori del fantasy.

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La rivincita dei Bastardi – fantasie ibride, parte seconda

Pubblicato da Davide in 22/05/2013
Pubblicato in: Approfondimenti. Tag: Edgar Rice Burroughs, Fletcher Pratt, John Carter, Lyon Sprague De Camp, Otis Adelbert Kline, planetary romance, science fantasy, Unknown Worlds. Lascia un commento

2 . Come cucinare la manticora

La science fantasy viene normalmente considerata un genere bastardo che mescola elementi di fantascienza e fantasy; è normalmente colorita e spesso bizzarra, talvolta con elementi orrifici anche se mai parte, certamente, del genere horror.
Peter Nicholls – Encyclopedia of Science Fiction

Come la manticora o la sfinge, la science fantasy è uno strano ibrido, che non sa né di carne né di pesce, ma che cucinato come si deve sa essere saporito, oltre che sostanzioso.
Nella fantascienza, l’autore è solito presentarci le meraviglie del possibile – il viaggio interstellare, le macchine pensanti, l’incontro con forme di vita evolutesi in ambienti differenti da quelli presenti sulla terra, realtà politiche o sociali che sono l’evoluzione o l’involuzione della nostra, le scimmie al potere…
Tutto ciò che la fantascienza descrive è plausibile, ed è – anche se solo marginalmente – possibile sulla base delle nostre conoscenze di come funziona l’universo.
Nel fantasy, l’autore ci delizia con le meraviglie dell’impossibile – l’incontro con creature fantastiche come la sfinge o la manticora, la personificazione delle scelte morali, la magia, la stregoneria…
Tutto ciò che il fantasy descrive è plausibile ma – anche stiracchiando le regole all’estremo – non è possibile sulla base delle nostre conoscenze di come funziona l’universo.
Nella science fantasy, l’autore esegue un complicato gioco di prestigio, offrendoci le meraviglia dell’impensabile – licantropi che sono una antica specie di mutanti, stregoni che sono in realtà esper, antiche divinità che sono in effetti alieni spiaggiati sul nostro pianeta, mondi fatati che sono in realtà universi paralleli… O per contro, robot alimentati a carbone ed animati da un’incantesimo, pistole in grado di uccidere anche da scariche, sirene iscritte a tornei di nuoto…
Tutto ciò che la science fantasy descrive è all’apparenza impossibile, ma diventa plausibile grazie all’applicazione di una spiegazione (pseudo)scientifica, che stiracchia – ma coerentemente – le nostre conoscenze di come funziona l’universo.

The_Roaring_TrumpetIl Castello d’Acciaio, di Lyon Sprague De Camp e Fletcher Pratt, il primo fantasy che io abbia conosciuto, colleziona ed amplia le storie di Harold Shea che i due autori pubblicarono su Unknown fra il ’39 ed il ’43.
L’idea di partenza, il castello (…) concettuale alla base di queste storie, inaccettabile per Astounding, è semplice ed elegante:
. se l’universo ha delle regole, queste sono descrivibili matematicamente
. nel nostro universo, possiamo descrivere matematicamente le leggi della fisica universale
. è allora logico immaginare che in un mondo retto della magia dovrebbe esistere qualcosa che potremmo definire “la matematica della magia”
. come osservando il nostro universo posso ricavarne le regole matematiche basilari, altrettanto potrei fare per l’universo magico
. ma dove trovarne descrizioni accurate? Semplice: nella letteratura! Antiche saghe e cicli leggendari, fiabe, romanzi cavallereschi, dai cicli arturiani all’Ariosto, al Tasso, alle visioni di Coleridge… Leggo e rileggo, prendo appunti, identifico i principi, scrivo le formule…
. ed automaticamente mi trovo di là. Nel mondo descritto da quelle regole che ho definito. Nel mondo descritto dal romanzo cavalleresco o dalla saga che ho usato per trovare le regole.

Bello liscio.
Si tratta – è evidente – di un semplice gioco di prestigio linguistico, e come tale funziona finché non vogliamo ad ogni costo svelare il meccanismo, vedere il trucco.
Harold Shea, matematico di belle speranze forse un po’ affettato e un po’ pretenzioso scopre la matematica della magia – il che lo porterà a capitombolare nel mondo dell’Orlando Furioso e nel Faerie Queene, nelle saghe scandinave e nei cicli leggendari lapponi.

Con la sua giustapposizione di buon senso americano anni ’40 e di fantastico a briglia sciolta, spesso con solide derivazioni letterarie, non ci si dovrà sorprendere se la Science Fantasy si caratterizza, fin da subito, come un genere fermamente ironico e spesso piacevolmente satirico.
Allo stesso tempo, giocando a partire da luoghi comuni quali il trito “C’è un fondo di verità in ogni leggenda”, lo pseudo-genere propugnato da Unknown diventerà il dominio delle pseudoscienze (la Dianetica di Hubbard farà la sua prima comparsa sulle riviste condotte da Campbell), dei continenti perduti e ritrovati (e Sprague De Camp sarà poi autore di uno dei più autorevoli testi sul mito atlantideo), delle leggende metropolitane, della commedia più o meno becera, più o meno a fuoco.
Il luogo deputato dell’azione sarà perciò sempre in qualche modo contrabbandabile per plausibile – se non realistico.
Un pianeta lontano – caratterizzato da biologia o chimica aliene.
Un universo parallelo – dominato da leggi fisiche diverse da quelle vigenti nel nostro.
Il remoto passato o il lontanissimo futuro del nostro mondo – quando tecnologie indistinguibili dalla magia possono avere mano libera.

Quando si svolge su pianeti lontani, lo science fantasy assume il nome di planetary romance (o talvolta “sword & planet”), in deferenza ai modelli dumasiani dai quali spesso viene mutuata l’azione.
Primo maestro del planetary romance fu ovviamente l’Edgar Rice Burroughs dei cicli di John Carter (Marte) e di Carson Napier (Venere).

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Emulo ed amico di Burroughs, Otis Adalbert Kline aggiunse al proprio ciclo marziano elementi più francamente fantascientifici, senza tuttavia allontanarsi dal modello iniziale:
. Coraggioso eroe terrestre.
. Pianeta ostile.
. Civiltà in declino.
. Principesse discinte.
La strada era ormai aperta.

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La Rivincita dei Bastardi – fantasie ibride, parte prima

Pubblicato da Davide in 21/05/2013
Pubblicato in: Approfondimenti. Tag: Astounding Science Fiction, fantasy razionalizzato, Fredric Brown, Isaac Asimov, John W. Campbell, Lyon Sprague De Camp, Robert Heinlein, Rod Serling, Ron Hubbard, science fantasy, Unknown, Unknown Worlds, weird tales. 5 commenti

[ristampiamo di seguito un articolo originariamente comparso su LibriNuovi nel 2010 - il testo è stato corretto e lievemente modificato, e comparirà in più blocchi successivi. Buona lettura!]

Il Castello d'acciaioAmmetto di non essere arrivato a leggere fantasy per strade ortodosse.
Il primo romanzo fantasy che io abbia letto è Il castello d’Acciaio, di Lyon Sprague de Camp & Fletcher Pratt, un titolo che credo abbia per sempre influenzato il mio gusto (o assenza del medesimo) quando si parla di fantasy.
E se ne parla parecchio, di questi tempi.
Il genere, un tempo provincia solo di adolescenti brufolosi che sognavano di poter essere come Conan, da grandi, si è tramutato in un genere per ragazzine che vogliono fare la propria prima esperienza sessuale con un vampiro.
La cosa curiosa, la cosa veramente curiosa, è che quel vecchio mercato per adolescenti brufolosi era abbastanza evoluto e solido da poter soddisfare anche gusti un tantinello più sofisticati – c’era la storia umoristica, il melodramma pseudoceltico, l’avventura pura e assoluta.
Oggi, è la dittatura del vampiro adolescente.
Bello, immortale, e travolto dalla passione – alla faccia di coloro (e stiamo per incontrarne alcuni) che hanno sempre sostenuto che con l’età le passioni lasciano posto a qualcosa di più complicato e soddisfacente, di meno ormonale e più intellettuale.
E ci sarebbe molto da discutere, su come il mito della gioventù ormonale assoluta – il barbaro, l’avventuriero – sia stato rimpiazzato dal più sinistro mito del vecchio con la parvenza del giovane.
I giovani uomini che sognavano per se stessi una eterna adolescenza, per sempre indipendenti e privi di responsabilità, sono stati rimpiazzati da giovani donne che sognano per se stesse una eterna adolescenza, per sempre dipendenti, e perciò prive di responsabilità.

Ma non è delle aspirazioni di una generazione o di un’altra (io da ragazzo non volevo essere Conan, io volevo essere Sherlock Holmes, Capitan Futuro o Richard Feynman), che intendo chiacchierare, ma di un ibrido che un tempo trovava spazio sui nostri scaffali, e che i tristi vampiri destinati alle ragazzine hanno scacciato dai nostri scaffali.
Questo non è il pezzo che avrei dovuto scrivere.
Ma forse ne verrà fuori qualcosa di interessante…

1 . Mondo Sconosciuti

1939_12_unknown_cartier (1)Nel 1939, John W. Campbell, leggendario editor di Astounding Science Fiction al quale Asimov (tra gli altri) avrebbe successivamente creato un monumento documentario glissando su molti dei lati più oscuri, ottenne la direzione di una rivista sorella di Astounding.
Intitolata Unknown Worlds, la nuova testata si proponeva di rubare un po’ di spazio all’inspiegabilmente inaffondabile Weird Tales, pubblicando una miscela di fantastico e soprannaturale che oggi potremmo tranquillamente schedare come “fantasy”.
Alcuni elementi differenziarono tuttavia immediatamente Unknown da WT.
In primo luogo l’editor.
Più freddo e competente di Fansworth Wright (“il satrapo Pharnabazus” sbeffeggiato in tante lettere da H.P. Lovecraft), John Campbell era uno scientista convinto, con idee molto molto personali su cosa andasse o non andasse pubblicato in una rivista. Difficilmente Campbell avrebbe accettato storie nelle quali mancasse un elemento razionale e scientifico – per quanto fantastica potesse essere la premessa.
Secondo alcuni, Campbell aveva un gusto sopraffino ed istintivo per la buona fantascienza, avendo trascorso gran parte della propria esistenza a leggere (e scrivere) fantascienza pessima.
La presenza di Campbell al timone fece sì, d’altra parte, che un certo numero di autori storici di Astounding – dove perpetravano abitualmente la fantascienza tecnologica un po’ superoministica che piaceva tanto a Campbell – si spostassero verso Unknown, trovandovi il luogo ideale nel quale dare spazio a quelle idee che il pubblico di Astounding, per sua natura, non avrebbe mai accettato.
Si trattava di autori dallo stile molto diverso. Alcuni, come Lyon Sprague De Camp o Robert Heinlein, pubblicavano quasi esclusivamente su Astounding; altri, come C.L. Moore, pubblicavano anche su Weird Tales; altri ancora, infine, come Fritz Leiber, avevano avuto difficoltà a far accettare il proprio lavoro tanto su Astounding che su Weird Tales.
Nata per essere una alternativa a Weird Tales capace di bissare il successo di Astounding, Unknown si delineò quindi fin da subito come la casa ideale di una terza via al fantastico, pubblicando storie caratterizzate da una forte, e spesso spassosa, razionalizzazione del fantastico.
Unknown pubblicava – nella definizione di Rod Serling – storie che rendevano plausibile l’impossibile.
Cherry Tree-409 Hubbard Typewriter in the Sky (v.small) . In “Nothing in the Rules”, Sprague De Camp racconta la storia dell’allenatore frustrato di una squadra di nuoto che cerca di vincere sfruttando un cavillo del regolamento… inserendo in squadra una sirena.
. In “Typewriter in the Sky” di Ron Hubbard il protagonista scopre di essere… il protagonista di un romanzo che un suo amico, scrittore fallito, sta provando a scrivere senza successo, all’apparenza, “da sempre”.
. In “Magic, Inc.” di Robert Heinlein, si descrive l’ascesa di un cartello monopolistico di maghi in una società nella quale la magia è un’attività commerciale come le altre.
. In “Etaoin Shrdlu” di Fredric Brown, la macchina per litocomposizione di un piccolo tipografo diventa cosciente dopo essere stata utilizzata per comporre il testo di un libro sacro tibetano, e prende a tiranneggiare i suoi proprietari.
. In “Two Sought Adventure”, di Fritz Leiber, un intero edificio si anima per eliminare due intrusi… Fafhrd e il Gray Mouser, alla loro prima uscita editoriale.
E così via.
Non era affatto prevedibile, ciò che usciva su Unknown.

Sulle pagine di Unknown Worlds, che avrebbe cessato la pubblicazione nel 1943, complici i tagli alle forniture di carta dovuti allo sforzo bellico, vide perciò la luce non esattamente un genere, ma una filosofia: il fantastico razionalizzato.
Ciò che quand’ero ragazzo chiamavamo Science Fantasy, e che in certi casi e in particolari permutazioni viene etichettato Planetary Romance.
[continua]

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Palinsesto – week #62

Pubblicato da Il futuro è tornato in 20/05/2013
Pubblicato in: Editoriale. Tag: bastardi del fantastico, Carl Sagan, Iron Man 3, Marte, Mezzotints Ebook, premio Henry Miller. 5 commenti

mezzotints-premio-miller

Buongiorno a tutti, rieccoci con una nuova settimana dedicata al fantastico.

Partiamo segnalando una nuova iniziativa della Mezzotints Ebook, un premio dedicato alla pubblicazione di romanzi inediti senza vincoli di genere. Stiamo parlando del premio Henry Miller, il cui vincitore (o vincitrice) sarà pubblicato nella collana Outseries per la stessa casa editrice.

Sono previsti anche altri premi minori e vi invitiamo a verificare di persona sia il bando del concorso che tutti gli altri particolari a questi due link:

articolo su “Il Posto Nero”

articolo su “Mezzotints Ebook”

Nel corso di questa settimana e della prossima pubblicheremo una serie di post (otto in totale) dedicati a una particolare branca del fantastico, una delle tante zone grige a cavallo fra i generi che si sono generate nel corso degli anni. Davide Mana li ha giustamente chiamati bastardi, riferendosi all’accezione anglosassone del termine che rimane la più adatta per queste avventure fuori dagli schemi.

A voi il palinsesto di questa settimana:

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I finalisti per i Locus Award 2013

Pubblicato da Il futuro è tornato in 19/05/2013
Pubblicato in: Segnalazioni. Tag: Anthology, Art Book, Artista, Collection, Editor, Editore, Fantasy Novel, First Novel, Locus, Locus Awards 2013, Magazine, Non-fiction, Novelette, Novella, Publisher, Rivista, Science Fiction Novel, Short Story, Young Adult Book. 1 commento

locusawards2013

In attesa delle premiazioni che si terranno dal 28 al 30 giugno nella convention di Seattle pubblichiamo le short list, le rose dei finalisti nelle varie categorie. Molti nomi noti anche al pubblico italiano, qualche sorpresa e un livello qualitativo decisamente alto.

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Da vedere – TV e non solo (week #61)

Pubblicato da Il futuro è tornato in 18/05/2013
Pubblicato in: Segnalazioni, Televisione. Tag: Alpha Planet, Alphas, Arrow, Ashes to ashes, Babylon 5, Battlestar Galactica, Brainscan, Coma, Coma profondo, Eleventh Hour, Eureka, Fringe, Green Lantern, Heroes, Il quarto tipo, Knight Rider, L'uomo ombra, La decima vittima, Lanterna verde, Lost, Matrix, Misfits, Person of interest, Planet Terror, Regenesis, Sanctuary, Smallville, Star Trek The Original Series, The Faculty, The Fourth Kind, The Shadow, Torchwood, Warehouse 13. 2 commenti

Bentornati al nostro appuntamento settimanale con la televisione sul digitale terrestre e le produzioni indipendenti. Per maggiore chiarezza sottolineiamo che riportiamo quanto appare sui canali gratuiti visibili sull’intero territorio nazionale.

Vi richiediamo la cortesia di segnalarci eventuali omissioni o errori, l’idea è quella di migliorare il più possibile questo servizio.

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Una app tutta per noi

Pubblicato da Il futuro è tornato in 17/05/2013
Pubblicato in: Novità. Tag: android, app, applicazione, applicazione gratuita, Matsuri ITALIA, nuovo servizio. 15 commenti

Nel quadro dei cambiamenti che stiamo apportando all’impostazione della nostra-vostra blogzine mancava un tassello fondamentale, il modo per consentire la connessione anche via smartphone, almeno per quanto riguarda quelli basati sulla piattaforma Android.

Ci serviva una app, ci serviva in fretta e non avevamo un soldo che fosse uno da investire per questo sviluppo. Che fare? La soluzione è uno scambio, un altro ponte da costruire tra le tante maniere in cui si può declinare il concetto di business nella rete.

Sviluppare-app-Android

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