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Tutti gli articoli per il mese di aprile 2012

Buongiorno a tutti, benvenuti a un’altra settimana di viaggi nella fantascienza con la nostra blogzine. Novità importanti nella settima edizione di questo palinsesto, accogliamo a bordo due nuovi collaboratori per allargare ancora il nostro raggio d’azione.

Date quindi il benvenuto a Lady Simmons che si presenta con un reportage su Torino Comics 2012 e all’Internauta Digitale che ci porta un articolo sui coniugi Vinge, il terzo della serie dedicata alle coppie celebri della fantascienza. Troverete i loro profili nella pagina degli autori.

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Bentornati al nostro appuntamento settimanale con la programmazione dei canali televisi gratuiti sul digitale terrestre. Ricordo che teniamo in considerazione i soli canali nazionali e che non siamo responsabili di eventuali variazioni nella programmazione, materia che è nella sola disponibilità delle aziende.

Mi permetto di porre particolare enfasi su Dante 01, film francese che nelle sale è rimasto davvero pochissimo e che merita attenzione. Come detto in altre occasioni la SF europea è viva e ci porta ottime cose.

Domenica 29 aprile

La donna esplosiva (Weird Science, 1985) su RAIMovie alle 14:10

I figli degli uomini (Children of Men, 2006) su Iris alle 11:35

Falling Skies, due episodi, su Cielo dalle 18:00 alle 20:00

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Non è facile, introdurre in breve la seconda coppia della nostra rassegna, la coppia composta da Edmond Hamilton e Leigh Brackett.
Non è facile perché, in primo luogo, Brackett e Hamilton furono sempre piuttosto schivi, per ciò che riguardava tanto le loro opere, quanto la loro vita privata.
Ed in secondo luogo perché, considerati singolarmente, Hamilton e Brackett sono due astri che bruciano con tale potenza nella galassia della fantascienza e del fantastico, che non si può provare un senso di timore reverenziale.*

È vero, oggi probabilmente i giovani rampanti lettori di fantascienza, che trovano Vonnegut insipido e Clarke troppo facile, e Wolfe zeppo di troppe parole difficili, guardano con alterigia due autori tanto semplici nella forma quanto ricchi nella sostanza.
Ma chissà che quello che racconteremo oggi non desti la loro curiosità… Continua a leggere

-LA VERSIONE DI NICK-

Sin da quando abbiamo aperto la nostra blogzine ci siamo trovati a dover affrontare alcuni dubbi. Molti ce li siamo posti da soli, altri siete stati voi con i vostri commenti a farceli venire.

Questo, diciamocelo subito, è un bene. La strada verso il miglioramento sta proprio nel dialogo e nel porsi domande. Una persona che stimavo una volta mi disse che è preferibile avere un milione di dubbi nella vita, piuttosto che anche una sola certezza
E poi, francamente, le persone che sono sempre sicure di tutto sono le più noiose, alle volte poi, secondo la mia modesta esperienza delle cose della vita, questo tipo di persone è anche quello che combina i maggiori disastri.
Però ripeto, fin dal giorno dell’ apertura de IL FUTURO E’ TORNATO, la questione su cui abbiamo maggiormente dibattuto riguarda il fenomeno degli spoiler.
Inutile aggiungere che ognuno di noi cinque ha una personale opinione precisa sul tema, e non sempre queste opinioni coincidono tra loro. Questa è la versione del Nocturniano.

Proprio per affrontare e chiarire meglio la cosa abbiamo deciso di aprire un post in cui alla fine chiederemo il vostro parere.

Fino a che punto è lecito fare anticipazioni, spiegare la trama, rivelare anche il più piccolo particolare dell’opera che si sta recensendo? Continua a leggere

Torniamo a parlare di fanmovie, con un altro progetto nato in Italia. Metal Gear Solid: Philanthropy è un film realizzato dalla Hive Division e ispirato ai videogiochi della saga di Metal Gear Solid, creata da Hideo Kojima.

Locandina Metal Gear Solid Philanthropy

Il progetto, senza fini di lucro, nasce nel lontano 2002. Nato come progetto amatoriale, la creazione di Metal Gear Solid: Philanthropy venne rallentata dalla contrapposizione di due gruppi differenti: il primo vedeva il film come un hobby e niente più, l’altro aveva ormai capito che i film e il cinema sarebbero diventati il loro mestiere e il loro futuro. Nel 2005 venne rilasciato un Prologo, che sanciva la chiusura del vecchio progetto, e che costituisce il punto di raccordo tra la storia ufficiale di Metal Gear Solid e lo sviluppo ucronico del progetto Philanthropy.
Dopo il 2005 il gruppo che vedeva il cinema come il proprio futuro mestiere, ha cominciato a lavorare al nuovo progetto, una trilogia di lungometraggi dalla durata di un’ora circa. Il gruppo è diventato la Hive Division, e nel settembre del 2009 è stato rilasciato il primo dei tre film, The Overnight Nation.
La storia è una visione alternativa del secondo capitolo della saga di videogiochi. Solid Snake, impegnato con il gruppo Philanthropy a trovare e distruggere tutti i Metal Gear presenti sul pianeta, viene inviato da Harrison Bishop in una regione di confine tra Armenia e Azerbaigian. La missione è recuperare il senatore Bishop, padre di Harrison, e punto di contatto con la ArmsTech, la ditta che si occupa della costruzione dei Metal Gear. A Snake vengono affiancati due altri soldati, Pierre Leclerc ed Elizabeth Laeken, detta “Disgrace”, e una guida del posto, Vitalij. Ad aggravare la situazione ci sono altri due elementi: un insolito fenomeno atmosferico nella regione della missione e la presenza del cosiddetto “popolo nato in una notte”, che ha destabilizzato gli equilibri della zona. Continua a leggere

Una prima e diversa versione di questo post è apparsa sul blog NOCTURNIA , e trattava anche di altri serial di genere non strettamente fantascientifici.
ATTENZIONE: LA RECENSIONE CONTIENE DIVERSI SPOILER.

Viviamo costantemente bombardati da segnali, riceviamo tanti stimoli non sempre però quelli giusti, siamo o dovremmo, se vivessimo in un mondo ideale, immersi in un mondo dove l’informazione regna sovrana. Abbiamo internet ;DVD; DIVX, abbiamo il satellite, nel nostro vecchio, stanco e (dis)occupato paese abbiamo quasi concluso il passaggio al digitale con decine di nuovi canali- che però se vivessimo in quel mondo ideale ricordato poc’anzi non sarebbero quasi tutti riempiti da televendite- e quindi specialmente nel nostro ambito, è abbastanza facile nel momento in cui esce una serie o un film nuovo poterlo vedere quasi in tempo reale.

Siamo o non siamo nell’era del villaggio globale ?
Eppure c’è stato un tempo, nemmeno troppo lontano in cui non era così. Un tempo in cui se una serie non veniva tradotta dalla RAI, non solo non l’avremmo mai vista ma non ne saremmo mai nemmeno venuti a conoscenza.
E come spesso succede in questi casi, il prodotto in questione bello o brutto che fosse, acquista un alone quasi mitico.

Facciamo qualche esempio. Volete ?

-BLAKE’S 7. U.K.

Quattro stagioni per la BBC dal 1978 al 1981. Se per gli inglesi DOCTOR WHO è la serie per eccellenza, BLAKE’S 7 compete tranquillamente come buona seconda , non certo per gli effetti speciali, poveri perfino per gli standard televisivi dei seventies ma per le trame e per la caratterizzazione dei personaggi.
Per la prima volta viene ribaltata l’ottimistica visione del futuro ipotizzata fino a quel momento: l’Impero Umano del futuro viene proposto come un Impero crudele e totalitario, opprimente fino alla dittatura; nemmeno i ribelli guidati da RoJ Blake ( un ottimo Gareth Thomas) non sono i soliti idealisti ed inseparabili come gruppo visti nelle serie coeve ma un accozzaglia di personaggi sfaccettati, criminali e non sempre vincenti.

Parte del fascino della serie è dovuta proprio allo sviluppo dei personaggi :Blake inizialmente presentato come l’unico “buono” della storia diventerà lentamente un personaggio fanatico, negativo al punto da arrivare col tempo a passare dall’altra parte tradendo perfino i suoi vecchi compagni di rivolta, mentre come contrappunto l’altro ribelle Kerr Avon( un indovinato Paul Darrow) presentato inizialmente come personaggio totalmente cinico e paranoico, in un gioco di contraltari, assumerà caratteristiche sempre più positive e da idealista.

In BLAKE’S 7 non vengono fornite sicurezze: gli “eroi” non vincono sempre, compiono errori,possono essere sostituiti e per la prima volta in una serie corale possono anche morire. Non certo per motivi di audience come capiterebbe oggi, ma solo per motivi di sviluppo della trama.

Perfino il cattivo della serie,il supremo Comandante Servalan, per la prima volta viene interpretato da una donna, un affascinante Jacqueline Pearce, certo non si resisterà alla tentazione di stereotiparla, d’inguainarla in improbabili “abiti a tubino” più adatti ai una sfilata che ad un Astronave, ma alla fine la sua Servalan funzionerà da modello per tutte le Diana di V-visitors che verranno.

Nell’ultimo episodio intitolato semplicemente BLAKE,si compie un ultimo capovolgimento delle regole televisive fino a quel momento codificate ed intoccabili: il tirannico impero vince.
I ribelli vengono uccisi uno ad uno dai soldati imperiali, mentre Kerr Avon è costretto ad uccidere Blake trasformatosi in un brutale cacciatore di taglie
.
L’episodio si conclude così con il sorriso sornione di un Avon, che pur circondato dai nemici, trova il coraggio di alzare la sua arma e combattere fino alla fine.
BLAKE è stato visto da almeno 10 milioni di telespettatori.

Nel 2003 era circolata insistentemente in U.K. la voce di una nuova stagione di BLAKE’S 7 e lo stesso Paul Darrow si era dichiarato disponibile a riprendere il personaggio di Avon come capo di un nuovo gruppo di ribelli.

Come spesso capita,al momento non se n’è fatto ancora nulla.
Un cenno sul creatore: Terry Nation, completamente misconosciuto nel nostro paese, è in realtà uno dei grandi padri della Science fiction televisiva. A questo gallese scomparso nel 1997 dobbiamo l’invenzione dei Daleks in DOCTOR WHO e la creazione della serie distopica I SOPRAVVISSUTI.

Nick the Nocturnian.

Paul Di Filippo

La trilogia steampunk (Orig. 1995, questa edizione 2011)

Titoli originali: Victoria (1991), Hottentots (1995), Walt and Emily (1993)

Delos

pp. 318

ISBN 978-8865301746

Link su IBS

Quarta di copertina (da IBS.it)

Cos’è accaduto alla regina d’Inghilterra? È realmente lei la creatura dagli strani appetiti che da qualche tempo siede sul trono dell’Impero Britannico? Da dove vengono i mostri dell’abisso lovecraftiano che minacciano il Massachusetts? In quale curiosa epoca sono stati condotti i poeti amanti Walt Whitman ed Emily Dickinson? Tra i tanti sottogeneri del fantastico, della fantascienza e del fantasy, lo steampunk è uno dei più affascinanti, con i suoi scenari vittoriani, con le sue straordinarie tecnologie senza elettronica ed elettricità basate su ingranaggi e motori a vapore. Tra i pionieri del genere, che annoverano nomi come Tim Powers, William Gibson, Bruce Sterling e Alan Moore con la sua “Lega degli Uomini Straordinari”, un posto particolare spetta a Paul Di Filippo, primo a usare il termine steampunk in un titolo proprio con il presente libro. Tre storie ambientate nel diciannovesimo secolo, in una girandola di avventure narrate con arguzia.

Recensione (di Davide Mana).

La Trilogia Steampunk di Paul Di Filippo risultò spiazzante alla sua uscita, nel 1995, quando pochi sapevano cosa fosse lo steampunk, ed è forse ancora più spiazzante oggi, che lo steampunk è considerato eminentemente vendibile.

Il volume raccoglie tre novelle accomunate da un elemento centrale, che non è tanto l’ambientazione vittoriana, quanto piuttosto lo sberleffo erudito verso alcuni eminenti personaggi del passato.
La Regina Vittoria, che scompare misteriosamente e viene rimpiazzata con una specie di rettile mutante.
Louis Agassiz, eminente naturalista e antidarwinista convinto, che si trova a dover confrontare la confutazione di tutte le proprie convinzioni (oltre a ritrovarsi nei panni di una specie di Indiana Jones).
Ed infine Emily Dickinson, la poetessa e reclusa, che si ritrova astralmente proiettata su un misterioso vascello, in compagnia di un irsuto e scollacciato Walt Whitman.

Quasi una rivisitazione sovversiva di Eminent Victorians di Lytton Strachey, si sarebbe portati a pensare.

E lo spirito è sovversivo, la scrittura brillante, il gioco delle citazioni rende la Trilogia Steampunk una lettura piacevole ed impegnativa.
I personaggi sono eccentrici e le situazioni altamente improbabili, ma una logica ferrea sottende l’intera narrazione. Scienza e magia (in mancanza di un termine migliore) sfumano l’una nell’altra, e la natura un po’ ingessata dei vittoriani viene ampiamente ribaltata, con effetti piuttosto divertenti.

E ben poco ha, tutto questo, a che vedere con la variante da cortile dello steampunk che ci viene abitualmente offerta di questi tempi, e con l’attuale ossessione per corsetti, occhiali protettivi, ingranaggi e coppie di investigatori alle prese con misteriosi crimini nella Londra vittoriana.
Poco, pochissimo delle storie di Di Filippo è percolato nello standard commerciale dello steampunk – ed è un peccato.
Perché è la vena sovversiva, la satira, anche una certa violenza concettuale nei confronti del passato glorioso, che rende vitali e divertenti queste storie.
Una vitalità che spesso latita nei racconti attualmente in circolazione, che sono un po’ troppo manierati, un po’ troppo standardizzati, con fin troppo steam e troppo poco punk.

Probabilmente il cosplayer in cerca di nuove ispirazioni che pare essere nei nostri boschi il principale fruitore di steampunk e non ha troppa dimestichezza con Agassiz, Whitman o Starchey, troverà le storie di Di Filippo strane e forse noiose, al limite incomprensibili.
Chi ama la buona scrittura ed il gioco letterario, resterà piacevolmente sorpreso.

Recensione (di Angelo Benuzzi).

Ci sono più modi di accostarsi a questa trilogia. Si può apprezzarne il notevole lavoro di preparazione, specialmente per la terza parte, si può godere dello stile e del modo ai confini del pastiche con cui Di Filippo sceglie di presentarci queste storie; ci si può focalizzare sul messaggio che ne traspare, in particolare per il voler trattare temi seri come il razzismo; ancora, ci si può divertire a cogliere tutti gli inside joke sparsi a piene mani, sempre cercando di distinguere quali dei personaggi sia storico o meno; infine, ci si può godere tre belle storie e lasciare perdere tutte le altre faccende.

Difficilmente si trova materiale del genere e non a caso Di Filippo si è fatto un nome come autore di spicco, uno dei pochi che possa dire di aver lasciato una traccia nella narrativa fantastica di questi ultimi decenni. Questa trilogia è degli inizi della sua carriera e mostra già un livello di maturità espressiva e di padronanza delle ambientazioni che pochi raggiungono. C’è chi attribuisce proprio a questo lavoro il germinare del genere steampunk, di sicuro è tra i primi lavori ad ottenere una buona notorietà.

Quello che mi ha più colpito è la capacità di variare i registri narrativi. Ci sono elementi propri dei romanzi dell’ottocento (Verne, Dumas), una costante nota sospesa tra il sarcasmo e l’ironia e il gusto giocoso di riservare al lettore una sorpresa dopo l’altra, un continuo dare scacco matto. Ho cercato a una prima lettura di trovare tutti gli elementi riferiti ad altri libri o a personaggi letterari ma ho dovuto rinunciare, il gioco citazionista viene condotto a un livello che è superiore alle mie forze sostenere. Il risultato finale mostra chiaramente il talento dello scrittore, non a caso in grado di esprimersi con facilità sia nei racconti che nei romanzi (ha anche sceneggiato dei fumetti, tanto per gradire). Nel passare da una sponda all’altra dell’Atlantico (la prima parte in Inghilterra, le successive prendono le mosse negli Stati Uniti) riservando al resto del mondo il ruolo di background (Francia, Polonia, Prussia, territori boeri del Sud Africa) si mostra l’unico limite di questa serie di storie, l’essere anglocentrico.

Altro fattore da sottolineare la critica costante al potere, sia come establishment economico che per porsi al di sopra del sapere in virtù del censo o della posizione. Il secondo racconto ha come sottotracce costanti il razzismo e la condizione femminile, temi presenti in altra chiave anche negli altri due. Infine, l’elemento fantastico, altra colonna di queste narrazioni. Protoscienza, magia in salsa lovercfratiana, passaggi dimensionali sono le chiavi di volta dei tre racconti, ognuna declinata con grande brio.

Se ancora non si fosse capito: da leggere.

Note sulle edizioni italiane.

In Italia questi tre racconti sono stati tradotti per la prima volta nel 1996 dalla Nord, con la traduzione di Maria Cristina Pieri. La stessa casa editrice ristampò in altra collana nel 1998. Non so dirvi se sia possibile reperire questi volumi al di fuori dal mercato dei remainders.

La trilogia deve la sua più recente pubblicazione alla Delos, nella collana Odissea Fantascienza. In questo caso la traduzione è stata affidata a Salvatore Proietti con il quale mi complimento dato il livello di difficoltà, specialmente per la terza parte.

Nota finale.

Nel programma della prossima ITALCON, a Bellaria dal 24 al 27 maggio, Paul Di Filippo è previsto come ospite. Occasione da non perdere per i suoi tantissimi fan.

Buongiorno a tutti! Apriamo la sesta settimana di programmazione della nostra blogzine, c’è qualche novità rispetto al solito. Mercoledì non troverete un’intervista dal momento che stiamo aspettando novità succose in tal senso da alcuni scrittori che abbiamo contattato, speriamo di riprendere nelle prossime settimane.

Parliamo ancora della collaborazione tra questa piattaforma e voi lettori. Vogliamo offrire spazio a chi vuole offrire i propri servizi come editor, traduttore, illustratore, per chi sta cercando collaboratori per i propri progetti o per chi sta cercando di vendere o comprare libri o film. Mandateci una email, appena avremo raggiunto un numero sufficiente di adesioni cominceremo a pubblicare i vostri annunci.

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Ripartiamo con l’ultimo articolo della settimana, quello dedicato a quanto passano le televisioni gratuite nazionali sul digitale terrestre. Ricordo che i palinsesti sono quelli annunciati, sono passibili di alterazioni di orario o di sostituzione a decisione della rete.

Domenica 22/04

X-Files – Voglio crederci (X-Files – I want to believe – 2003), su Cielo, ore 18:00

Lunedì, 23/04

Falling Skies, due episodi a partire dalle 21:10 su Cielo

Martedì, 24/04

Zero.

Mercoledì, 25/04

La donna esplosiva (Weird Science, 1985) alle 21:00 su RAI Movie

Giovedì, 26/04

X-Files – Voglio crederci (X-Files – I want to believe – 2003), su Cielo, ore 01:30

Venerdì, 27/04

I figli degli uomini (Children of Men, 2006), su IRIS, ore 21:01

Codice 46 (Code 46, 2003), su IRIS, ore 00:54

Curiosando in Rete per scovare serie indipendenti abbiamo trovato un progetto, Posthuman, che sta arrivando alle ultime fasi di produzione e si prepara ad essere mandato in onda su SFNTV.com

Le premesse sono più psicologiche che action, il che è già una novità.

Qui il link al sito del progetto.

Qui il teaser su Vimeo

Gli scrittori sono esseri umani con pregi e difetti comuni a tutti noi, noi li conosciamo quasi esclusivamente tramite le loro opere, solo ultimamente riusciamo a scoprire i volti degli uomini e delle donne dietro i racconti.
Eppure dietro i volti, dietro le foto, dietro le opere scritte si nascondono storie di vite umane.

Storie di persone, che hanno le loro simpatie, antipatie, inimicizie.
E che alle volte s’innamorano.
Ecco una di quelle storie che merita di essere raccontata.

Anno 1936.Il californiano Henry Kuttner è un aspirante giovane scrittore di belle speranze e come molti altri scrittori di belle speranze gravita attorno alla rivista Weird Tales.
Il suo mito è lo scrittore Howard Phillips Lovecraft, Kuttner è già in contatto epistolare col gigante di Provvidence, ma proprio perchè vorrebbe scrivere come lui comincia a mandare lettere anche agli altri scrittori del gruppo di Weird Tales .

Ce n’è uno in particolare il cui stile affascina il giovane.

Tre anni prima sulla stessa rivista è infatti apparso Shambleau un meraviglioso racconto a firma di un certo C.L. Moore, in seguito lo stesso autore lancerà una serie di heroic fantasy sulla falsariga di Conan, dai toni più cupi e con protagonista una donna: Jirel di Joiry.
Il giovane Henry, che nel frattempo ha cominciato a vendere le sue prime storie, scrive ammirato al suo più famoso collega.
La prima lettera comincia con un : “Dear Mister C. L. Moore.
Ma la risposta non sarà quella che lui si aspetta.
E gli cambierà per sempre la vita.

Nelle successive corrispondenze, un divertito e sorpreso Kuttner scopre che non esiste un
Mister C.L. Moore, però esiste una Catherine Lucille Moore, che, del resto, non ha mai fatto molto per nascondere la sua vera identità, solo che siamo pure sempre negli anni trenta…difficile anche il solo pensare che una donna possa scrivere storie come quelle che appaiono su Weird Tales, la rivista “pulp” per eccellenza.
I due si scrivono lunghe lettere, cominciano a collaborare professionalmente, nel 1938 finalmente s’incontrano.
E si perdono l’uno nell’altra.
Non lo dico solo perchè due anni dopo si sposeranno, non sono così romantico; i due scrittori si perderanno l’uno nell’altra perchè sarà sempre più difficile che scrivano separati ma quando scriveranno assieme sarà praticamente impossibile che lettori ed esperti capiscano dove termini il lavoro dell’uno e dove cominci quello dall’altra.
Henry Kuttner ha ormai abbandonato lo stile lovecraftiano degli esordi, che ormai utilizza sempre più raramente, e solo per storie omaggio nei confronti del suo antico mentore; adesso ha acquisito uno stile più cerebrale, però risulta essere più veloce della moglie, che dal canto suo, ha più tecnica del marito.
Ma quando scrivono assieme questo non conta, i due si fondono, creano storie come se fossero una persona sola. La coppia diventa specialista in storie di fantascienza, tre saranno i filoni che maggiormente tratteranno in questa parte della loro carriera: storie di bambini meraviglia; storie di robot totalmente differenti da quelle di Isaac Asimov e racconti su scienziati pazzi. Racconti come The Twonky (1942), che praticamente ricreano il genere SF.

Ci sono le eccezioni scritte singolarmente, ovviamente,come le storie del ciclo di Gallegher, riunite nel volume Robots Have No Tails scritte dal solo Henry Kuttner, c’è l’estrema velocità dell’uomo, che spesso utilizza diversi pseudonimi , i più famosi ed utilizzati saranno Lewis Padgett e Lawrence O’ Donnell,che spesso da soli occuperanno interi numeri di riviste.
La cosa andrà talmente avanti, che ad un certo punto si parlerà di una vera e propria “sindrome- Kuttner”: a farne le spese sarà anche un giovane debuttante di nome Jack Vance, scambiato per un ennesimo alias dello scrittore californiano.

Qualcosa si spezza, però,le condizioni di salute di Henry Kuttner, che non sono mai state particolarmente buone peggiorano sempre più: l’uomo proprio quando sta per realizzare il suo antico sogno di laurearsi, muore per un attacco cardiaco nel 1958.

Caterine Lucille Moore ne esce distrutta, praticamente non scriverà più nè Fantasy nè Science Fiction, certo camperà vendendo sceneggiature per diverse serie televisive, ma niente più racconti inediti, certo si risposerà nel 1963 ma avrà cura di scegliersi un marito che non sia uno scrittore, che sia totalmente distante dal suo vecchio mondo.
Nessun confronto, nessuna sofferenza.

Ma il suo vecchio mondo non si dimenticherà mai totalmente di lei: nel 1981 la scrittrice ottiene uno dei massimi premi della fantascienza, il Word Fantasy Award, lei promette in continuazione di riprendere a scrivere…ma sa che non manterrà mai la promessa.
Non potrà farlo, l’Alzheimer la sta consumando e nel 1987 il suo corpo smette di resistere.
Forse il suo spirito era già morto anni prima, forse.
Le storie per fortuna, almeno quelle non muoiono mai.

Nick the Nocturnian.