Nota bene: ospitiamo per la seconda volta una collaborazione esterna, affidata alla pena dell’Internauta Digitale che prosegue per noi la serie sulle grandi coppie della fantascienza. Un “hurrah” di benvenuto all’Internauta!
Con estremo piacere (sperando di non fare errori) vi presento la terza coppia della rassegna dedicata alle Grandi Coppie della Fantascienza, ovvero quella composta da Vernor Vinge e sua (ex) moglie Joan D. Vinge.
Due nomi prestigiosi nel grande scenario della fantascienza, due scrittori vincitori di diversi premi per le loro opere fondamentali per il genere.
Lui matematico e lei antropologa, ovvero due opposti che come ben recita il proverbio si attraggono, tanto da farli incontrare, innamorare l’uno dell’altra fino al matrimonio ancora prima della fine degli studi all’Università di San Diego.
Lui appassionato di scienza e di computer, mentre lei studiosa di miti/leggende, ma entrambi scrittori di fantascienza accumunati da uno stile che oserei simile, ovvero la capacità di miscelare tecnologia e ”magia” nelle loro storie, ma una magia ben diversa da quella che noi pensiamo.
La loro “magia” è una magia tecnologica, che come ben detto da Arthur Charles Clarke
“Ogni tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia”.
Vernor Steffen Vinge, nato nel 1944, professore di matematica oggi è conosciuto grazie al romanzo breve “Il vero nome”, la prima opera ad affrontare la realtà virtuale e il cyberspazio, ancor prima che esistesse il cyberpunk e ancora prima che William Gibson ne coniasse il termine.
Fra intelligenze artificiali, hacker/negromanti, incantesimi/software, l’unione fra antiche pratiche magiche e la tecnologia più avanzata è totale, in un’unica e straordinaria visione digitale in un universo/realtà virtuale.
Anticipatore dei tempi immaginò il mondo dell’informatica e di Internet con tre o anche quattro anni di anticipo.
Quando uscì “Il vero nome”, un eminente professionista di computer lo lesse e disse a Vernor che per lui la storia era troppo irreale ma quel professionista si sbagliava.
Infatti “Il vero nome” divenne un vero e proprio romanzo di culto, soprattutto con l’evoluzione dell’informatica e con l’avvento di Internet.
Numerosi esperti presero spunto dalla sua opera per creare le regole di Internet, oltre che ispirare intere generazioni di hacker e di altri appassionati d’informatica.
Tutto questo grazie alla sua passione verso la tecnologia e la scienza, con particolare interesse verso il mondo dei computer, senza però dimenticare la fisica, la cibernetica e la genetica.
Oltre a questo, Vernor Vinge creò il concetto della singolarità tecnologica, in altre parole che il progresso scientifico e tecnologico crescerà fino a raggiungere il massimo ovvero alla creazione di un’intelligenza artificiale con capacità intellettuali ben oltre la conoscenza umane.
Grazie alla Singolarità, secondo Vinge gli uomini cambieranno e saranno trasformati in una nuova forma di umanità/civiltà.
Oltre a “Il vero nome”, vanno citati “Universo incostante”, “The collected Stories of Vernor Vinge” e il suo saggio sulla Singolarità “The Coming Technological Singularity: How to Survive in the Post-Human Era”. (qui)
Joan Carol Dennison Vinge, nata nel 1948, al college iniziò a studiare arte, per poi cambiare e laurearsi in antropologia.
Affascinata dai miti e leggende, oltre che alle fiabe dei Hans Christian Andersen usò spesso proprio le sue conoscenze di antropologa per dare ai suoi romanzi un tono “fantasy”, come nel suo romanzo più conosciuto “La regina delle nevi”.
Oltre a questo straordinario romanzo (e relativo ciclo) è conosciuta anche per la serie della Cintura del Paradiso e il ciclo di Cat il telepate.
Assieme ai miti e alle leggende, si possono ritrovare fra i temi portanti delle opere di Joan anche la presenza di donne forti, coraggiose e carismatiche, in netta contrapposizione con le donne romanzate dell’epoca, oltre che una passione per la planetary romance coltivata fin dall’infanzia assieme a quella per l’astronomia.
A differenza del (ex) marito Joan cominciò a scrivere più tardi, debuttando nel 1974 e non erano rare le occasioni in cui Vernor leggesse i suoi testi e ne parlasse con lei, dandole consigli ma senza mai collaborare, tranne che per “Il mercante e l’apprendista” l’unica storia breve a cui hanno lavorato assieme.
Divorziò da Vernor nel 1979, dopo sette anni di matrimonio e nel 2002 ebbe un incidente stradale che le lasciò un danno cerebrale debilitante proprio mentre stava lavorando a un nuovo romanzo chiamato “Ladysmith”.
Il danno cerebrale assieme alla fibromialgia non le consentiva di scrivere, però grazie a una terapia di recupero, ritornò a scrivere nel 2007.
Joan D. Vinge dedicò al marito il ruolo del giovane Sparks nel romanzo “La regina delle nevi”, impossibile non riconoscere nella figura del mezzo Fuorimondo/Winter, un po’ dello spirito di Vernor soprattutto la sua passione verso la tecnologia e la scienza e chi altri poteva essere se non lei Moon, la giovane sibilla voce della Signora e detentrice della conoscenza antica, ovvero della mitologia.
Nonostante fossero sposati Verner e Joan collaborarono solo una volta scrivendo il racconto breve “Il mercante e l’apprendista”, limitandosi per gli altri loro scritti a leggere/consigliare al consorte.
Due scrittori fondamentali per ogni lettore di fantascienza, autori di numerosi racconti e romanzi importanti nella storia del genere, legati da uno stile che con straordinaria alchimia legava magia e scienza, religione e tecnologia, progresso e tradizione.








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