Ci lamentiamo spesso dello stato semi-comatoso del nostro cinema di genere. Quando poi i film escono, le reazioni sono sempre piuttosto tiepide. In qualche modo, abbiamo sempre da lamentarci.
I Manetti bros. sono piuttosto conosciuti nell’ambito del cinema di genere, e anche nel mondo dei videoclip, ma questo è un altro discorso. Nel 2011 è uscito “L’arrivo di Wang“, fantascienza in salsa italiana diretta dai due registi romani.
La storia ruota attorno al misterioso signor Wang. Gaia, una giovane interprete di cinese, viene contattata dal signor Curti, per fare da traduttrice durante l’interrogatorio del signor Wang. All’inizio, per mantenere la più assoluta segretezza, le domande vengono poste al buio, in modo che la ragazza non possa vedere l’aspetto dell’interrogato. Tuttavia, incontrando difficoltà nel processo di traduzione, Gaia chiede di accendere le luci e ciò che vede la lascia a bocca aperta. Wang è un alieno, un umanoide con numerosi tentacoli al posto delle braccia. Curti prosegue nell’interrogatorio e i suoi atteggiamenti si fanno sempre più minacciosi, dal momento che non crede al motivo per cui Wang si trova sulla Terra, ovvero per una missione di scambio inter-culturale. Gaia, d’altra parte, si sente sempre più a disagio nel vedere il trattamento subito dal povero signor Wang. Continua a leggere





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