Ritorna con questo contributo il nostro collaboratore Occhio sulle espressioni, uno sguardo a un cinema di qualità che non deve essere consegnato all’oblio.
Una particolare proposta fantascientifica arrivò, oltre che dall’Unione Sovietica e dai suoi nomi noti, anche da un’altra zona della cortina di ferro, precisamente dalla Repubblica Democratica Tedesca, conosciuta maggiormente come Germania Est, dalla casa di produzione cinematografica statale DEFA, Deutsche Film-Aktiengesellschaft.
Sci-fi d’impostazione sicuramente diversa rispetto a quella occidentale: meno d’azione, più concettuale, sottoposta certamente ai dettami del “socialismo reale”, ma senza il marziale grigione tipico di tante produzioni della corrente, anzi, caratterizzata da un’utopia di vivi colori e animi rilassati.
Prendiamo in esame tre pellicole, pubblicate tempo fa su DVD in un cofanetto edito in Italia: Der schweigende Stern di Kurt Maetzig, del 1960 (in Italia Sojoux 111 terrore su Venere oppure Il pianeta morto), tratta da Astronauci di Stanislaw Lem; Eolomea, 1972, di Herrmann Zschoche (Eolomea – La sirena delle stelle); Im Staub der Sterne, 1976, di Gottfried Kolditz (La polvere delle galassie).
Nel primo viene presentata una realtà globale fondata sulla collaborazione fra i popoli, unita ad uno sviluppo tecnologico che ha portato al raggiungimento di alte vette cosmiche. Un corpo celeste caduto sulla Terra spingerà ad una spedizione verso il “pianeta morto” del titolo, il quale si rivelerà in tutte le sue caratteristiche. Ciò che colpisce in primis è la citata impronta storico-politica: Stati Uniti gomito a gomito con l’URSS, congressi internazionali e spedizioni multietniche la fanno da padrone. Rilevanti anche i cenni su improbabili momenti storici ucronici, sempre trattanti pacifiche situazioni a livello planetario. La realizzazione tecnica è alla stessa misura povera e raffinata, chiara la scarsità di mezzi e le inesattezze scientifiche, ma l’arte di arrangiarsi ha aiutato a creare immagini fantastiche, originali e cromaticamente possenti, nella scenografia come nei costumi.
Eolomea, pur presentando caratteristiche visive simili (girato addirittura in 70 mm!), si ricorda maggiormente per la profonda carica filosofica. La sparizione di una flotta di ricognitori, assenza di risposte radio dallo spazio, ricerca spasmodica della spiegazione del problema, tutto parte di una sceneggiatura inusuale e con un tocco romantico. Interpreti ben oltre la sufficienza, agghindati con costumi curatissimi, quelli elegantemente futuristici della protagonista Cox Habbema, aggraziata attrice nederlandese, così come le mute spaziali, tanto importanti che parte della crew si recò al Centro dei Cosmonauti di Mosca per osservare le varie tecnologie e poterle riprodurre (da ricordare che questo film era una collaborazione RDT/URSS/Bulgaria, come quello precedente un lavoro a quattro mani tedesco orientale/polacco). Nonostante gli ambienti “cartoneschi” e i mezzi spaziali che non si discostano dalla loro realtà di modellini, l’effetto globale è di tutto rispetto, il professionismo dell’azienda è concreto. Un’attenta visione non mancherà di portare lo spettatore alla riflessione.
Im Straub der Sterne, quello d’impatto generale più forte, ci racconta di una spedizione verso il pianeta TEM 4, da cui era partita una richiesta di soccorso. Un vero peccato che certe opere siano misconosciute, c’è da rimanere strabiliati di fronte alle idee impiegate per rappresentare la popolazione aliena: vita sociale, intrattenimenti, usanze varie e soprattutto il modo di cibarsi sono un emblema d’inventiva, e costruzioni ed interni non sfigurerebbero in un museo d’arte moderna. In più è un’opera che può contare sull’apporto di interpreti di teatro e inaspettati ammiccamenti adamitici.
Com’è chiaro le differenze rispetto, ad esempio, ai canoni dei prodotti USA sono parecchie. Un’altra di rilievo è la mancanza di eccessi di violenza, di volgarità gratuite e personalità estremamente dominanti. Dimentichiamoci dei “son of a bitch” detti a denti stretti e soprattutto degli eroi impossibili, dannati e affascinanti delle produzioni mainstream. Nei film analizzati troviamo entità semplicemente dedite al proprio lavoro e al benessere globale, motivo per il quale sono apprezzate e stimate. V’è autocritica e i fini nulla hanno a che vedere con le bramosie di conquista e sottomissione. Chimera, certo, soprattutto considerando che sono temi provenienti da un luogo che ha attuato scelte ben differenti da quelle dettate da una certa ideologia, ma la fantascienza non è spesso questo?
Curiose e ottime per un’elucubrazione finale le parole di un operatore di ripresa intervistato in uno speciale su Eolomea: ci dice che la produzione fantascientifica della DEFA è terminata presto perché era difficile tirare fuori soggetti in uno scenario in cui sono abolite le classi sociali e regna l’uguaglianza…








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Rinnovo i miei complimenti a Luigi per il suo lavoro e per il suo interesse per il cinema internazionale.
Complimenti davvero. Non è materiale semplice da reperire, bisogna amarlo il cinema per avere questi risultati.
Davvero interessante, non conoscevo questa casa di produzione e nemmeno questi film.
Grazie per lo splendido articolo.
Grazie per la stima, boys, è vero ciò che dice Angelo, è una questione d’amore per questa branca. Consiglio di dare un’occhiata, se mai capitato, in tutte le sue limitazioni e, se vogliamo, tratti grotteschi, è un cinema (e una letteratura) che scava davvero nel profondo.
Nel pomeriggio cito l’articolo sul mio blog!
Grazie per l’ospitalità!
Ti sono già debitore per il curioso e imprevedbile Aelita che ho ripescato su You Too e sto vedendo con piacere. Adesso mi metterò a cercare anche questi film. Affascinante, comunque, che manchino gli «eroi» ai quali la cinematografia attuale ci ha abituato. Che esistano altri modi per conquistare lo spazio. Un po’ lo stesso ordine di pensieri che mi ha risvegliato l’evoluzione attraverso la cooperazione teorizzata da Kropotkin contrapposta all’homo homini lupus di certi cattivi divulgatori darwiniani. Grazie ancora!
A me lusinga il fatto che ho fatto scoprire qualcosa ad un appassionato profondo come te!
Aelita è effettivamente un mix particolarissimo, vista l’epoca ancora più sconvolgente! Dici che potrebbe rientrare in una fantomatica classifica dei migliori sci-fi movie del secolo?
I film di questo articolo sono del tipo considerato “lento”, ma carichi di filosofia. Forse meno sorprendenti per chi è abituato ad una letteratura più vasta, ma nel campo della settima arte sono delle vere perle.
Se riuscirai a recuperarli mi interessa davvero il tuo parere, ciò vale anche per tutti gli altri, se super appassionati come ne circolano qui ancor di più!
URSS vs USA – il totalitarismo ha favorito l’individualismo di chi ha saputo farsi in quattro, sapendo bene perché la chiamano da tempo la settima arte, retrotraguardando macchina a spalla, o in teatrini creati con l’entusiasmo povero, l’inventiva di quei pochi che avevano conosciuto , forse di persona, l’espressionismo muto e la cinematografia che poggia su principi artistici consolidati, telopittorici, musicali e architettonici, rosso uniformati anche nei messaggi di pace e di convivenza libera.
Grazie Luigi, per il tuo post, per la tua passione e perché ci lasci in mano un filo per non perderti di vista.
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Arrivo tardi ma mi unisco al coro di complimenti per il pezzo e per l’intera serie – ottimi articoli su materiale notevolissimo.
Grande.