È inutile.
Questo post non vuole prendere la strada che avevo immaginato.
Sembrava semplice… settimana sulla fantascienza in Italia, post su Vittorio Catani.
Una bella lista di titoli, una scheda dell’autore, due o tre paragrafi di bla-bla.
Bello liscio.
Ma ci sono due problemi.
Il primo, è che Vittorio Catani è un amico.
Non posso parlare di lui come se fosse un personaggio distante, una voce percepita attraverso la pagina e basta.
Ci sono gli scambi di mail, i post incrociati sui blog, i progetti congiunti…
Ho visto le foto dei suoi gatti.
Non è possibile fare una cosa pulitina e precisina e senz’anima.
Quello che segue non è quindi un post clinico e informativo.
Sono io che cerco di spiegarvi che se non avete mai letto Vittorio Catani allora avete una fortuna straordinaria – potete scoprirlo adesso, leggerlo, e restare sorpresi dalla vitalità, dalla varietà, dall’intelligenza.
A parte un primo momento di fantascienza avventurosa che presentava mirabolanti invenzioni tecnologiche e stupefacenti panorami di altri pianeti, la mia scrittura si orientò subito su una fantascienza “di riflessione”, ovvero che partiva dalla domanda “cosa accadrebbe se…” Ho sempre lavorato su questo interrogativo, proposto su diversi argomenti: scienza (ovviamente), sentimenti (per esempio storie d’amore di fantascienza), sesso, religione, rapporti umani, temi sociali, politica e così via. In realtà, è l’unica fantascienza che mi interessa veramente.
[Vittorio Catani intervistato da Filippo Radogna]
Vittorio Catani è uno di quelli che hanno scritto fantascienza qualche annetto fa e poi ciò che avevano previsto si è avverato.
Il secondo problema è dato proprio dal principale motivo per il quale, io credo, se si parla di fantascienza nel nostro paese, parlare di Vittorio catani è una buona idea.
Vittorio ha pubblicato – da quel che mi dice Wikipedia – il suo primo lavoro nel 1962.
Cinquanta anni or sono.
Vittorio c’era mentre la fantascienza nel nostro paese cominciava a crescere,a mutare, a cercare una voce.
E se date un’occhiata al Catalogo Vegetti, troverete quattro pagine di titoli di lavori di Vittorio Catani, prevalentemente racconti, che dimostrano come l’autore barese (ma nato a Lecce) è stato presente durante tutto lo sviluppo di quel linguaggio, e troverete dei titoli di racconti (frequentemente ristampati) che segnalano come egli abbia partecipato attivamente alla crescita ed alla caratterizzazione di quella voce.
L’Essenza del Futuro, antologia monumentale pubblicata da Perseo ormai cinque anni fa, è la dimostrazione, con le sue 655 pagine, di quanto la fantascienza italiana debba a Vittorio Catani.
In termini di temi – adulti, sostanziosi, importanti – e di linguaggio – asciutto, privo di sensazionalismi, pulito. ma anche in termini di atteggiamento.
La fantascienza di Catani è una letteratura che guarda al presente attraverso il futuro.
Una fantascienza che costruisce esperimenti per estrapolare al futuro tendenze odierne – della scienza e della tecnologia, certo, ma anche e soprattutto della società, della cultura italiana, dell’ambiente.
Il che è una gran bella cosa, ma non vorrei che mascherasse un dettaglio importante – che le storie di Vittorio sono scritte bene, e sono divertenti.
Probabilmente non consolatorie, spesso amare, a volte anche piuttosto malinconiche.
Ma divertenti.
Ho scritto molti racconti e pochissimi romanzi. Ritengo il “racconto” e soprattutto il “racconto lungo” (o “romanzo breve”) la misura ideale per la narrativa di fantascienza: esposizione di una idea, sviluppo, finale. Non ho alcuna propensione ai mastodontici “cicli”, che definisco “cicloni”.
[ibid.]
Un difetto?
Essere nato e cresciuto – come autore, oltre che come cittadino – in Italia.
Un paese che agli scrittori di fantascienza non lascia spazio, non da da mangiare, nega la popolarità.
Un difetto che non è suo, quindi.
Ma che certamente ha reso ogni nuovo passo sulla sua strada di scrittore un po’ più difficile, un po’ più faticoso.
Troppo letterario – non abbastanza letterario.
Troppo ironico, troppo serioso.
Troppo ideologico, non abbastanza ideologico.
La classica trafila, non stiamo a reiterare.
Certo, se fosse stato in America, esordendo nel ’62, avrebbero riconosciuto la passione, e la classe, e gli avrebbero fatto scrivere un paio di episodi di Star Trek. Un paio di Twilight Zone.
Analog.
Asimov’s.
Non che sia passato inosservato, eh – lo leggono e ce lo invidiano i francesi, gli spagnoli, i giapponesi.
Ne riconoscono la qualità di autore di classe planetaria, di voce significativa dall’Italia nel panorama globale.
Hanno capito.
Ma nel corso degli anni, credo che Vittorio Catani la sua bella rivalsa se la sia presa – guardate quella lista di quattro pagine di titoli, e guardate dove ha pubblicato.
Riviste leggendarie.
Collane specializzate.
Testate famosissime.
Quotidiani.
Riviste scientifiche o di informatica.
Ecco, io di Vittorio non riesco a fare il santino.
Però devo parlarne, perché Vittorio Catani è il mio genere di autore – è stato ovunque, nel panorama editoriale nazionale, e ovunque ha portato la sua intelligenza, la sua capacità di osservare il presente e immaginare il futuro, la sua personale qualità di gentiluomo del sud.
Ha scritto saggi, tenuto conferenze.
Non importa dove i nuovi leoni del fantastico nazionale stiano andando – quando ci arriveranno, scopriranno che Vittorio c’era già stato, in maniera discreta, non senza una certa ironia, molto prima di loro.
E oggi, adesso, mentre scrivo, so che Vittorio Catani sta andando là dove noi andremo fra un paio d’anni – e ci sta andando in prima classe.
Se siete appassionati di fantascienza, almeno un volume dei lavori di Vittorio Catani sul vostro scaffale non ci starebbe affatto male.
E già che ci siete, tenete d’occhio il suo blog.





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