Accogliamo con questo articolo un nuovo collaboratore, Paolo Ungheri, noto anche come “Il Narratore” nella blogosfera. Paolo si occupa spesso e volentieri di cortometraggi, come in questo articolo.
Il cortometraggio con cui do il via a questa mini rassegna, che si svolgerà con tempistiche ancora tutte da definire, entra di petto nel mondo conosciuto dei robot.
Blinky, conosciuto anche con il titolo Bad Robot, affronta varie tematiche, passando dal dramma familiare e la solitudine, fino ad arrivare al mondo dei robot, delle anime d’acciaio.
Andy Neville, interpretato da Max Records (già visto in Where the wild things are), stanco delle continue litigate dei genitori, chiede loro, per Natale, di poter ricevere un Blinky.
Un robot, multifunzionale, in grado di occuparsi di decine di faccende domestiche e, con grande speranza dello stesso Andy, poter diventare un nuovo amico con cui fuggire da quella opprimente realtà che è la sua vita.
E all’inizio le cose vanno benissimo.
I due giocano assieme, si fanno compagnia, con Blinky completamente al servizio del ragazzo.
Ma le cose non durano e proprio durante l’ennesima litigata, forse la più dura a cui Andy assiste, qualcosa nel rapporto fra il bambino e la macchina s’incrina definitivamente, portando ad un epilogo devastante.
Filmato scritto, diretto e prodotto interamente da Ruairi Robinson, è stato recentemente premiato come miglior video, nella sezione narrativa, ai Vimeo Awards. Ma Ruairi non è certo nuovo a queste esperienze e il successo non gli manca di certo.
Nato nel 1978 a Dublino, fin da subito scopre la sua naturale passione per la macchina da presa, arrivando ancora giovane a firmare numerosi spot pubblicitari per la televisione. In quel periodo, forse anche grazie agli stimoli derivati dalle prime esperienze, gira Fifty Percent Gray, cortometraggio che gli vale la nomination agli Oscar nel 2002 e che lo sprona a insistere lungo il sentiero appena imboccato.
Da quel momento si ritrova la strada spianata, continuando a produrre cortometraggi, spesso autoprodotti, che finiscono per guadagnarsi posti di tutto rispetto in vari concorsi internazionali. Fra di questi mi piacerebbe citare The silent city, storia post apocalittica che ricalca anche un’altra grande passione di Ruairi, il mondo militare e le sue innumerevoli sfaccettature.
Il passo verso il successo internazionale è breve, e nel giro di qualche anno nasce Blinky, che lo consacra definitivamente nel mondo dei cortometraggi e dei film in computer grafica.
Con un lavoro durato quasi nove mesi, e un budget di 45.000 dollari, Ruairi è riuscito a ricreare un mondo coerente, realistico, in molti particolari. Da notare che lui stesso si è prestato nel dare la voce a Blinky e che si è occupato di tutto il lavoro di post produzione interamente da solo.
Insomma, se non sono queste le persone a cui si deve dare corda e stima, non saprei proprio su chi altro puntare…
I robot… un argomento che da decenni, forse più, fa sognare l’immaginario di studiosi e ingegneri, dediti alla creazione di una mente artificiale perfetta e in grado di simulare la mente umana.
Certo, è innegabile come opere del calibro di Vicky, la piccola bambina robot che tanto impazzava nei nostri schermi negli anni ‘80, siano un esempio perfetto di quello che voglio andare a spiegare: il rapporto fra le macchine e gli uomini.
In quella serie, Vicky era semplice, buona, e mai erano visibili violenze o discostamenti da canoni prettamente umani. Anzi, si può ammettere senza troppi errori, che Vicky stessa avesse, di tanto in tanto, atteggiamenti che rimandavano ad emozioni o sensazioni che una macchina, almeno in teoria, non avrebbe potuto provare.
Così, come Il gigante di ferro, in cui un alieno meccanico venuto dallo spazio si ritrova a fare amicizia con un bambino e lo difende fino quasi a sacrificare se stesso, sono decine gli esempi che posso citare a riguardo.
Blade Runner, Terminator, la nostra filmografia è ricolma di casi in cui le macchine, un tempo solo ammassi di metallo e silicio, diventino sempre più umani e abbattano quelle barriere così scomode e al tempo stesso innegabili. E il fulcro di tutto è proprio questo: quando una macchina supera i suoi stessi limiti sviluppando sentimenti umani? Quali domande sarebbe giusto porsi di fronte a queste creazioni, prima di sbagliare e commettere errori che rischiano di diventare permanenti? Altra citazione doverosa e calzante di questo concetto riguarda due pellicole di grande successo, L’uomo bicentenario e IA. Entrambi affrontano il tema della robotica e dell’umanità, sviluppando teorie che solo ad un’occhiata fugace risultano improbabili e si avvicinano a quel confine di cui parlavo pocanzi. E loro, quei confini, li superano, li scavalcano senza apparente difficoltà e finiscono col guadagnarsi un posto ed una umanità che hanno cercato in tutte le maniere. E questo mi porta a noi, al presente, al nostro reale.
In tutto il mondo, da anni, si sta lavorando sempre più alacremente per sviluppare la miglior intelligenza artificiale di sempre, con androidi che simulano quasi alla perfezione i nostri movimenti, le nostre fattezze. Un lavoro riguardevole, senza dubbio, ma a cosa potrebbe portare?
Senza rendercene conto la nostra vita è dominata da queste macchine. Nel lavoro, nella vita di tutti i giorni, abbiamo a che fare con processori, circuiti integrati che cercano di imitare i loro stessi creatori e macchinari che ci sostituiscono in tutto e per tutto, e se possibile, ci superano. Quindi viene lecito chiedersi quanto di quello che stiamo facendo possa essere giusto, quali ripercussioni avrà sul nostro stile di vita e quali, perché è inevitabile che si presenteranno, saranno i problemi che ci troveremo ad affrontare.
I robot possono essere una grande conquista per il genere umano o la nostra più grande sconfitta. Sta a noi capire in che modo sfruttare queste possibilità, anche gettando un occhio alle nuove tecnologie e, perché no, anche al passato. Per non dimenticare chi eravamo, chi siamo e dove abbiamo intenzione di andare…
Link Utili
Link film http://vimeo.com/21216091
Breve “making of” del corto
Sito dell’autore












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Benvenuto anche a Paolo.
Gran bell’ articolo.
Benvenuto a bordo Paolo!
Welcome, Paolo!
Bel pezzo.
Grazie a tutti!
Spero che i prossimi siano ancora migliori di questo!
Bell’articolo, il corto adesso vado a vederlo… ma, conoscendoti, immagino mi piacerà!
La tematica dei robot umanizzati mi affascina… non so se hai letto il mio post recente in cui racconto di aver chattato con Elbot The Robot… parlare con questo mi ha affascinato, anche se, a domande poco poco personali, si capiva che chattavo con una macchina… ma direi che è affascinante lo stesso!
I robot sono affascinanti per loro stessa natura, visto che in fondo sono come figli dell’uomo che li ha costruiti e quindi una vera e propria discendenza meccanica.
Conosco Elbot e ammetto di averci fatto una chiacchierata pure io, ed è stato anche divertente!
Grazie di quest’articolo. Anche io sono affascinata dai robot.
Credo che lo scopo di crearne dovrebbe essere quello di sollevare gli umani da certe incombemze, come ad esempio lavorare.
Immaginate un futuro senza moneta, dove le persone non lavorano, e le cose che ci sono da fare per produrre cibo ad esempio le fanno i robot.
Oppure immagino naniti capaci di estirpare tumori a livello cellulare senza bisogno di aprire il paziente, arrivando dove nessun dottore…è mai giunto prima.
O nessuna casa di cura, perchè i robot potrebbero occuparsi delle persone inabili o troppo anziane per essere autosufficienti.
Ma questo è un futuro più che roseo. Perchè la perversione umana porterebbe a risultati sicuramente più indegni come che so roboto da combattimento, o robot espertissimi ladri, o robot procaci per soddisfare senza pagare e senza l’incubo delle malattie le voglie più sfrenate.
Sarebbe interessante vedere un film dove il robot non desidera essere umano, ma rivendica la propria esistenza e basta. Trovo affascinanti le storie da te citate, a cui aggiungerei tra le altre quella di Data (l’androide di Star Trek – The Next Generation), ma mi chiedo…se i robot avessero una coscienza, vorrebbero per forza diventare umani?
Non ho citato Data proprio per via delle sue differenze: lui non cerca di diventare umano, vuole solo capire cosa significhi provare emozioni e si pone di continuo domande inerenti ad atteggiamenti e reazioni umane.
lo vedo distante dal concetto di Robot, in fin dei conti lui ha già una sua personalità e la difende a spada tratta in ogni occasione.
Non credo che un robot, per quanto evoluto, vorrebbe essere come noi: ci troverebbe troppo difettosi, inclini all’errore e per questo sbagliati!
È stato osservato come le storie di robot che si ribellano siano in fondo (anche) un monito sulle conseguenze di essere dei cattivi genitori.
Direi che questo film aggiunge una dimensione a quel discorso.
Sul futuro popolato do robot immaginato da Lady Simmons (ciao!), resta la triste constatazione che schiavi umani costano comunque meno – per assemblare prodotti a basso costo, per condurre guerre a bassa intensità (prendi un bambino, lo impasticchi, gli dai un AK74…), per gestire sostanze innominabili…
Se ci sarà un futuro per l’impiego massiccio di robot, credo sarà nell’esplorazione delle due frontiere, lo spazio e l’oceano.
Vorranno diventare come noi?
Al momento sono in molti a desiderare che noi si diventi come loro (e io non ho detto Marchionne, sia ben chiaro).
Infatti, Davide, sono dell’idea che un robot possa essere considerato alla stregua di un figlio per chi lo crea, e quindi soggetto a tutte le problematiche del caso.
Sul concetto di come potrebbero essere sfruttati i robot mi vedi d’accordo con la tua tesi: proprio ieri sera ho sentito Evangelisti dire che i robot non potranno mai diffondersi perché costano troppo, cosa verissima che da ancora più risalto al tuo concetto di schiavismo.
Un uomo costa davvero molto meno…
L’idea di pensarla come Evangelisti mi lascia un po’ scosso… ma cercherò di fare meglio la prossima volta
Be’, Narratore, ottimo lavoro! Questo post è davvero interessante il video è bello e coinvolgente. Nonostante il titolo e l’immagine di copertina non mi aspettavo un finale del genere (non so perché). Con il mio PC ho avuto problemi con il link al video (si vedeva malissimo) e ho cercato un’altra versione (in inglese sottotitolata in russo o una cosa del genere), ma forse è un problema mio
La mia scena preferita è quella in cui il robot porta le buste della spesa e si vede riflesso nella testa dell’altro robot. Non ho mai voluto un robot a mia disposizione e, dopo questo video, ne sono ancora più convinta… Del resto, se gli uomini creano dei robot sempre più somiglianti agli esseri umani, è naturale che imparino anche i nostri difetti e con essi la propensione, del tutto umana, alla violenza più efferata.
Ti ringrazio e mi dispiace per i problemi, il link dovrebbe portare alla versione in HD, non pensavo potesse dare problemi…
Un robot potrebbe essere utile, ma come diceva Davide qui sopra, costa troppo e ben più di quanto costerebbe la manodopera umana…
Forse la mia connessione non è abbastanza veloce per l’HD… può essere!
I robot sono costosi, ma Blinky non lo vorrei neanche gratis!
Ancora sulla questione dei costi – considerando che i membri di quello che alcuni amici americani chiamano l’Exalted State (i Super-Ricchi) sono in grado di comperarsi un’isola per farci la propria casa delle vacanze, robot sufficientemente sofisticati e costosi potrebbero diventare uno status symbol piuttoisto ambito.
Credo che i primi sarebbero modelli da piacere – come già aveva ipotizzato Fritz Leiber tanti anni or sono…