Ritorna sulla nostra blogzine il nostro collaboratore Occhio sulle espressioni per parlarci di una gemma della filmografia di fantascienza dell’est europeo, tenetevi forte si va oltre la Cortina di Ferro!
Ikarie XB 1 (Icaro XB 1)
1963
Cecoslovacchia
Regia: Jindrich Polák
Soggetto: Stanislaw Lem
Sceneggiatura: Pavel Jurácek, Jindrich Polák
Continua il “fantaviaggio” oltrecortina (vedi qui e qui), stavolta fermandosi nell’allora Repubblica Socialista Cecoslovacca, vera e propria punta di diamante nelle produzioni cinematografiche dell’Est Europa. La fantascienza lì prodotta ha avuto uno spazio non indifferente, cosa che ha portato la stesso editore che si è occupato delle rivisitazione dei film della Repubblica Democratica Tedesca a fare la stessa cosa anche con il Paese con capitale Praga, permettendo di conoscere tre film sicuramente fuori dai circuiti standard; quello che presentiamo è il più vicino alla concezione di sci-fi nota ai più, e non escludiamo di tornare in seguito anche sull’altro valentissimo paio.

Accennando flebilmente alla trama, per non svelare troppo, diciamo che si parla di un viaggio interstellare del XXII secolo verso un pianeta inesplorato, con non pochi e variegati problemi incontrati durante il percorso.
Fortissimo è l’accento sulla psicologia dei personaggi e gli usi e costumi immaginati. La scenografia, per quanto circoscritta e povera, mostra delle incredibili strutture rapportabili ad opere di scultura, per il tempo era qualcosa di favoloso, anche perché, mentre altre pellicole si limitavano a mostrare un’evoluzione prettamente tecnica, qui è evidente anche una artistica, in cui la società ha trovato una soave armonia con ciò che la circonda. Bellissime le sequenze degli esercizi ginnici, delle docce e della serata di intrattenimento, possibili i richiami alla corrente del Futurismo. Di rilievo anche le strumentazione (c’è anche il classico robottino tuttofare) , i costumi, le tute ma anche quelli “borghesi”, e pienamente sufficiente l’aspetto esterno delle astronavi. Claustrofobici corridoi presenti avranno un ruolo importante nel mostrare un filo narrativo incentrato su un ossessivo morbo.

Tornando ai character, decantavamo un’accuratezza dei profili: i rapporti mostrati non sono solo quelli lavorativi, ma si scaverà nell’inconscio di ognuno, rimettendo in gioco l’importanza dell’individuo e della collettività, dei sentimenti, delle mete prefissate dall’umanità, del livello di sviluppo generale a cui si è arrivati. C’è anche una critica al capitalismo, con esponenti di esso alla deriva nello spazio, morti per la loro cupidigia e prevaricazione del prossimo, e rimasti immobili per sempre nella loro marcia ideologia; a perenne monito. Altri tratti della trama, specialmente la linea principale, possono invece essere letti in diversi modi, possibile anche una critica al sistema opprimente allora presente in Cecoslovacchia.

Come per tanti altri film “pesanti”, la versione per l’Occidente (chiamata anche “Voyage to the End of the Universe“) è stata alleggerita e cambiata di senso, perdendo un po’ l’appeal originario. Tra l’altro pare che la pellicola si stata ispirata da “La nube di Magellano“, romanzo datato 1955 di Stanislaw Lem, anzi, si è addirittura parlato di un suo possibile coinvolgimento nella sceneggiatura. Ovvio quindi il consiglio di recuperare la versione primigenia, ormai ben diffusa in lingua ceca e con i sottotitoli in italiano.






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Sono sempre molto interessanti queste scorribande oltre Cortina di Ferro!
Bravo Luigi, un altro bel colpo, nonchè un altra gran riscoperta.
Grazie!
E vai di socialist sc-fi!
Io che sono così puntiglioso sulla forma nei commenti non ci colgo mai: SCI-FI!
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