Alastair Reynolds
Terminal World (2010)
Gollancz
pp. 496
ISBN 978-0575077188
Quarta di copertina (da Amazon.com)
Spearpoint, the last human city, is an atmosphere-piercing spire of vast size. Clinging to its skin are the zones, a series of semi-autonomous city-states, each of which enjoys a different – and rigidly enforced – level of technology. Horsetown is pre-industrial; in Neon Heights they have television and electric trains …Following an infiltration mission that went tragically wrong, Quillon has been living incognito, working as a pathologist in the district morgue. But when a near-dead angel drops onto his dissecting table, Quillon’s world is wrenched apart one more time, for the angel is a winged posthuman from Spearpoint’s Celestial Levels – and with the dying body comes bad news. If Quillon is to save his life, he must leave his home and journey into the cold and hostile lands beyond Spearpoint’s base, starting an exile that will take him further than he could ever imagine. But there is far more at stake than just Quillon’s own survival, for the limiting technologies of the zones are determined not by governments or police, but by the very nature of reality – and reality itself is showing worrying signs of instability …
Recensione.
Alastair Reynolds si è conquistato sul campo la reputazione dell’autore coerente, di essere uno dei pochi in grado di creare delle ambientazioni solide dove il fattore fantascientifico è comunque plausibile. In questo romanzo, al momento inedito in Italia, l’autore sceglie di fare un passo avanti e concentrare nell’arco di un singolo testo tematiche e stimoli propri di diversi sottogeneri della SF, mettendoli al servizio di una narrazione ad ampio respiro.
La Terra di questo distante futuro fa tornare alla mente i classici del genere “terra morente” /”dying earth” (ne abbiamo parlato qui), un mondo più freddo e desolato, soggetto a forme di entropia tecnologiche e culturali crescenti al punto da scordare il suo lontano passato. La punta della lancia, Spearpoint, è un microcosmo che sembra poter rappresentare, nel bene e nel male, l’intero pianeta. Il suo vertice arriva ai limiti dell’atmosfera, la sua base è costituita da una città in grado di ospitare milioni di abitanti.
Una delle parole chiave del romanzo è tecnologia. E’ l’elemento distintivo delle zone in cui è suddiviso il pianeta e il discrimine tra vita e morte per chi vi abita. Cose che funzionano perfettamente in un ambiente diventano inutili o pericolose spostandosi di pochi chilometri, anche gli esseri viventi vedono a rischio la propria sopravvivenza nel passaggio da una zona all’altra. Ne deriva un mondo fortemente in disequilibrio, con territori costretti dalle proprie condizioni a inventarsi modi diversi per poter comunicare o soddisfare i bisogni basilari delle comunità che ospitano.
La seconda parola chiave è passato. In larga parte dimenticato o ridotto a racconti mitologici. Persino le creature dette angeli, umani pesantemente modificati con l’uso di nanotecnologie, non ricordano il contesto in cui si sono evoluti né hanno il controllo della tecnologia che permette loro di avere il dominio di Spearpoint. Nessuno sembra ricordare come si è arrivati al mondo suddiviso in zone, né che natura abbiano le zone medesime o come mai i confini di queste anomalie non sono stabili. Larga parte della storia umana sembra essere stata rimossa o ridotta a mera tradizione orale.
La terza e ultima parola chiave è viaggio, sia nel senso fisico del termine che nel senso metaforico. La fuga del protagonista, Quillon, è il filo conduttore di gran parte del romanzo e seguire le sue peripezie consente al lettore di vedere svelarsi luoghi e temi di questa Terra futura fino alla conclusione. Il viaggio ci consente quindi di scoprire come l’esistenza delle zone condizioni lo sviluppo delle popolazioni e come il progressivo raffreddamento del pianeta ne stia alterando le prospettive.
Da tutto questo deriva un affresco potente, a tratti suggestivo, di un mondo sospeso tra suggestioni di vario genere e sull’orlo di ulteriori cambiamenti che si intuisce essere estremi. Facile a questo punto capire che un romanzo come questo debba reggersi su personaggi definiti in maniera ottimale, a partire dal protagonista, e che i vari particolari degli scenari debbano essere al limite della perfezione per reggere. Purtroppo non è così. Ci sono diversi punti critici in cui l’atteggiamento e le azioni di Quillon risultano forzate, altri momenti della narrazione in cui si avverte una discontinuità qualitativa, quasi fossero stati operati dei tagli in fase di editing.
Il romanzo nel suo complesso rimane solido e appassionante, sicuramente in grado di soddisfare i tanti fan di Reynolds e più in generale chi ama la fantascienza avventurosa. La commistione tra i vari sottogeneri appare riuscita e nel suo insieme equilibrata, risultato non facile da ottenere. Lo scenario descritto si presta anche alla stesura di altri testi, sia pre che post quanto raccontato in questo libro, aprendo di fatto la possibilità di creare un ciclo narrativo.
Note sull’autore.
Alastair Reynolds non è stato tradotto spesso in italiano. Guardando il catalogo Vegetti, vera bibbia degli appassionati italiani, troviamo quanto segue:
Glaciale (orig. Glacial, romanzo breve) nel 2005; La guglia di sangue (orig. Diamond Dogs, romanzo breve) nel 2006; I giorni di Turchese (orig. Turquoise Days, romanzo breve) nel 2006; La rivelazione 1 e 2 (orig. Revelation Space, romanzo) nel 2009. Al momento in cui esce questo articolo non è dato di sapere se altre opere dell’autore siano state acquisite a livello di diritti e/o siano in preparazione per l’edizione italiana.







Vuoi linkarci sul tuo sito o sul tuo blog?
Puoi farlo scegliendo uno dei nostri banner personalizzati!
L’avevo adocchiato, e ora lo inserisco decisamente in lista.
Di Reynolds ho letto solo dei racconti e Pushing Ice, che ho trovato di una tristezza terribile.
Vedremo…
Questo a tratti è cupo ma non l’ho trovato triste.
Di Reynolds ricordo un racconto memorabile “Oltre lo squarcio di aquila” in una raccolta del meglio dell’anno uscita in un Millemondi di qualche anno. Tanto m’era piaciuto quel racconto quanto mi ha deluso Revelation Space. Le aspettative erano alte, che a leggere in giro ‘sto Reynolds sembrava un nuovo Banks, ma dopo la lettura di quel mattone con il gallese ci vado coi piedi di piombo.
Revelation Space è nella mia coda di lettura, ti saprò dire una volta “consumato”. Per come scrivono Reynolds e Banks io li trovo piuttosto diversi, il parallelo che viene fatto tra loro francamente non lo capisco.
No, in effetti da quel che ho visto con Banks non c’entra nulla … se non per l’appartenenza ad una minoranza linguistica delle isole britanniche
Casomai l’ho trovato vicino al MacLeod di Cosmonaut Keep – anche per questa impressione (chiamiamola così) di sfiducia verso il genere umano.
È noto che io in quel senso sono un allegrone.
Io temo che Revelation Space (del quale in effetti ho letto cose molto buone) sia stato penalizzato dall’edizione in due blocchi e quant’altro.
ma chissà.
Penso che Banks fosse tirato in ballo più come peso massimo della space opera che per qualche vicinanza stilistico/strutturale.
Per quanto riguarda Revelation Space, ovviamente la mia opinione è parzialissima, ma stavolta nel mio giudizio negativo non credo che c’entrino traduzione/tagli/gestione uraniana del romanzo.
Insomma, secondo me era brutto di suo.
Mi sembra di ricordare che la Delos avesse acquistato i diritti di Troika, ma sinceramente non so dire se è già stato stampato oppure no.