6 commenti su “David Drake – The Tank Lords

  1. Gli Slammers sono inspiegabilmente assenti dai nostri cataloghi.
    Sì, lo so, è sempre la solita solfa.
    Però è curioso, considerando che uno spazio per la SF militare in Italia evidentemente c’è (si veda il successo di autrici come la Bujold o la Moon), che uno dei capisaldi venga ignorato.
    Vero, probabilmente non ha un’infilata di Hugo a certificarne la qualità.
    Ma anche così… le statistiche di vendita sono una certificazione, a modo loro.

    • Per molti, specialmente gli operatori del settore, le vendite sono l’unico parametro valido. In Italia hanno pubblicato Gerrold, Pournelle, Niven, Saberhagen, svariate tonnellate di techno-thriller senza mai dare attenzione a Drake. Detto tra noi, i diritti non dovrebbero essere dei più costosi.

      • Anch’io credo che sarebbe piuttosto a buon mercato – con 70 e rotti titoli all’attivo, i più vecchi devono andar via per poco.

  2. La cosa strana è che in libreria si trovano addirittura negli Oscar Bestseller i romanzi di Warhammer 40.000. Miniature a parte, credo che il pubblico potrebbe essere più o meno lo stesso.
    Io penso che molta SF militare USA sconti, da parte di chi decide cosa pubblicare, un sospetto di sciovinismo neo-imperialista e militarista. Di fare un pò di propaganda all’esercito USA, insomma.
    So di incamminarmi su un terreno minato (appopriatamente direi), ma Io un pò questo pregiudizio ce l’ho sempre.
    Drake com’e’ messo al riguardo?

    • Io comincerei col sottolineare che la prospettiva di Drake è quella del militare e dello storico.
      Personalmente mi sono tenuto a lungo alla larga da questo autore proprio perché il suo nome era il primo a saltar fuori quando si parlava di “fantascienza militarista” – ma io non credo sia militarista, piuttosto pragmatico.
      Insomma, leggendo le storie degli Slammers non mi è mai venuta voglia di arruolarmi nella Legione Straniera, e Drake non ha mai cercato di convincermi che chi affronta un combattimento sia meglio di chi non lo fa.
      Credo che per farsi un’idea, sia il caso di leggere la postfazione al volume di cui stiamo parlando, e che nel caso trovi online qui:

      http://david-drake.com/2009/vietnam/#Afterword

      Personally, I felt like a chunk of raw meat in shark waters.

      Il mio principale problema con Drake è che la sua è una posizione vonclausewitziana – la guerra è ciò che succede quando la diplomazia fallisce.
      E la diplomazia fallisce.
      Io non sottoscrivo questa teoria (ho letto troppo Keegan), ma sono disposto a sospendere l’incredulità sulla inviolabilità della velocità della luce, perché non sul rapporto fra diplomazia e guerra?
      E dopotutto, era la stessa posizione di Keith Laumer in Retief (anche se là era giocata per ridere) e di Poul Andrerson con Flandry.

      Insomma, io credo che Drake sia un autore onesto, che scrive bene, e che premia i lettori intelligenti.
      Non è certamento un poster di reclutamento dei marines – e solo una persona con dei seri problemi, o decisamente in malafede, potrebbe scambiarlo per tale.
      A titolo assolutamente personale, ho trovato molto più “preachy” David Weber.

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