MEN IN BLACK 3
Dopo dieci anni dall’uscita del secondo film, arriva il terzo capitolo, un “Men in Black 3” – d’ora in avanti MiB 3 - che potrebbe essere un nuovo punto di inizio per successivi episodi della serie.
L’idea nasce da Will Smith, proprio durante la produzione del secondo film. Solo sei anni dopo, nel 2009, venne confermata la produzione di questo terzo capitolo della saga. A dirigerlo è sempre lui, Barry Sonnenfeld.
La trama di MiB 3 è semplice: Boris l’Animale evade dalla prigione lunare LunarMax, con l’intento di vendicarsi dell’Agente K, responsabile del suo arresto e della perdita del suo braccio. Per fare questo decide di tornare indietro nel tempo, al 1969, per impedire di essere mutilato e arrestato dal giovane K. Il piano ha successo, al punto che il presente viene cambiato: K è morto da oltre quarant’anni e solo una persona, J, sembra ricordare che fino al giorno prima K era vivo. L’Agente J dovrà quindi tornare a sua volta indietro nel tempo, per impedire a Boris di compiere il suo piano ed evitare la morte del suo collega.
Ora, è evidente a tutti che MiB 3, come i suoi predecessori, è prima di tutto una commedia. La sua ragion d’essere sta nell’intrattenimento ad ampio spettro (bambini, adolescenti, adulti). Gli spunti fantascientifici sono sempre stati finalizzati alla risata e all’ironia, e in questo terzo capitolo non si fa eccezione. Chi cerca la solidità di una trama basata sui viaggi temporali, farebbe meglio a cercare altrove. MiB 3 non è interessato alla perfezione logica del salto temporale, e infatti la sceneggiatura presenta parecchie ingenuità da quel punto di vista. Il viaggio nel tempo è solo un pretesto. Una scusa per rimescolare le carte e proporre situazioni nuove e interessanti.
Non è un caso se la prima parte è lenta a ingranare, mentre dall’arrivo di J nel 1969 il ritmo si fa più vivace, le battute si alternano senza sosta e la risata viene più spontanea. Il confronto tra le tecnologie adoperate dai Men in Black nel 2012 e quelle presenti nel 1969 è interessante. Basta pensare al neuralizzatore gigante, come lo erano anche i computer tanto tempo fa, o quello portatile ma utilizzabile solo con annessa batteria a disposizione. Come al solito poi vengono rivisitati eventi e personaggi famosi in chiave fantascientifica. Alcuni VIP si rivelano essere in realtà degli alieni, altri dei Men in Black in incognito, e alcuni avvenimenti famosi per l’umanità vengono inseriti nel contesto della trama del film. Insomma, si continua quell’opera di costruzione di un mondo simile al nostro ma alternativo, in cui solo alcuni conoscono l’esistenza degli alieni e in cui alcuni gruppi vivono assieme agli extraterrestri senza problemi, ignorati dal resto della popolazione mondiale.
Will Smith è ovviamente il mattatore al centro della scena. A lui sono affidate le battute, il sarcasmo e l’ironia. Fa il suo mestiere come ha sempre saputo fare, senza particolari guizzi ma tenendo fede al suo personaggio. Nota di merito per Josh Brolin, che interpreta il giovane Agente K del 1969, riuscendo a essere convincente e plausibile nel personaggio che tutti abbiamo imparato a conoscere con Tommy Lee Jones.
MiB 3 è un film godibile, intrattiene, diverte e coinvolge. Non è di sicuro all’altezza del primo film della saga, ma mantiene comunque viva l’attenzione dello spettatore durante la visione. Un film onesto, da prendere per quello che è, senza aspettarsi qualcosa di epocale, per non restare delusi. Quindi, senza aspettarsi chissà quali giochi temporali, dal momento che il viaggio nel tempo non è così approfondito come si potrebbe pensare dopo aver letto la trama. Se lo si guarda per quello che è, a mio avviso, è un film più che dignitoso. Ravviva l’interesse per una saga, e probabilmente farà da indicatore per i produttori sulla possibilità o meno di continuare con altri episodi le avventure di J e K.
Ultimo dettaglio: manca il personaggio di Frank il carlino, ma se si sta attenti ci sono ben due inside jokes che lo citano.





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Gran bel’m articolo.
Grazie, Nick.