“Visti da lontano”, questo il titolo di una serie di post che vedranno come guest author dei non appassionati, persone che non leggono SF come genere principale e che possono appunto darci un approccio diverso a temi e storie che conosciamo. La prima a cimentarsi in questa sfida è Romina Tamerici, di cui troverete i riferimenti a fine post, posta di fronte a un classico come Fahrenheit 451. Benvenuta a bordo Romina!
Ray Bradbury
Fahrenheit 451
(titolo originale identico, 1953)
Traduzione di Giorgio Monicelli
Mondadori – Oscar Classici
pp. 195
ISBN 88-04-48771-2
“Fahrenheit 451” – tutto tranne che una recensione
Avete presente quando capitano cose strane, cose imprevedibili o del tutto inspiegabili? Ecco, la mia presenza qui rientra un po’ in questo ristretto numero di eventi che ogni tanto succedono. Non posso infatti definirmi una grande fan della fantascienza e in mezzo a tutti questi post con nomi famosi che per me sono solo nomi e tra persone così esperte del tema, mi sembra di tremare un po’ sulla tastiera. Eppure è proprio per questo che sono qui. Sono qui perché gli autori di questo blog non vogliono arroccarsi su un’alta torre e venerare la fantascienza senza accettare che ci sia altro fuori, che ci siano anche persone come me che amano altri generi. Insomma, dare un po’ di spazio all’opposizione fa bene. “Opposizione”, poi, solo fino a un certo punto, perché nella mia vita ho visto molti film fantascientifici e alcuni rientrano nella mia top ten dei film preferiti di sempre. Di libri di fantascienza invece ne ho letti ben pochi. Ho sempre pensato che un genere così futuristico, così ricco di oggetti e cose strane, fosse difficile da leggere e che necessitasse di un supporto visivo per creare vere atmosfere. Poi ho incontrato un imprevisto lungo la strada della mia serena convinzione: Nick del blog Nocturnia e anche di questo. È lui che mi ha invitata qui, chiedendomi di parlare di “Fahrenheit 451” di Ray Bradbury. Ho provato a spiegargli che ero la persona meno adatta, invece ora sono qui, perché lui voleva proprio qualcuno che non fosse un fan della fantascienza.
Quando mi ha consigliato questo titolo, mi ha detto: “Un amante dei libri non può non amare questo libro”. Io ero un po’ scettica, se devo essere sincera. Ricordavo di aver visto il film molti anni fa, ma non rammentavo assolutamente nulla della trama, salvo una scena con un rogo di libri. Brutto segno, vuol dire che non mi era piaciuto, no? Ne riparleremo alla fine del post.
Ho preso il libro e l’ho letto in pochissimi giorni e devo dire che mi è piaciuto davvero tanto e non lo dico per far onore alla “casa” in cui mi trovo. La trama è interessantissima e parla di un futuro in cui i libri sono proibiti e i vigili del fuoco invece che spegnere gli incendi li appiccano per bruciare la cultura che nei secoli è stata accumulata. I libri sono visti come pericolosi proprio perché portano idee tra loro contrastanti, perché permettono di immaginare.
Il fatto che questo libro sia stato scritto nel lontano 1953 non lo rende meno attuale. Anche oggi la cultura è minacciata su più fronti. Magari non parliamo di roghi di libri, ma di censure, violazioni della libertà di stampa o di informazione, del primato della televisione sulla lettura… devo continuare? No, credo che basti.
Lo stile di Bradbury è particolarmente avvincente (se dico che prima non avevo letto niente di suo, rischio troppo in questa sede, vero?). Quasi ogni sostantivo ha un suo aggettivo. È una cosa che ho notato subito perché io adoro gli aggettivi e questo autore ne fa un uso straordinariamente vario. Forse anche questo mi ha portata ad amare “Fahrenheit 451”. Con mia sorpresa sono infatti riuscita a immaginarmi tutte le più strane diavolerie tecnologiche raccontate nel testo come se le avessi sempre avute dentro la testa. Una bellissima sensazione che, anche per me che ho una fervida immaginazione, è difficile provare con i libri che leggo in genere, ambientati nel mondo reale e nel presente, dove tutto è più o meno noto.
Con mia sorpresa, però, leggendo tutto il libro, non ho trovato menzione dell’unica scena del film che ricordavo molto bene, dove un uomo cercava di impedire che bruciassero una copia di un libro antico (una copia della Bibbia di Gutemberg). Ho deciso allora di rivedere il film nel tentativo di far luce su questo mistero e anche per verificare se le cose che mi ero immaginata erano vicine o distanti dall’idea dell’autore. Sapete cosa ho scoperto? Che non avevo mai visto quel film! Mai in tutta la vita, nemmeno mille anni fa! Ho cercato dunque di fare mente locale e mi sono ricordata che quella scena che avevo in mente derivava da un altro film, che aveva una sola cosa in comune con questo: un rogo di libri (“The day after tomorrow”, diretto da Roland Emmerich). In ogni caso, il film “Fahrenheit 451” diretto da François Truffaut mi ha profondamente delusa (almeno se paragonato al libro). Je regrette, François! Va bene che è un film del 1966 e non potevo aspettarmi effetti speciali come quelli moderni a cui sono abituata, ma anche la camionetta dei vigili del fuoco sembra uscita da un pacchetto di Lego! (Probabilmente all’epoca erano così, ma, leggendo il libro, mi immaginavo qualcosa di più imponente!). E poi sono completamente spariti “dettagli” (le virgolette non sono comparse per caso) della trama che hanno trasformato un capolavoro in una… in una… “storiella”. Insomma, Faber, uno dei personaggi più importanti del libro per l’aiuto che dà al protagonista, Guy Montag, semplicemente non esiste; Clarisse, la vicina di casa considerata un’asociale pericolosa per il sistema, muta completamente le sue sorti dal libro al film, cambia età, ruolo e senso nella storia; sparisce anche il Segugio (un essere “non vivo e non morto”, come lo definisce Bradbury) che era una delle cose che più desideravo vedere; le pareti televisive nelle case dove si vede la Famiglia (i personaggi televisivi che vengono considerati parenti stretti) sono più piccole dei moderni televisioni al plasma che molti di voi possiederanno; il finale è abbastanza stravolto, anche se a una lettura poco attenta potrebbe non sembrare così.
Insomma, avevo visto molto di più leggendo il libro che non guardando il film.
Lo so, dovevo parlare del libro, ma non ho potuto evitare questa parte per consigliarvi di non vedere il film, o almeno (ognuno poi il suo tempo lo impiega come vuole) di leggere prima il libro. E lo sto dicendo io, che sono sempre la stessa persona che qualche migliaio di caratteri fa vi diceva di amare i film e non i libri di fantascienza. Quindi, Nick, hai fatto un piccolo miracolo dandomi in mano quel libro.
Bene, credo che questa sia l’esperienza che volevo raccontarvi. Ritengo infatti che in rete ci siamo molte recensioni di questo libro scritte bene e da gente che sa di cosa sta parlando. So anche che questo articolo potrebbe essere “utile” per chi non ama il genere (per fargli capire che si può anche cambiare idea, in fondo, se tra le mani ci capita il libro giusto), ma credo che tra queste pagine bazzichi un pubblico di superesperti che queste cose già le sa.
Mettermi ora a raccontare degli uomini-libro o dello straordinario personaggio di Faber sarebbe impossibile, perché per farlo senza sciuparvi questo testo dovrei citare parola per parola l’abilissimo Bradbury.
Chi ama i libri di certo proverà qualcosa leggendo quest’opera, perché immaginare un futuro in cui tutti dovremo pensare allo stesso modo (o meglio non potremo pensare e basta), in cui nasconderemo i libri e ci faremo bruciare vivi per difenderli non può che gelarci il sangue nelle vene.
Ho come la sensazione di aver parlato troppo ma poco del libro, quindi voglio terminare con una citazione. È una frase che Montag, vigile del fuoco modello, pronuncia quando inizia a prendere coscienza di ciò che sta facendo:
«Questa notte ho pensato a tutto il cherosene di cui mi sono servito da dieci anni a questa parte. E ho pensato ai libri. E per la prima volta mi sono accorto che dietro ogni libro c’è un uomo. Un uomo che ha dovuto pensarli. Un uomo a cui è occorso molto tempo per scriverli, per buttar giù tante parole sulla carta. Ed è un pensiero che non avevo mai avuto, prima di questa notte».
[Testo tratto da Fahrenheit 451 di Ray Bradbury pag. 61 edizione Oscar Mondadori]
Come lettrice e scrittrice ho sentito molto mia questa frase come tante altre.
Fintanto che ci è concesso ancora di leggere e di dire la nostra opinione su ciò che leggiamo, io vi consiglio di godervi questo libro, ricordando magari le parole del poeta tedesco Heinrich Heine (1797 – 1856): Là dove si bruciano i libri si finisce per bruciare anche gli uomini.
Romina Tamerici, autrice di “Voliamo Insieme con la Fantasia” e “La mia amica Clorinda”, scrive poesie, racconti, favole per bambini e brevi romanzi. Alcune sue poesie sono state inserite in antologie di premi letterari nazionali. Frequenta il corso di laurea in Scienze della Formazione Primaria e ama fare animazioni creative per bambini. Da luglio ha aperto anche un blog per parlare dei suoi libri e di cultura in generale.







Vuoi linkarci sul tuo sito o sul tuo blog?
Puoi farlo scegliendo uno dei nostri banner personalizzati!
Salgo a bordo molto volentieri! Amo cimentarmi in nuove sfide e la lettura di questo libro e la scrittura di questo post, in un certo senso, lo sono state! Grazie davvero per l’ospitalità.
E’ stato davvero un piacere.
Ma non credere che finisca qui, prima o poi sempre ci dovrai scrivere qualcos’ altro. Lol
Il piacere è tutto mio.
Vediamo come va questo articolo e poi non escludo di tornare… è una minaccia!
Un buon inizio per la nuova rubrica e fa piacere vedere come un libro del 1953 possa essere per certi versi ancora attuale. Direi che il buon Bradbury abbia superato la prova del tempo, almeno per le idee. Romina ci porta una ventata d’aria fresca, forse la miglior medicina per chi vede la SF come una struttura cristallizzata nel tempo e ormai patrimonio di pochi appassionati sempre più grigi.
“Fahrenheit 451″ è fin troppo attuale per certi versi. Per questo chi ama i libri avverte un senso di disagio nel leggerlo. Io ho provato questa sensazione perché questo testo mette davanti a dei problemi che (spero almeno non in modi così estremi) potrebbero verificarsi visto il periodo buio che la cultura sta attraversando. Anche se bisogna sempre sperare che ci sia un’inversione di tendenza.
Voi appassionati non siete né pochi né grigi, quindi continuate così!
Sono contenta che l’articolo ti sia sembrato una buona medicina! Grazie.
interessante punto di vista, anche se 451 è un romanzo un po’ borderline, nel senso che pur essendo fantascienza pura è entrato a far parte della cultura “generale”, e non è difficile sentirne parlare anche da non-fanatici. sarebbe gustoso vedere il confronto con qualcosa di più “settoriale”, chessò, un Hyperion o qualche raccolta di racconti classici della sf.
Di certo Nick troverà qualcuno a cui sottoporre anche testi più “settoriali” e magari chissà, se mi lanciate una sfida, potrei sempre decidere di raccoglierla!
Intanto questo libro mi è piaciuto contro ogni aspettativa, è già qualcosa.
Fahrenheit 451 ha un solo difetto, ed è quello di essere un pugno nell’occhio per i sostenitori del Sistema Internazionale. Per il resto, è un libro perfetto. Non è che possa dire molto. Anche nella lingua, molto potente.
Spezzo una lancia a favore del film. Ci sono alcuni aspetti interessanti, per esempio i titoli recitati a voce anziché scritti. A me era piaciuto. Anche se manca “the Hound”… l’elicottero non è la stessa cosa!
L’elicottere non è decisamente la stessa cosa! E poi ci sono stati troppi cambiamenti nel film per i miei gusti. Sono contenta però che tu abbia portato un punto di vista diverso nei confronti del film. Mi sentivo leggermente in colpa per le parole con cui l’ho un po’ stroncato.
Questa rubrica non farà altro che aggiungere spessore – credo – alla nostra blogzine.
Questo primo articolo è stato molto interessante, e spero ne seguiranno altri dello stesso livello. Complimenti a Romina per essersi cimentata in tutto questo!
Ciao,
Gianluca
Grazie! Quanti complimenti…
Il merito è in gran parte vostro. Non è da tutti accettare di ascoltare punti di vista diversi. Questo vi fa onore!
Bene, ringrazio io tutti quanti e chissà che non raccolga lo spunto lanciato da Piscu e non decida di affidare Hyperion, che oltretutto è uno dei miei libri preferiti del genere SF, alla stessa Romina.
La fantascienza è un po’ come l’horror. Se ti piace te ne fari scorpacciate. Se non ti piace, allora la eviterai come la peste. Non ci sono vie di mezzo. Tutte le persone che conosco, a cui non piacciono tali generi, rabbrividiscono solo all’idea di poter guardare un film o leggere un libro horror o di fantascienza. Sembra sia una specie di repulsione innata e, cascasse il mondo, se ne tengono ben lontani. Complimenti quindi a Romina per aver azzardato il “grande salto della barricata”. E complimenti per il post, come sempre di grande spessore.
Io non sono tra le persone che evitano un genere a priori. Certo, ho dei miei generi preferiti e tra questi non c’è la fantascienza (anche se, come ho detto, i film sono una cosa e i libri un’altra), ma bisogna anche saper cambiare idea, no? Essere troppo convinti di qualcosa e non mettersi in discussione non porta da nessuna parte. Questo libro mi è piaciuto e questa è una certezza. Magari il prossimo libro di fantascienza che leggerò non mi piacerà, ma lo scoprirò solo leggendolo! E poi ci sono anche libri di generi che amo molto che a volte mi deludono. Insomma, non si può giudicare un genere nel suo insieme e soprattutto non si può farlo se prima non lo si conosce almeno un po’. Quindi la barricata va assolutamente saltata! Grazie per il commento.
Nella mia peraltro limitata esperienza, chi afferma di non sopportare la fantascienza di solito non ha mai letto un libro di fantascienza.
E circolano un sacco di strane idee – la fantascienza è difficile (?) , complicata, triste (?!).
Dicono che la fantascienza non sia un genere da donne (in barba alle decine di eccelenti autrici che hanno contribuito a sviluppare il genere), dicono che sia il genere di narrativa che leggono solo gli ingegneri.
Il mondo è zeppo di gente che la sa lunga – e che dice sciocchezze.
È bello a volte ricordare al pubblico che sarebbe il caso di tacere e leggere il dannato romanzo…
Ottimo articolo, Romina
In effetti circolano parecchie strane idee che riescono rapidamente a trasformarsi in pregiudizi difficili poi da cancellare. Credo valga per molti generi, ma soprattutto proprio per la fantascienza. Io stessa l’ho sempre considerata un genere difficile pur avendo letto pochissimi testi di questo tipo. Per cambiare idea bisogna però avere l’umiltà di considerare la possibilità di avere torto e mettersi in discussione. Non ci si può affidare solo alle voci sentite per strada!
Visto che “Fahrenheit 451” è stato definito nei commenti un romanzo borderline, credo che presto leggerò un altro testo fantascientifico per valutare personalmente tutte le dicerie e decidere con la mia testa cosa pensare! Sono contenta che l’articolo ti sia piaciuto.
Davvero una bella recensione. Io ho letto solo Cronache Marziane di Bradbury e all’epoca non mi era piaciuto (troppo surreale). Ora credo che darò a Bradbury una seconda occasione, anche se io preferisco la fantascienza di Isaac Asimov e William Gibson.
Il libro merita, secondo me, però non ho mai letto nulla di Asimov e Gibson, quindi non ho molti termini di paragone! Grazie per il commento e scusa se ho risposto dopo così tanto tempo!
Non preoccuparti!
Se non hai mai letto Asimov e Gibson, il mio consiglio è di partire da Asimov, che è più classico come autore e forse un filino più fruibile di Gibson per chi non legge regolarmente fantascienza. Se preferisci il format del romanzo, potresti partire da Abissi d’Acciaio (Ciclo dei Robot) oppure dalle Fondazioni (adesso si trova un volume unico chiamato Trilogia delle Fondazioni). Altrimenti è ottima l’antologia Tutti i miei robot.