19 commenti su “Visti da lontano – Naufragio su Tschai

  1. Ottima recensione, che condivido pressoché in toto.

    E guarda, non è questione di essere appassionati di fantascienza o meno, ma di giudicare quel che si legge secondo un metro coerente con i propri gusti, le proprie aspettative, la propria visione del mondo.

    Dopotutto io SONO un appassionato di SF, eppure le mie note su Tschai non sono molto diverse dalle tue (seppur decisamente più succinte :-)).

  2. Davvero una bella recensione. Io Tschai non l’ho letto, ma di Vance ho presente altri 2/3 libri, in particolare uno con una storia simile, nella struttura almeno, ambientata su un pianeta gigante che aveva, in effetti, alcune peculiarità. Però molti personaggi erano utili a finire male e il protagonista era un superuomo ultraintuitivo e destinato a vedersela a tu per tu con l’antagonista. (Non dico che accade, dico solo che sembra destinato a -.)
    Bentrovata Erica!

  3. “Mancano, a mio avviso, quei piccoli ma importanti dettagli che ti fanno assaporare per intero il gusto di un pianeta lontano.”

    Cavoli, non penso che mai nessuno abbia avanzato questa critica a Jack Vance!

  4. Ho letto il primo di Tschai nella prima (non so se ce ne sono alre) edizione di urania. Proprio non mi era piaciuto, probabilmente grazie ai tagli selvaggi dei “cari” Fruttero&Lucentini.
    Ma il ciclo di Lyonesse l’ho trovato uno dei più sublimi fantasy mai scritti.
    Faccio fatica a credere che questi due cicli (Lyonesse e Tschai) siano usciti dalla penna dello stesso scrittore.
    In ogni caso ho trovato questa recensione davvero ottima.
    Ciao!
    murgen

  5. Sono felice che la rubrica “Visti da Lontano” continui con questi post di grande qualità. ;)
    Nick il Nocturniano.

  6. Certo che per essere il tuo debutto nella SF ti sei scelto un autore non proprio definibile “duro e puro” del genere. Tschai è divertente ma scava, scava che troverai in Vance opere di ben altro spessore e grandezza.

  7. Jack Vance ha mille mancanze, questo è fuor di dubbio. Sono d’accordo con più o meno tutti i difetti da te elencati. Eppure, ha una capacità particolare di farmi sognare. Adoro le sue ambientazioni esotiche e un po’ surreali. Non è bravo, eppure ho letto molti dei suoi romanzi, e ancora ne cerco. Sì, sono strano io. ;-)

  8. Da vecchio fan di Vance, ho letto questa recensione con raccapriccio e frustrazione crescenti.
    Mi rendo conto che Tschai è invecchiato male.
    Mi rendo conto che l’edizione Mondadori è malamente tagliata.
    Mi rendo conto che una persona che decida di avvicinarsi alla fantascienza e cominci con Tschai ha solo due possibilià – e che questo articolo ne mostra perfettamente una.

    Il problema è che raramente si legge Vance per la trama – che di solito è uno standard potboiler abbastanza prevedibile – ma per i dialoghi, per le ambientazioni, per il “colore locale”.
    E per il linguaggio di Vance, che però va letto in originale.
    È curioso che un autore che a metà anni ’80 veniva definito “il massimo stilista del genere” oggi venga definito mediocre – non essendo cambiato lui, chiaramente sono cambiati i lettori.
    Mi domando se in meglio o in peggio.

    Resta però un problema.
    Per quanto sia giusto valutare le opere che leggiamo, come dice il mio amico Iguana secondo un metro coerente con i propri gusti, le proprie aspettative, la propria visione del mondo, una certa prospettiva storica è indispensabile.
    (lo so che Iguana la dava per scontata, non sto facendo polemiche – ribadisco semplicemente l’ovvio)
    Se dovessimo solo valutare ciò che leggiamo secondo un metro coerente con i nostri gusti, le nostre aspettative, la nostra visione del mondo, non leggeremmo il 90% dei classici, e non potremmo quindi costruirci una visione del genere che ci permetta di apprezzare ciò che viene prodotto oggi – e che è costruito su ciò che è stato scritto ieri.

    Per quel che mi riguarda, Tschai è un gran divertimento, e mi odierei se finissi col ridurlo a un cimelio storico (cosa che la frase qui sopra parrebbe implicare).
    Però gusti, aspettative e visione del mondo sono solo parte della storia quando ci si avvicina a un testo.

    • A Vance e al suo lavoro dovremmo dedicare del tempo in futuro, magari anche in maniera critica (nel senso letterario del termine). Lo stile di Vance purtroppo non è passato indenne da molte traduzioni, anche per vere e proprie scelte (“è troppo difficile”, “non adatto al pubblico” e altre idiozie). Quanto alla prospettiva storica, purtroppo non è patrimonio di tutti, il che rappresenta anche uno dei motivi per cui siamo qui.

      • Su Vance torneremo presto,promesso.
        In questo momento non aggiungo altro.
        Prometto però che sullo scrittore e sul suo stile interverrò presto con un articolo.

    • Non posso che essere d’accordo con Davide, il discorso su Vance però è così complesso che non credo si possa risovere con dei commenti ad una recensione.
      Parliamo della satira di costume?
      Dell’ironia?
      Della scrittura ellitica (credo si dica così)?
      Dell’analisi delle motivazioni comportamentali?
      Del gusto del paradosso?
      Della fantasia sbrigliata ma accuratamente controllata in fase di scrittura?

      C’è troppa roba!

    • Beh… io credo che la prospettiva storica sia il vettore su cui gusti/aspettative/visioni del mondo si formano e si evolvono. Per cui no, nessuna polemica. Solo punti di vista diversi da cui derivano giudizi ancor più diversi.

      Perché Vance mi pare difettoso – letto ora, ma avendo ben chiaro da dove proviene – da qualunque prospettiva lo si voglia guardare, tranne forse quelle del linguaggio, che non posso giudicare avendolo letto solo in italiano.
      Questo non significa che sia da buttare via, che – ne sono convinto – se tanti lettori ancora lo amano Vance è certo meglio della maggior parte dei suoi contemporanei e ormai dimenticati colleghi scrittori di genere. D’altra parte non posso ignorare che, nonostante il suo status, Vance non è mai riuscito (per quel che ho letto!) a trasmettermi quelle emozioni, quel fascino, quella ricchezza che cerco quando leggo fantascienza.

      Che poi non è questione di date, Per dire, sto leggendo in questi giorni Noi di Evgenij Zamjàtinv (1922!), e mi colpisce, mi meraviglia, mi entusiasma, come nessuna opera di Vance ha mai fatto. E la stessa cosa la potrei dire chessò, di Delany, di Leiber, anche di Clarke, pensa te… :-).

      Per cui, ok la prospettiva storica, ma se si esce dalla critica che si occupa della storia e della filologia di un dato genere per entrare nel territorio minato delle recensioni, allora il gusto personale, che s’è formato secondi percorsi singoli e irripetibili, diventa davvero l’unico arbitro. Parlando di un romanzo non dimentico la Storia, ma cerco di estrarre il dato testo dalla sudetta Storia e collocarlo all’interno della mia storia personale di lettore.

      • I problemi, nell’avvicinarsi a Vance, sono molteplici.
        Il primo ed il più grave, a mio parere, è il fatto che Vance scrive fantascienza per lettori di fantascienza (e, ora che ci penso, polizieschi per lettori di polizieschi).
        In una cosa come Tschai (o Big Planet), se non sai che sta prendendo per i fondelli John Carter e il planetary romance in genere, ti perdi un terzo del divertimento.
        Il romanzo rimane godibile, ma zoppo.
        Questo vale, ora che ci penso, per praticamente tutta la produzione di Vance (ci vedo il germe di un post): Vance riscrive in maniera estremamente sofisticata e ironica la fantascienza che molti autori ormai dimenticati scrivevano seriamente.
        Forse è per questo che loro sono dimenticati e Vance no.
        Purtroppo, col passare del tempo… non è che si siano perduti i riferimenti, ma si è perduta l’atmosfera, un certo set di cliché e modalità che all’epoca (fra i ’50 e i ’70) erano ciò a cui la gente pensava quando pensava “fantascienza”.
        Letto all’epoca della pubblicazione, Vance offriva all’apparenza la fantascienza avventurosa standard, e poi la capovolgeva, la sabotava, la tramutava in qualcosa di non troppo per bene.

        Forse è per questo che a me piace tanto Vance.
        Letto da adolescente, in un panorama di libri ottimi, ma comunque sintonizzati su quei parametri, gli eroi cialtroni di Vance, le ragazze indipendenti e sarcastiche, gli alieni stramboidi e la quantità di culture e sette e religioni che erano ovvi sberleffi, era tutto straordinariamente soddisfacente, e molto vicino al mio gusto.

        Successivamente vengono considerazioni come il linguaggio – la prima volta che lo leggi in inglese, Vance ti devasta – l’inventiva nel creare mondi e società, nel riciclare trame ovvie.
        Ma in prima battuta è quello – Vance sabota le aspettative.
        Per questo dico che non è bene cominciare a leggere SF da Vance.
        Lo stesso discorso, quasi per gli stessi motivi, potrei farlo per Farmer – chi lo accusa di “scrivere in codice”, in realtà si sta solo perdendo i riferimenti alla “cultura di base” del lettore di fantascienza-tipo di una certa epoca.

  9. Credo che un altro fattore che possa provocare una parziale comprensione delle opere di Jack Vance sia il fatto che il nostro è, a mio giudizio, uno scrittore “ingannevolmente semplice”. Fra parentesi mi sembra di ricordare che nel campo del mistery questa cosa gli abbia procurato maggiori difficoltà che nella sf.
    Vale a dire che Vance, anche a causa delle trame, viene preso per uno scrittore volto alla sola evasione leggera. Vance è si questo ma anche (molto) di più.
    Non è solo un problema di contesto storico o di riferimenti culturali.
    E’ proprio un fatto che i suoi lavori hanno un lato “nascosto”, che solitamente è molto visibile, ma bisogna saperlo cogliere.
    E’ la stessa differenze che passa fra un romanzo (o un film, ci si metta quel che si vuole) “involontariamente” umoristico e uno che invece vuole esserlo (con questo non intendo che il lato umoristico sia il lato nascosto di Vance, è per fare un esempio).
    Io trovo che Vance sia un acuto, molto acuto, osservatore dell’uomo e della società. Però non si produce in pistolotti seriosi, ma affronti questi temi con leggerezza, indipendentemente, ripeto, dal contesto socio-culturale. Trovo che sia un autore dal valore universale.
    Certo è che le sue opere spiazzano.

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