Ci sono argomenti che sono più difficili di altri da affrontare, in particolar modo in una storia di fantascienza,e probabilmente il più difficile di tutti è il tema dell’olocausto.
Del resto come si può affrontare nella maniera giusta il tema dei campi di concentramento?
Ed esisterà poi una maniera giusta?
Chiunque abbia anche solo lontanamente letto Primo Levi sa di cosa parlo, e io per primo non mi vergogno ad ammettere che dopo la lettura di SE QUESTO E’ UN UOMO piangevo come un bambino.
C’è però uno scrittore Americano : Charles Coleman Finlay che non si è lasciato intimidire e nel 2009 sulle pagine della rivista Americana Fantasy & Science Fiction pubblica Political Prisoner un romanzo breve di nemmeno un centinaio di pagine.
E in questo centinaio di pagine sono condensate tutte le storture dei pogrom; della shoah e perfino dei gulag sovietici trasportati di peso nel futuro.
Quello di Finlay è un futuro sporco, violento e razzista, un futuro dove solo i furbi, i calcolatori e gli opportunisti possono fare fortuna. E Max Nikomedes, il protagonista della storia è il più furbo, il più calcolatore nonchè il più opportunista di tutti.
Però, proprio per questo all’inizio della storia Nikomedes, ex spia, ex militare; ex ufficiale del Servizio Segreto compie il peggior errore possibile per un uomo come lui: trovarsi al posto sbagliato al momento sbagliato.
La storia comincia infatti sul lontano pianeta Jerusalem e Nikomedes si ritrova arrestato durante una lotta politica tra diverse fazioni dello stesso potere.
Al personaggio tutto questo non importerebbe, anzi gli interesserebbe semplicemente sopravvivere, come sempre del resto, ma ormai il protagonista risulta troppo legato alla fazione apparentemente perdente per potersela cavare, ben presto così si ritroverà prigioniero in un campo di lavoro assieme agli altri prigionieri politici, che Nikomedes disprezza. ma anche assieme ad un gruppo di Adariani, umani mutati con più clorofilla che sangue nelle vene, che tutti gli umani considerano sottosviluppati, quasi undermensh.
Eppure a fronte del tradimento dei consimili saranno proprio gli Adariani a fornire all’ex spia una ragione per vivere ed alla fine -perchè sì,PICCOLO SPOILER: ci sarà una sorta di lieto fine- Nikomedes non sarà diventato una persona migliore, no questo no.Perchè sarebbe troppo facile, troppo consolatorio ma trasformerà il suo pragmatismo sotto una luce più “umana,” la sua freddezza evolverà verso alvei più costruttivi.
In parole povere sarà proprio l’essersi sporcato e degradato a rendere Max Nikomedes più pulito, non una persona migliore dicevo, ma sicuramente una persona meno negativa di quanto fosse all’inizio.
Durante tutto PRIGIONIERO POLITICO i riferimenti a Levisi sprecano: all’interno del campo, ad esempio, sulla base della possibilità di resistere alle fatiche,i prigionieri vengono divisi in “nuotatori “ o in “annegati”.
PRIGIONIERO POLITICO però non è solo un romanzo “cerebrale”; Finlay dimostra di aver compreso bene la lezione della Fantascienza classica Statunitense e fa in modo di imbastire una solida trama avventurosa confezionandoci una narrazione che procede sempre spedita.
Lo scrittore impartisce poi, a seconda delle necessità della trama, sia colpi di sciabola che di fioretto ai suoi personaggi (e a noi lettori con loro) ma, mai in maniera gratuita.
In patria il romanzo breve è stato finalista sia al Premio Hugo che al Nebula mentre quì in Italia è stato tradotto dalla Delos nella collana Odissea Fantascienza, una delle pochissime collane di Fantascienza ancora presenti in Libreria.
Se avete voglia di approfondire (e se sarete fortunati) potreste ancora trovarlo dentro qualche Feltrinelli semisepolto tra vagonate di vampiri esistenzialisti e licantropi sdentati.
Chiudo con una considerazione personale… e magari terra terra, però credetemi mi piacerebbe vedere i tipi della Delos pubblicare, a parità di prezzo, anche romanzi più lunghi all’interno della Odissea
PRIGIONIERO POLITICO di Charles Coleman Finlay
Collana Odissea Fantascienza 41. Ed. Delosbooks
pagine 120. Euro 10,00






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Il rischio con una storia simile era proprio quello di scadere nella retorica. Finlay riesce invece a mantenere un buon equilibrio, spingendo il lettore più verso la riflessione che verso la commozione. In ambito sci-fi, un’altra rielaborazione del tema la fornisce Stross in Iron Sunrise, con esiti ancora più efficaci. Sono due libri assolutamente da leggere, magari dopo aver letto Primo Levi come fai notare giustamente tu.
@ Qusp
Finlay dimostra con questa storia di essere uno scrittore di classe, manovrando un tema scottante con assoluta superiorità letteraria.
Riguardo a Levi secondo me dovrebbe essere insegnato nelle scuole- non con un passo o due nelle antologie scolastiche, ma proprio con i suoi testi al completo.
Questo romanzo breve è bellissimo. Uno dei pochi libri che ho letto e subito dopo riletto. Vorrei sottolineare come non solo il tema sia del massimo interesse, ma anche la qualità della scrittura sia ottima, uno di quei sempre più rari esempi oggidì dove ogni singola frase pesa, dove il non detto è importante, dove l’immaginazione riesce a volare e a riempiere un mondo.
Forse non sarà la migliore critica, ma è piaciuto moltissimo anche a mia moglie, che di fs non è certo una fan.
Una notazione così: a me a ricordato, in un certo qual modo che fatico a definire, “I reietti dell’altro pianeta”.
Caro Pollo.
Il fatto che sia piaciuto anche a tua moglie che non è appassionata di sf è un ottima critica.
Concordo con te sul non detto e sull’immaginazione: Finlay riesce a scrivere in poche pagine quello che tanti altri no riuscirebbero a inserire (e a comunicare ) con una trilogia di 700 pagine a volume.