9 commenti su “Akira (film e fumetto)

  1. Benvenuto tra noi Antonio. Comunque direi, si che ce l’hai fatta! Sei riuscito a spiegare bene cosa ha rappresentato AKIRA per il fumetto, per la cultura , per la fantascienza, per al società di quel periodo e anche per la successiva diffusione dei manga in occidente.
    Io ero uno di quei lettori che quando la defunta GLENAT Italia cominciò a tradurre il manga non perdeva un appuntamento in edicola. Poi ho lasciato perdere i manga , non sta a me dire se ho fatto bene o male, però la sensazione positiva su AKIRA rimane e non passerà mai. ;)

  2. Purtroppo la prima edizione italiana fu davvero sfortunata ma il fumetto merita davvero. Sono molto contento di aver potuto parlare di Akira, vi ringrazio per la calorosa accoglienza! :D

  3. Benvenuto a bordo, Antonio.
    Io ero uno di quelli che cominciarono a leggere il fumetto, nella notte dei tempi (edizione Rizzoli).
    Leggevo già altre cose, e trovai Akira troppo maledettamente cupo e pessimista per i miei gusti.
    ma non c’è dubbio che abbia avuto un peso colossale.
    Gran bell’articolo.

  4. Benvenuto Antonio, ottimo articolo! Io di Akira ho visto il film e letto i primi volumi, forse due o tre – poco per giudicare l’opera nel suo complesso. Il film fa il suo effetto anche a distanza!

  5. Pingback: Appleseed, il fumetto di Masamune Shirow | Il futuro è tornato

  6. Una cosa curiosa è che, soprattutto nel film, i principali motori dell’azione (Tetsuo, Akira, Kaneda e gli Esper) sono tutti bambini.

    Ma non sono bambini come quelli che ci hanno abituato a vedere: non sono innocenti, non sono puri, non sono buoni.
    Sono come i bambini che torturano una lucertola: violenti, vendicativi, impulsivi, meschini, volubili (basti pensare al rapporto cangiante fra Tetsuo e Kaneda). Gli Esper, da parte loro, sono dei veri e propri “freaks”. Non si capisce mai quanto effettivamente capiscano di quello che sta succedendo attorno a loro: oscillano dall’essere coloro che più di tutti comprendono il potere di Tetsuo all’essere grottesche caricature di esseri umani, disadattati e incapaci di agire per contro proprio o di controllare i loro impulsi.

    Immagino che il fattore ironico del destino dell’umanità deciso da un assurdo gioco tra bambini fosse voluto dall’autore.

    E, inoltre, sembra anche ribaltare le dinamiche dai film cosiddetti “distopici”: il generale, che in altre opere sarebbe stato il “fascista”, sembra l’unico in grado di rendersi conto che sta succedendo qualcosa, anche se non sa cosa: la sua paura per Akira è ossessiva, ricorda quasi l’atteggiamento dell’uomo primitivo verso un’entità malevola.

    E gli scienziati, al suo fianco, si muovono a tentoni in un campo che va al di là di ogni comprensione umana, compiendo esperimenti al di là della loro portata.

    E, al culmine di tutto ciò, c’è la trascendenza finale, il raggiungimento di un traguardo incomprensibile e assoluto.

    E ciò che più ho apprezzato di Akira è questo:

    Il miracolo della trascendenza è reso possibile da degli scienziati sconsiderati che giocano a fare Dio con le vite altrui e con qualcosa di più grande di loro, sotto gli ordini di un generale ossessionato dagli incubi del passato.
    Ed è realizzato da due teppisti meschini e violenti e da dei grotteschi freaks infantili.

    L’apologia del cyberpunk, direi: una nuova realtà resa possibile dai personaggi più abietti che ti potessi immaginare.

    Il mondo decadente non viene più paragonato a un passato migliore, ma trova una nuova via proprio nei frutti della sua decadenza.

    Nella nostra epoca, dove tutti vedono decadenza e degrado, Otomo ci propone di non disperare e di non cedere al disprezzo per ciò che ci circonda: proprio negli anfratti peggiori, proprio dove il nichilismo trionfa, si trovano i semi di un nuovo mondo (si potrebbe interpretare così la scena finale del manga in cui le macerie tornano a formare edifici, come se si fossero invertite le leggi della termodinamica, come se il dominio dell’entropia fosse giunto al termine).

    Probabilmente ho scritto un sacco di vaccate, perdonatemi :P

    • Vaccate? Direi proprio di no. Hai dato le tue chiavi di lettura a un film che non è per nulla banale. Akira è una metafora secondo una chiave di lettura, una trasposizione di fatti reali in chiave fantastica secondo un’altra chiave di lettura. Non ci sono molti molti film che hanno causato questo livello di attenzione.

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