8 commenti su “Jack Vance – Lurulu

  1. vance è un autore che forse non ho ancora “imparato” ad apprezzare. ho letto qualche racconto lungo e un paio di romanzi, però al di là dell’avventura in sé non sono mai riuscito a trovarci molto (ho ancora in lista tutta la serie di tschai). forse questi lavori più recenti hanno un altro tono… o forse sono io che non riesco a capirlo.

  2. Premesso che, com’è giusto, ognuno ha il suoi gusti peculiari, credo che paradossalmente tu abbia ragione: a una visione normalmente settata Vance appare né più né meno un autore di avventura. Ma, una volta stabilito che si tratta comunque di una buona avventura che deve molto alla tradizione del romanzo picaresco, credo convenga provare ad “aumentare l’ingrandimento” sui dialoghi e sui luoghi dell’avventura, in modo da cogliere il modo assolutamente personale di Vance di condurre gli uni e raccontare gli altri. Personalmente credo convenga farlo sulle opere della maturità dello scrittore, il ciclo di Lyonesse e quello dei Principi Demoni. Grazie della lettura, in ogni caso.

  3. Da sempre Vance è uno dei miei scrittori preferiti per la sua capacità nel creare ecosistemi alieni perfettamente credibili su cui poi innesta avventure classiche e perfetti romanzi di formazione.
    LURURU è al momento, l’ultima sua creazione ì, ma nonostante l’età ancora si avvertono le fresche zampate del maestro in parecchi punti.

  4. … romanzi di formazione, vero! Il romanzo di formazione è l’altra forma preferita da Vance. Il racconto di giovani incapaci ma pieni di buona volontà che diventano scaltri lupi (di mare). Inevitabile il riferimento alla vita da marinaio di Vance e – ahimé – anche alla sua particolare forma mentis, quella che lo condusse a sostenere la guerra in Vietnam.

    • Se non erro, lui e Poul Anderson firmarono una sorta di documento in cui gli scrittori SF americani sostenevano la guerra in Vietnam mentre Asimov ed altri ne scrissero un altro in cui si dichiararono contrari all’intervento armato, la comunità degli scrittori ne fu quasi distrutta, ci volle l’intelligenza (nonchè i rapporti di amicizia interpersonali ) di entrambe le parti per evitare spaccature definitive.

  5. Sì, per quanto ne riportava Remo Guerrini su Robot andò proprio così. D’altro canto, pensare a Ron Hubbard che discute pacatamente con Robert Silverberg o con Norman Spinrad non è facilissimo…

  6. La faccenda del supporto al coinvolgimento americano in Vietnam è uno degli argomenti dei quali gli appassionati amano parlare.
    Nessuno poi ricorda esattamente cosa dicesse il testo che i guerrafondai firmarono (uno immagina qualcosa del tipo “Andiamo a massacrare un po’ di donne e bambini!” o qualcosa del genere), e la memoria dei fan tende a spostare questo o quell’autore preferito da una parte o dall’altra.
    Poi, uno potrebbe leggersi l’originale, naturalmente…

    E dal testo dei guerrafondai, si evince più una ideologia figlia della Seconda Guerra Mondiale che una fame di carne umana.

    Qualche mese dopo la pubblicazione di quella pubblicità pagata (Galaxy non promosse l’iniziativa, furono gli autori apagarla di tasca) Fred Pohl propose un concorso fra autori per la miglior soluzione alla crisi vietnamita.
    Vinse Poul Anderson – uno dei guerrafondai – ma di quale fosse la sua proposta non è rimasta memoria.
    Curioso, vero?

    Tutti si ricordano che Anderson era uno dei cattivi, nessuno si ricorda un suo contributo costruttivo alla discussione (pro e contro).

    Il che, fatemi causa, mi colpisce come profondamente vanciano – uno sberleffo alla pomposità dei veri credenti, capaci di ripetere a memoria le parole dei loro profeti, di dibatterne alla nausea, di fraintenderle in ogni maniera possibile, ma fieramente immemori delle opere buone e della vita reale dei loro idoli.
    Credo che il Barone Bodissey ci abbia anche dedicato un capitolo, alla questione, nel suo imprescindibile “Vita”.
    Credo nel dodicesimo volume.

  7. Io ebbi notizia della discussione grazie e Remo Guerrini sul Robot dell’epoca, con un articolo che all’epoca mi piacque mentre riletto in questi giorni mi ha dato una sottile sensazione di fastidio. Ma erano altri tempi e la disputa – particolarmente negli USA – tra favorevoli e contrari alla guerra in Vietnam era piuttosto vivace, tanto per usare un eufemismo. Resta, e qui debbo darti ragione, una certa diffidenza per le “indiscutibili buone cause” che suscitano in me il desiderio (sicuramente infantile) di ridere. Da anarco-comunista decisamente stanco. Indubbiamente un atteggiamento degno di Jack Vance.

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