13 commenti su “John Carter e gli Dei di Hollywood

  1. La vicenda è quasi troppo paradossale per essere vera. Eppure sono volati via centinaia di milioni di dollari, cifre che non lasciano certo indifferenti gli executive e gli azionisti della Disney Corp. Sembra quasi, la vicenda in questione, un manuale perfetto su come NON fare un blockbuster.

    • Uno degli elementi che emergono dal lavoro di Sellers è come una certa industria hollywoodiana viva ormai di fantastico, ma provi una profonda vergogna nel produrlo.
      Se fosse necessario, la storia di John Carter conferma che non si può fare un film di genere ed avere successo se il genere non lo si ama e non lo si rispetta.

  2. Eppure il film, pur non essendo un caposaldo, non è malaccio, dopo tutte le rece negative che ho letto in giro. Il libro in questione è molto interessante. Grazie della segnalazione.

    • A me il film è piaciuto – e mi è piaciuto anche per ciò che prometteva in termini di sequel e futuri sviluppi.
      Molte recensioni negative erano abbastanza discutibili, in effetti.

  3. Il film mi lasciò perplesso – alcune buone idee, altre pessime, alcune sequenze notevoli, altre ormai al limite della ripetizione involontaria, la protagonista femminile bella da far male agli occhi, il “cane” marziano simpaticissimo – ma non avendo letto il romanzo non mi sento di poter dire molto. Però che sia stato un disastro vero e proprio è innegabile… Questa recensione mette voglia di leggere il libro di Sellers, sarei molto curioso di scoprire che è successo.

  4. La posizione di Sellers, dati alla mano, sembra davvero la più convincente – una miscela di scarsa competenza delle persone coinvolte nel marketing, di conflitti di personalità fra dirigenti, della progressiva ristrutturazione della Disney durante la lavorazione della pellicola, fino alla decisione consapevole di eliminare un prodotto costoso come John Carter al fine di facilitare l’acquisizione della Lucas Films e di un altro franchise miliardario – quello di Guerre Stellari.

    Questa frase è perfetta per indicare l’estremo masochismo nonchè la mancanza di competenza dei gruppi dirigenziali e manageriali tipici di certa produzione cinematografica. Il che fa ancora più male se si pensa che sarebbe bastato veramente poco per evitare un simile flop.

  5. Un buon film per una serie di romanzi che ho amato parecchio (l’ho anche recensito sul mio blog). In effetti il flop rimane abbastanza difficile da spiegare, ma quello che mi ha colpito di più in questo articolo è:

    La decisione di togliere “Of Mars” dal titolo per paura che il riferimento a Marte potesse allontanare il pubblico.

    Ehm… ma a che pubblico avevano intenzione di farlo vedere questo film?

    • C’è una lunga lista di flop al botteghino che contenevano la parola “Mars” nel titolo, e nei quali Disney era più o meno implicata – da Mision to Mars alla catastrofe animata Mars Needs Moms.
      I ragazzi del marketing decisero perciò che al pubblico di riferimento della Disney (le famiglie americane), i film “marziani” non interessavano.
      E decisero perciò di tramutare John Carter of Mars in John Carter e basta.
      Pessima idea.
      Non la prima, non l’ultima.

  6. Prescindendo un attimo dal film, sono l’unico a cui il romanzo da cui è stato tratto questo film fa puro e semplice ribrezzo o, per dirla con più diplomazia, che l’ha trovato invecchiato estremamente male?

    • Non credo che tu sia l’unico, ma certamente sei un rappresentante di una minoranza – o non si spiegherebbe come il romanzo sia stato in stampa ininterrottamente per 101 anni, ed abbia venduto un fantastiliardo di copie.
      Ma al di là dei numeri e degli anni – c’è davvero un sacco di gente a cui piace.
      Io, ad esempio, l’ho sempre trovato molto buono – e non solo in termini di archeologia narrativa (innegabile che abbia più di un secolo), o facendo concessioni considerando che è il primo romanzo dell’autore, ma proprio come idea, trama e struttura.
      Ci si può imparare un sacco, da John Carter, in termini di scrittura – ma nel frattempo è anche una ottima fonte di intrattenimento.
      Burroughs non era necessariamente un grande scrittore, ma era indubbiamente un grande narratore – io normalmente arrivo in fondo ai suoi romanzi esilarato, salvo poi rifletterci su un attimo e rendermi conto che sì, ERB mi ha di nuovo menato per il naso e mi ha raccontato per l’ennesima volta la stessa storia.
      Ma mentre la leggevo, c’ero dentro, e tutto il resto era secondario.
      John Carter non è probabilmente il miglior Burroughs (io direi che il primo di Pellucidar o la trilogia della Terra Dimenticata dal Tempo sono meglio) ma è un solido romanzo avventuroso.
      Poi, chiaramente, è una questione di gusti ed aspettative.

    • Mettendo in un angolo il gusto personale, che è e rimane un parametro imprescindibile per le proprie letture, trovo curioso sentire parlare di “ribrezzo” verso un romanzo come questo. Non so in che edizione lo hai letto, ce ne sono un paio che si giovano di traduzioni a dir poco pietose, ma qui si parla di uno dei capisaldi del concetto di “romanzo d’avventura”. Come ha detto Davide non è il miglior romanzo di Burroughs ma rimane comuqneu parecchie tacche al di sopra del livello medio di mercato degli ultimi 30 anni. Se si manifestasse oggi un talento narrativo come quello di Burroughs stapperei champagne per giorni.

      • A dire la verità tutti i miei conoscenti che l’hanno letto mi hanno riferito opinioni simili alle vostre. Non so che dire, non riesco ad andarci d’accordo e non è solo un problema di traduzione (probabilmente scadente, era una vecchissima edizione a mille lire).
        L’ambientazione non è affatto così male, credibilità scientifica a parte, ma tutto il resto per me ‘gira male’. Dalla scrittura (colpa solo del traduttore? non so) al modo in cui si sviluppano i dialoghi, dall’atteggiamento del protagonista che mi sembra insopportabile tronfiaggine cavalleresca all’abissale stupidità dei suoi avversari, niente riesce ad andarmi giù. Non c’è un personaggio che non mi venga da disprezzare con tutto me stesso (a parte forse il Barsoomiano rinnegato).
        Sia chiaro: non sto dicendo che sia peggio rispetto ad altri romanzi composti nella stessa epoca e per lo stesso mercato, dico solo che le sue ingenuità e l’antifona retorica di quel periodo mi rendono impossibile apprezzarlo anche solo in parte.
        De gustibus…

        @Angelo: se intendi il livello medio del mercato generalista ci credo bene, ma quella è roba che non va nemmeno presa in considerazione.

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