10 commenti su “Frank Herbert – Dune

  1. Era un pezzo che non sentivo parlare di Dune… Mi piace molto l’intera serie, in particolare il primo e il quarto romanzo: quello ecologico e quello sociologico.

    Ciò che è più fascinoso di Dune è il suo essere un universo che è nello stesso tempo avanzato e primitivo. Privo di tecnologie di calcolo, computer e macchine che sostituiscono la mente umana nella soluzione di grandi quantità di problemi elementari, l’universo di Dune è costretto a ricorrere agli uomini in ogni ambito e per ogni compito. Ma questi compiti diventano per loro natura “totalizzanti”: tutti i personaggi paiono sacrificati a una funzione sociale o lavorativa.

  2. Dune è IL romanzo, la Saga (originale) di Dune è LA saga. Aspetto con ansia i prossimi articoli.

  3. Nel merito specifico della recensione mi pare sia un po’ troppo semplicistica quando accosta la storia degli Atreides (proprio al plurale, perché a mio personalissimo modo di vedere Paul NON è il protagonista in senso stretto) a un favolistico ‘viaggio dell’eroe’ alla Star Wars.

    SPOILER:
    Né Paul Atreides, né la sorella Alia Atreides, né tantomeno i discendenti di Paul sono ‘eroi’. Sono Oltre-Uomini al massimo, che significa qualcosa di più e di meno di ‘eroe’. Un eroe dispone di capacità sovra-umane, vero, ma nella struttura della favola il suo intervento è riparatore: l’eroe usa il suo potere per rimettere tutto a posto (punire il malvagio rapitore della fanciulla, rifondare l’ordine Jedi, fermare la Strega di Ghiaccio nel suo piano di conquista). Gli Atreides non si fermano a questo (benché magari la prima idea di Paul sia punire gli Harkonnen e i Corrino per la morte del padre), arrivano invece a scuotere fin dalle fondamenta l’umanità e l’Impero. Sono profeti (o mostri?) che giocano con il destino dell’umanità in modi che definire agghiaccianti è poco. Al confronto della Jihad indetta da Paul, con miliardi di morti in tutta la galassia, gli Harkonnen sono macchiette, bambini che si divertono a staccare la coda alle lucertole. E di fronte ai biliardi di morti e ai secoli di oppressione e arretratezza imposti da Leto II anche la Jihad di Paul sembra poca cosa.
    Dove starebbe l’eroismo in tutto questo?
    Si potrebbe dire che tutto viene fatto a ‘fin di bene’, per (in)seguire il Sentiero Dorato, ma il traguardo così agognato non c’è, non ci viene nemmeno dimostrato se esistesse davvero o se fosse solo una contorsione paranoide del più grande e tremendo tiranno della storia.

    • Vorrei chiarire che la recensione riguarda il primo romanzo della serie, non l’intera saga.
      È vero che nei romanzi successivi il centro dell’attenzione si sposta da Paul alle vicende della sua intera famiglia, ma penso ci siano pochi dubbi che in Dune (il romanzo, non la saga) il protagonista sia proprio Paul: nonostante la presenza di diversi comprimari, è la sua storia che viene narrata.

      Sul fatto della facilità dell’accostamento di Dune al Monomito (non a Star Wars; e vorrei precisare che non è un concetto favolistico bensì mitologico), beh, è un accostamento facile proprio perchè calzante, e per dovere di cronaca aggiungo che questo parallelismo è qualcosa di generalmente accettato, non posso prendermi in nessun modo il merito di essere stato il primo a notarlo ;-)
      Se poi il cosiddetto “Viaggio dell’Eroe” appare come qualcosa di semplicistico e schematico, è proprio perchè lo è: si tratta della summa del lavoro di Campbell, di uno schema generico desunto dallo studio comparato di molti miti e religioni di tutto il mondo, e proprio per questo, ha un valore puramente indicativo e forzatamente generico.
      Se non ricordo male, vengono individuati circa 15-20 punti, o tappe, del viaggio, i quali però non sono mai tutti presenti contemporaneamente nelle stesso mito. Se si vuole vedere la cosa in senso inverso, questo schema rappresenta una specie di traccia dalla quale ogni incarnazione “pesca” gli elementi che più si prestano al suo scopo. Ed è innegabile che molte tappe di questo sentiero vengano toccate da Paul, così come, ad esempio, da Osiride, da Gesù Cristo, da Ulisse e da Dante, ma anche da Luke Skywalker, Neo in Matrix, e praticamente tutti i supereroi. Il fatto che alla base, più o meno consciamente, di tutte queste storie, ci sia uno schema semplice e comune non deve essere visto per forza come un fattore a loro detrimento; di per sè la sua presenza non va ad alterare la qualità delle storie stesse, non più di tanti altri fattori.
      Ed, in questo contesto, l’attribuzione della generica etichetta “eroe” a Paul va vista più come appartenenza all’archetipo mitologico, senza connotazioni qualitative o etiche, piuttosto nel senso comune e narrativo di “personaggio buono”.
      Traducendo in termini narrativi, più che eroe sarebbe meglio dire protagonista. Un esempio calzante in questo caso è Alex, il protagonista di Arancia Meccanica, che possiede l’esatto opposto di tutte le caratteristiche associate ad un “buono”, ma nondimeno, all’interno della sua storia, ricopre il ruolo di “eroe” (ed anche lui, a suo modo, percorre diverse tappe del Viaggio).

      Poi, naturalmente, resta il fatto che nei libri successivi della saga di Dune, il tema centrale sia proprio la demolizione di questo archetipo, la messa in discussione del ruolo dell’eroe, e la forte critica nei confronti di uno schema che vede pochi eletti alla guida di masse infinite di fedeli pronti a seguirli senza discussione.

  4. Grazie della precisazione, non conoscendo il punto di vista di Campbell le poche righe al riguardo nella recensione mi hanno fatto prendere fischi per fiaschi.
    A questo punto lo schema è condivisibile, ma mi chiedo: non diventa fin troppo generico per significare poi granché?

  5. Beh, essendo una schematizzazione, è generica per sua stessa natura.
    Il suo significato è l’analisi della struttura narrativa di questi miti; è qualcosa che fondamentalmente serve a chi vuole studiare queste cose e magari anche per chi scrive, ma fa parte di quel genere di cose che nel ruolo di semplici lettori può anche significare poco.
    La struttura narrativa ha lo stesso ruolo degli elementi strutturali in un edificio (travi, pilastri, ecc): non li vedi perchè se ne stanno nascosti all’interno delle murature, dietro l’intonaco e le piastrelle; ed anche se da soli non costituiscono un edifico, restano in ogni caso fondamentali per tenere su tutta la baracca.

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