3 commenti su ““Se è quello che vogliono…” – John W. Campbell e il fantasy

  1. Riflessione davvero acuta.
    Devo ancora digerirla per bene.
    Credo che ci rimuginerò su parecchio.
    La mia sensazione è che abbia perfettamente ragione.
    Ho smesso di leggere Fantasy perchè non ne posso più della magia che risolve ogni cosa, voglio vedere l’eroe che è un eroe perchè fatica, rischia, è davvero in pericolo nelle sue avventure.
    Mi piacciono gli eroi con pochi mezzi e i cattivi con molti mezzi, quello sì che è un gran scontro!
    Però richiede tantissimo lavoro e tante idee da parte di chi scrive.
    E dalla mia esperienza, confrontandomi con altri lettori mi sono resa conto che moltissimi vogliono l’eroismo di Achille e non tanto l’eroismo di Ulisse.
    Dà davvero da pensare.

    Eppoi ho trovato davvero pesante l’affermazione:

    allora sarà dannatamente meglio che noi gli si dia il tipo di cosa che vogliono, o che ci si levi di mezzo e si lasci il posto a uno che lo faccia.

    E’ davvero molto molto difficile da digerire!

    Bellissimo post!

    • Campbell era un bastian contrario per vocazione.
      Se le sue considerazioni commerciali sono corrette – bisogna giudicare il pubblico da ciò che fa, non da ciò che dice, e alla fine un editore deve pubblicare ciò che vende – io ritengo che molte delle sue affermazioni sul fantasy siano piuttosto gratuite.
      Sarebbe bastato citargli il lavoro di autori che lui stesso aveva pubblicato quando dirigeva Unknown (Anderson, Sprague De Camp, Leiber, tanto per non far nomi) per dimostrargli l’inesattezza di certe sue osservazioni sulla qualità della narrativa fantasy.
      Ma è anche vero che all’epoca di questa lettera, lui con De Camp e Leiber non voleva più averci a che fare (e neanche con Williamson… guardacaso).

  2. Un pezzo la cui unica qualità è dimostrare che le beghe tra amanti della fantascienza e del fantasy non ce le facciamo solo in Italia.
    Questo signore ha visto solo quello che voleva vedere.

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