(prosegue dal post pubblicato ieri)
L’inizio di un interesse.
5 Aprile 1966.
Alla commissione degli affari militari della Camera dei Rappresentanti si tiene una sezione speciale sull’argomento ufo diretta dal Senatore L. Mendel Rivers.
Una sessione che ha lo scopo di smentire le accuse su una gestione del progetto Blue Book, più propensa ad insabbiare che a cercare la verità.
A cosa si doveva quell’accusa per altro non nuova?
Nel Marzo di quell’anno, l’opinione pubblica era rimasta sconcertata dalle notizie di alcuni avvistamenti di massa di ufo nel Michigan, una situazione che aveva creato inquietudine, una cosa a cui le autorità avevano fornito una risposta che suonava, oltre che ridicola, anche offensiva.
Tutto era spiegabile col gas di palude, poi erano seguite le solite rassicurazioni di sempre, che però erano servite a poco.
Da lì le accuse e in seguito nell’Aprile del 1966, a quella commissione col Segretario di stato per l’aeronautica, Harold Brown, che dichiarava che qualsiasi scienziato interessato all’argomento poteva esaminare i rapporti segreti [classificati] dell’USAF del Blue Book, libero da vincoli o limitazioni.
Unica condizione, presentarsi alla sede del Blue Book presso la base aerea di Wright-Patterson a Dayton, Ohio.
All’invito ci fu uno scienziato che rispose presentandosi per visionare tutti i documenti, e quello scienziato era James E. McDonald.
Da parte sua si era già interessato al fenomeno, ma solo in quanto fisico dell’atmosfera e non come aspirante ufologo, e sull’argomento egli era mosso da curiosità e da un dato particolare.
Aveva notato un crollo di casi ritenuti inspiegabili.
Si era passati dal 26,94% del 1952 al 8,25% del 1953, fino a giungere ad un 1,23% del 1966, e la cosa l’incuriosiva, si chiedeva a quale spiegazione o nuova scoperta scientifica si dovesse tale calo.
Così nel Giugno del 1966 si recò nella base aerea di Wright-Patterson e chiese di poter visionare tutta la documentazione, richiesta alla quale il Maggiore Hector Quintanilla a capo del progetto Blue Book non pose alcuna limitazione.
Questo “non pose alcuna limitazione”, è il caso di sottolinearlo in vista degli sviluppi futuri.
Fu da quel momento che ebbe inizio l’interesse di McDonald per gli ufo.
Da quel primo giorno poi seguirono altre visite, nelle quali esaminò dati, prese appunti, informazioni che in seguito nei mesi successivi iniziò a verificare di persona per valutarne l’attendibilità, viaggiando cercando e interrogando vari testimoni, prendendo appunti e informandosi anche presso il NICAP.
Una pubblica presa di posizione.
I primi risultati di tale interesse furono enunciati all’assemblea del -American Meteorological Society- a Washington D.C. Il 5 Ottobre 1966.
“The Problem of UFOs”.
Fu in quella prima occasione che parlò di ufo affermando che da quanto aveva potuto notare studiando in dettaglio i vari casi del Blue Book, il 99 per cento circa dei casi altro non erano che IFO, ovvero oggetti volanti identificati, ma aggiungendo anche che c’era all’incirca un 1 per cento di casi che non potevano essere spiegati in alcun modo, e che a suo avviso avevano caratteristiche tali da richiedere un maggiore interesse e studio.
Ma non si limitò a questo.
Non mancò in quell’occasione di criticare l’USAF per la gestione del progetto Blue Book, gestione giudicata inetta e del tutto carente da un punto di vista scientifico.
Questo fu un piccolo richiamo se lo si confronta con l’intervento tenuto alla riunione annuale della società americana dei direttori di giornale, svoltasi sempre a Washington D.C. il 22 Aprile 1967.
-“Oggetti volanti non identificati. Il più grande problema scientifico del nostro tempo.”-
Più che una relazione fu un vero e proprio atto d’accusa.
Tornò sul lavoro svolto dall’USAF e riepilogò i vari progetti portati avanti, SIGN [1947], GRUDGE [1949], Blue Book [1952] e li accuso tutti d’inefficienza e scarso valore scientifico, poi passo al Giurì Robertson [1953].
Tale comitato presieduto dal Professore di fisica teorica H.P. Robertson, aveva nella sua composizione interna oltre una componente scientifica, anche la partecipazione della CIA, e il suo scopo era di valutare i dati emersi dal progetto Blue Book.
Ebbene, da alcuni documenti risultava come nello stesso anno della sua attivazione [1953], dopo l’analisi dei dati fin allora raccolti, tale commissione avesse esposto alcune indicazioni e linee guida.
Si affermava che non esisteva alcuna prova di atti ostili da parte degli ufo nei confronti dell’America, e che quindi questi non erano una minaccia per la sicurezza nazionale.
Che non erano mezzi tecnologicamente avanzati di nazioni straniere, leggasi Sovietici.
Che non c’era alcuna violazione delle leggi fisiche note.
Inoltre si consigliava un progetto di educazione pubblica che rendesse comprensibili i più comuni fenomeni celesti, al fine di non incorrere in errori di valutazione e limitare così il numero di falsi avvistamenti di IFO.
Ma poi un’indicazione inserita dalla CIA.
Si invitava ad usare un’azione di discredito [debuking] nei confronti dei “dischi volanti” al fine di diminuirne ai minimi livelli l’interesse pubblico.
A questo era dovuto il crollo nel numero di avvistamenti inspiegabili che si era avuto dal 1953 in poi, e per McDonald questo “nascondere dei dati sotto il tappeto” era inaccettabile.
Come inaccettabile erano stati gli effetti di quell’indicazione, una cappa di ridicolo e silenzio che allontanava la possibilità di capire il fenomeno da un punto di vista scientifico.
E portava gli esempi dei regolamenti seguenti all’indicazione della CIA.
Il regolamento AFR220-2 e il janap-146/E che di fatto obbligavano i militari al silenzio su tutti i casi inspiegabili, dando invece piena pubblicità solo per quelli spiegabili.
Ce ne sarebbe stato abbastanza per parlare di complotto, di congiura del silenzio, ma su questo McDonald fu esplicito nel dire che a tale ipotesi non credeva.
Aveva potuto visionare i documenti, aveva potuto discutere di ciò che aveva trovato con i partecipanti del Blue Book, aveva potuto vederne il modo d’agire e alla fine dopo aver anche potuto esaminare documenti che lui definiva, “irrefutabili”, si era reso conto che più di congiura, si trovava di fronte a grande inettitudine e al limite, ad una grossa frottola.
L’USAF e la CIA non stavano congiurando in segreto, non c’era nessun tentativo di arrivare a capire in segreto cosa fossero gli ufo, né tanto meno esistevano organizzazioni segrete dedite all’occultamento, né c’era chi sapeva chissà quale verità.
La realtà era meno romanzata.
La realtà a suo modo era squallida.
L’argomento “dischi volanti” non interessava, e soprattutto in quel momento rappresentava una pericolosa distrazione, un inutile rumore di fondo che in piena guerra fredda, era meglio ignorare e spegnere.
Niente complotti in stile “cappa e spada”, nessuna notizia così grande da creare uno shock mondiale, nessuna grande verità da occultare ma solo disinteresse da parte dell’USAF e la preoccupazione da parte della CIA che, gli “ometti verdi e i piatti volanti”, potessero mettere in pericolo la sicurezza nazionale distogliendo interesse e risorse nel bel mezzo del confronto con l’Unione Sovietica.
Poi la grande frottola.
Come evitare la figura degli sprovveduti incapaci di capire cosa accadeva sopra le proprie teste?
Ma dando l’impressione di sapere ogni cosa…
Niente congiura del silenzio, ma anche così le decisioni adottate nel 1953 erano inaccettabili per uno scienziato, e questo McDonald non esitò a dirlo, specificando di come su questa cosa avesse chiesto spiegazioni ad un componente di quel giurì, ritenendosi insoddisfatto dalle risposte ottenute.
Quel componente era Josef Allen Hynek.
Lo stesso Josef Allen Hynek che aveva fatto parte dei vari progetti dell’USAF, Sign, Grudge, Blue Book.
Lo stesso Josef Allen Hynek che aveva ipotizzato per gli avvistamenti del Michigan nel Marzo del 1966, la spiegazione del gas di palude.
Uno scettico, ma che poi col passar del tempo avrebbe cambiato idea fino a diventare egli stesso uno dei più noti ufologi.
Discussioni con risposte insoddisfacenti… e in quel giugno del 1966 l’incontro/scontro tra Hynek e un McDonald che si deve immaginare furioso assomigliò poco ad un incontro confronto tra due scienziati, e anzi rischiò di degenerare in qualcosa di più, e questo raccontano i diari dell’astronomo francese J Vallée che era presente all’incontro, e che dovette intervenire di persona per calmare la situazione.
Curioso… ma non tanto.
Jacques Fabrice Vallée, francese, scrittore di fantascienza [Le Sub-espace, Premio Jules Verne] astronomo nonché collaboratore nella realizzazione della mappatura computerizzata della superficie di Marte, poi laureato in informatica in seguito impegnato in ARPANET, il precursore della rete come la si conosce ora.

La sua storia va ben oltre gli anni 60 ma, forse la cosa più interessante da dire in questo caso è che aveva anche un’altra caratteristica: quella di essere un ufologo.
Ecco un’altra costante quando si parla di ufologia e ufologi, a volte da un nome si finisce ad altri e poi altri e poi altri ancora.
Si nomina Vallée e si finisce a Aimé Michel, noto ufologo francese, e da lui si passa a Louis Pauwels e Jacques Bergier e il loro -Il Mattino dei Maghi- con cui si arriva a Lovecraft & Charles Fort, poi magari si torna a Vallée e si finisce a PK Dick… a volte è difficile riuscire a star dietro a tutti questi incroci.
Del resto lo stesso Lovecraft leggeva Fort.
“Colui che sussurrava nel buio”, basta leggere quel racconto per imbattersi in una citazione su Fort.
Tornando a Vallée, si può dire che a differenza di Hynek, lui era uno di quelli convinti, eppure tra i due c’era una reciproca affinità che quando lo scettico e il credente alla fine s’incontrarono, si ritrovarono a lavorare insieme.
E in seguito a fondare il collegio invisibile.
Un insieme di scienziati disposti ad interessarsi di ufo senza però cadere nel facile entusiasmo, senza cedere all’obbiettività ma anche senza temere il ridicolo.
E questo subito dopo sarebbe diventato il CUFOS.
O almeno così si dice…
Ma tornando a quella conferenza, l’atto d’accusa non si ferma lì.
McDonald ne ha anche per altri.
Uno è Donald Menzel, astronomo, astrofisico nonché autore di diversi testi nei quali di volta in volta smonta gli avvistamenti ufo più controversi usando un punto di vista scientifico.
Ebbene le parole che McDonald riserva a Menzel sono durissime pur sembrando delle semplici stoccate.
Arriva ad affermare che le spiegazioni scientifiche di Menzel sono nulle, e non solo, che generano delle perplessità in quanto vengono da astronomo dalle vaste conoscenze meriti e che vanta svariate pubblicazioni, e dopo aver di fatto cestinato le spiegazioni scientifiche di Menzel, McDonald passa ad esaminarne e smontarne qualcuna proprio da un punto di vista scientifico.
Ma non si ferma li.
Passa a replicare a Philip J. Klass giornalista scientifico e molto attivo e noto come demistificatore del fenomeno ufo. In questo caso il tono che s’intuisce tra le righe è quello del professore che bacchetta il volenteroso dilettante.

Non sarà l’ultima volta che McDonald avrà degli scontri duri, ma se delle reazioni di Donald Menzel si sa poco, invece Philip J. Klass non rimase in silenzio.
In seguito quando Klass avanzò l’ipotesi di fenomeni dovuti a un certo tipo di plasma o fulmini globulari per spiegare tutti i fenomeni ufo, alle immediate controdeduzioni scientifiche di McDonald, Klass rispose con una dura polemica personale più interessata a colpire l’uomo che le idee da lui portate.
Ma continuando con quella conferenza, non solo un duro atto d’accusa.
Un elenco di casi scelti tra quelli più inspiegabili, e l’evidenziare che i dischi volanti non erano più da molto tempo un problema tutto americano.
Tramite contatti e indagini con alcune organizzazioni estere, McDonald aveva potuto ottenere informazioni su casi che si dimostravano molto simili come caratteristiche ai casi che si verificavano in America, inoltre affermava che il fenomeno, così come veniva riportato dai media, era solo la punta di un iceberg.
Infatti a causa del disinteresse del’USAF o degli stessi giornalisti, la maggior parte degli avvistamenti non veniva riportato dai media, ma quel che era peggio, a causa della “cortina del ridicolo” i testimoni di molti avvistamenti preferivano tacere con i media e le autorità affidando le proprie testimonianze al solo NICAP, originando così quelli che McDonald definiva i “rapporti nascosti”.
Dopo accuse precisazioni e fatti, alla fine del suo intervento la preghiera alla stampa di fare la sua parte, di non cercare il sensazionalismo enfatizzando i casi palesemente falsi o assurdi, e la richiesta di fare pressione affinché ad occuparsi di ufo con un sincero impegno, con mezzi, con metodi scientifici, fossero gli scienziati non i militari.
Se McDonald avesse morso ad una gamba uno dei direttori di giornale li presenti, forse avrebbe avuto maggior successo nella sua richiesta.
Almeno di sicuro la prima pagina.
Invece i suoi appelli furono inascoltati.
I “piatti volanti” continuarono ad essere il riempitivo nei momenti in cui le notizie “vere” scarseggiavano, col tono di sempre: finta condiscendente credulità, molto sarcasmo e irrisione.
Né più né meno come ora.
A questo primo duro intervento ne seguiranno altri, ma anche se più morbidi nei modi, in ognuno di essi sempre sarà presente il tentativo di sensibilizzare scienziati e personalità pubbliche sul fenomeno ufo, e ogni volta senza successo.
Eppure nel frattempo pareva che qualcosa si stesse muovendo, merito da una parte di un USAF sempre meno motivata e sempre più alla ricerca di una buona scusa per liberarsi del peso di ricerche considerate inutili, dall’altra un dubbioso Josef Allen Hynek, avevano messo in moto già dal 1966 un meccanismo che avrebbe portato alla pubblica risposta definitiva da parte della scienza sugli ufo.