4 . Sesso, Politica, Commedia e Speculazione
Il più importante romanzo del ciclo del pianeta Darkover, di Marion Zimmer Bradley, si intitola The Heritage of Hastur, e strizza quindi l’occhio all’immaginario di H.P. Lovecraft e Robert Chambers.
Molto più radicalmente femminista del lavoro della Norton, più complicato (e forse più noioso) del ciclo della McCaffrey, il lavoro della Bradley è anche più sessualmente esplicito e politicamente provocatorio, ma a ben guardare casca poco lontano dalle sue radici – ancora una volta abbiamo un mondo alieno colonizzato da Terrestri sul quale si manifestano “inspiegabilmente” poteri “magici”, che si scopriranno almeno in parte legati a fenomeni psionici ed ESP – una comoda stenografia pseudoscientifica per dire “magia mentale”.
Curiosamente, o forse no, molti dei titoli nell’opus della Bradley sono invecchiati male, specie se confrontati con le opere ben più datate della Norton o della McCaffrey; si tratterà forse dell’eccessiva violenza ideologica, che ha con gli anni perduto la sua giustificazione e la sua urgenza, sarà forse uno stile un po’ troppo ponderoso e prolisso.
Quasi agli antipodi dell’opera della Zimmer Bradley, e sviluppato negli stessi anni, è il ciclo di Gor, del docente di filosofia americano John Norman.
Composto finora da ventinove romanzi, il ciclo si apre nel 1967 con Tarnsman of Gor, competente clone burroughsiano con il nostro eroe (un docente universitario) trapiantato su un pianeta (Gor, appunto) popolato di alieni strani e pericolosi, popoli barbarici variamente imparentati con culture umane, e schiave discinte, a dozzine.
Tuttavia, come i fan sono soliti far notare, dopo i primi titoli, improntati all’avventura planetaria più muscolare e classica, le storie di Norman si fecero “più filosofiche” – lasciando spazio ad un susseguirsi di fantasie sessuali basate sulla sistematica umiliazione e sull’abuso fisico e psicologico delle protagoniste femminili; un trattamento “necessario” allo scopo di portar loro a comprendere che la giusta ed armoniosa relazione fra uomo e donna prevede l’annientamento di quest’ultima, e la sua totale sottomissione.
Uno dei molti titoli che contribuiscono a dare una pessima fama al fantastico, il ciclo di Gor rimane saldamente nella lista dei bestseller, e si calcola che esistano 25.000 “goreani” praticanti sul nostro pianeta.
Peggio, molto peggio di un’invasione aliena.
Certo, sarebbe bello se al professor Norman dovesse capitare di passare anche solo un quarto d’ora con una delle eroine della Bradley, o con una delle regine marziane di Leigh Bracket.
Tanto per aggiungere il complesso di castrazione al campionario delle meraviglie del pianeta Gor.
Fortunatamente, non tutti gli autori sono come John Norman.
Decisamente più disimpegnato, solidamente legato alla scuola di Unknown e comunque più maturo di certi altri titoli, per quanto costruito sullo stesso impianto narrativo fin qui descritto, è il ciclo dello Stregone suo Malgrado di Christopher Stasheff.
Ancora una volta un mondo alieno, Gramayne, colonizzato dai terrestri, che questa volta hanno scelto coscientemente (o incoscientemente) una struttura feudale; ancora una volta un visitatore terrestre a metà strada tra lo scafato ed il disorientato; ancora una volta poteri magici che sono, scopriremo, l’effetto della particolare suscettibilità di alcune forme di vita elementari del posto alle “onde mentali” dei terrestri.
Ma dove Marion Zimmer Bradley è schierata e feroce, o John Norman è deviato, Stasheff si dimostra disimpegnato e divertito, con un grande senso della compassione e – cosa più importante, per noi lettori – un ottimo senso del ritmo, e tesse una lunga, lunghissima serie di romanzi (non meno di venti) nei quali il protagonista – coadiuvato da un robot epilettico e da varia umanità – si troverà a dover affrontare tutto, dalle orde del Male agli invasori intestellari, fino ad una minaccia politica proveniente da un tempo diverso.
Stasheff, autore prolifico e piacevole alla lettura, si affacciò sui lidi nazionali negli anni del declino della Fantacollana della Nord, e da allora non è mai più stato pubblicato – una svista criminale.
Più o meno negli stessi anni in cui Stasheff trascina il planetary romance nei domini della commedia più beffarda, un altro autore insospettabile, Robert Silverberg, si cimenta col genere, producendo quella che da molti viene considerata la sua opera più matura e convincente – Il Castello di Lord Valentine.
Primo tomo delle poi forse troppo stiracchiate (ma divertenti) Cronache di Majipoor, ancora una volta la storia ci presenta un pianeta colonizzato da terrestri, popolato da una infinità di creature aliene, e dominato da una monarchia assoluta che utilizza la superscienza per mantenere il controllo.
Riuscirà il povero Valentine, legittimo erede al trono, a riprendersi ciò che un usurpatore gli ha rubato? Il regno, il potere, il nome, il corpo…
Ovviamente sì – ma sarà una gran bella avventura per quanto i risultati siano scontati.
C.J. Cherryh, infine, ha al proprio attivo uno dei più soddisfacenti, maturi e solidi cicli di science-fantasy o planetary romance che dir si voglia mai pubblicati.
Nel ciclo di Morgaine, l’azione appare ingannevolmente vicina ai canoni del fantasy.
Il fuggitivo Ni Vanye i-Chia, guerriero senza padrone braccato da ogni nemico immaginabile commette l’errore di liberare dal luogo in cui è stata intrappolata per secoli la strega Morgaine.
Questa, reclamando antichi diritti di alleanza, lega l’uomo a sé come guardia del corpo, e si prepara a compiere la missione che la “maledizione” ha interrotto.
Perché Morgaine è in effetti l’ultima sopravvissuta di una unità speciale di esploratori spaziali la missione dei quali consisteva nel disabilitare la rete di cancelli interdimensionali (pensate a Stargate) sparsi per la galassia, onde evitare che l’abuso di questa tecnologia spazzi via la realtà.
Vagamente psicotica, assolutamente dedita alla propria missione e quanto più alienata possibile, Morgaine rimane un personaggio memorabile, e la sua avventura al fianco del confuso ma leale Vanye è una lettura entusiasmante.
La Nord pubblicò i primi tre romanzi di quella che è una tetralogia.
Buona caccia.
Ma naturalmente, Morgaine, con la sua tecnologia interdimensionale, ci porta a contemplare un’altra possibilità – quella di ambientare le nostre storie in tempi o universi diversi.



















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