
Moon (2009)
Regia di Duncan Jones
Soggetto di Duncan Jones e Nathan Parker
97 minuti
Un film ambientato nel “basso futuro”, tutto giocato sui temi dello sfruttamento minerario del nostro satellite e sulle vicende di un insediamento di estrazione di elio-3 (1), presentato come la sorgente principale di energia da qui a pochi anni.
Questa pellicola è il primo lungometraggio di Duncan Jones, noto ai più per essere figlio di David Bowie e per essersi occupato in precedenza di videoclip. E’ ritenuta a basso budget, circa cinque milioni di dollari USA, ampiamente ripagati dagli incassi e dal follow-up che hanno fatto diventare questo film un piccolo cult di questi anni.
Se volete anticipazioni o spoiler vi rimandiamo alla pagina di Wikipedia (2), non è costume di questa piattaforma rivelare la trama dei film. Possiamo però dire che ci sono omaggi rilevanti a molti film degli anni ’60 e ’70 del genere e che ogni elemento visuale dei set e della rappresentazione della superficie lunare sembra essere stato pensato per suggerire questi legami.
Difetti ce ne sono, a partire da alcune ingenuità in fase di sceneggiatura che non possono sfuggire agli spettatori più smaliziati o veri e propri errori di tipo scientifico che possono risultare indigesti a chi vuole una rappresentazione realistica delle vicende. Non sono grandi cose ma mostrano una discontinuità che abbassa nel complesso il feeling con la narrazione.

I personaggi sono pochi e il peso della maggioranza del film ricade sulle capacità espressive del protagonista, interpretato da un Sam Rockwell all’apice della forma. E’ sempre rischioso affidare le sorti di un progetto a un singolo attore (o attrice) non importa quanto possa essere bravo, dal momento che anche la miglior interpretazione potrebbe scontrarsi con diverse forme di pregiudizio per i lavori precedenti. A quanto ci è dato di capire questo non è successo, Rockwell si è rivelato in grado di convincere anche la critica più severa.
Un altro punto di forza è l’uso limitato della CGI a favore dell’impiego di modelli in varie scale. Questo permette di incrementare notevolmente il collegamento visuale con i film e le serie televisive del periodo già citato e si sposano benissimo con il design degli interni della base mineraria, dando coerenza all’intera produzione.
I pregi di questo film sono notevoli a partire dalla regia di Jones, mai sopra le righe e sempre attenta a mantenere bilanciati i piani di narrazione della pellicola; la scenografia e la scelta di come raffigurare l’AI che gestisce la base consentono inoltre di rafforzare il feeling con un futuro non solo possibile ma vicino, quasi a portata di mano. Si può tranquillamente parlare di cura artiginale dei particolari di scena, altro aspetto che avvicina questa produzione ai grandi film degli anni ’70 e che rafforza nello spettatore l’idea di poter quasi toccare quello che vede sullo schermo.
In un periodo come questo, dove il concetto di film di fantascienza è spesso legato solo a produzioni roboanti e alla quota parte di investimenti in effetti speciali che decidono i consigli di amministrazione degli studios consola non poco vedere che c’è ancora spazio per raccontare una storia e affidarsi alla bravura di un attore come Rockwell. La buona resa economica di “Moon”, circa il doppio dell’investimento, dovrebbe far riflettere anche chi ragiona solo in termini di marketing.
Voto: 07,00 / 10,00.
(1) Qui la descrizione di cosa sia l’elio-3
(2) Qui la scheda del film