Duncan Jones

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Qui su “Il futuro è tornato” si era già parlato del primo film del regista Duncan Jones, “Moon”. Oggi invece si parlerà del suo secondo lungometraggio, “Source Code”, uscito nel 2011.

Source Code Locandina

SOURCE CODE – LA RECENSIONE DI GIANLUCA SANTINI

Titolo: Source Code

Regista: Duncan Jones

Anno: 2011

Nazionalità: USA, Francia

Attori principali: Jake Gyllenhaal, Michelle Monaghan, Vera Farmiga, Jeffrey Wright

Trama: Il capitano Colter Stevens si sveglia su un treno diretto a Chicago. Sembra che una ragazza lo conosca, eppure Colter non ha nessuna idea di chi sia né di dove si trovi. Dopo qualche minuto, il treno esplode e lui si ritrova in una capsula. Finalmente ricorda, è parte di una missione per individuare il responsabile di quell’esplosione. Continua a leggere

Quinta settimana di palinsesto per il nostro blog e novità in arrivo, sia di contenuti che di policy per il livello di collaborazione che vogliamo instaurare con tutti voi. Siamo tuttora in fase sperimentale e per ora non faremo crosslinking o scambi di banner; in compenso le porte per le collaborazioni sono spalancate, come del resto avevamo stabilito fin dall’inizio.

Cosa vuol dire? Ci proponiamo come punto di transito per chi vuole offrire o cercare servizi nell’ambito della fantascienza. Volete proporvi come traduttori, illustratori, editor, impaginatori? Cercate collaboratori per un cortometraggio? Siete alla ricerca di libri o film introvabili? Scriveteci, mandate le vostre proposte, appena ce ne sarà un numero adeguato metteremo in linea una nuova pagina con i vostri messaggi.

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Moon (2009)

Regia di Duncan Jones

Soggetto di Duncan Jones e Nathan Parker

97 minuti

Un film ambientato nel “basso futuro”, tutto giocato sui temi dello sfruttamento minerario del nostro satellite e sulle vicende di un insediamento di estrazione di elio-3 (1), presentato come la sorgente principale di energia da qui a pochi anni.

Questa pellicola è il primo lungometraggio di Duncan Jones, noto ai più per essere figlio di David Bowie e per essersi occupato in precedenza di videoclip. E’ ritenuta a basso budget, circa cinque milioni di dollari USA, ampiamente ripagati dagli incassi e dal follow-up che hanno fatto diventare questo film un piccolo cult di questi anni.

Se volete anticipazioni o spoiler vi rimandiamo alla pagina di Wikipedia (2), non è costume di questa piattaforma rivelare la trama dei film. Possiamo però dire che ci sono omaggi rilevanti a molti film degli anni ’60 e ’70 del genere e che ogni elemento visuale dei set e della rappresentazione della superficie lunare sembra essere stato pensato per suggerire questi legami.

Difetti ce ne sono, a partire da alcune ingenuità in fase di sceneggiatura che non possono sfuggire agli spettatori più smaliziati o veri e propri errori di tipo scientifico che possono risultare indigesti a chi vuole una rappresentazione realistica delle vicende. Non sono grandi cose ma mostrano una discontinuità che abbassa nel complesso il feeling con la narrazione.

I personaggi sono pochi e il peso della maggioranza del film ricade sulle capacità espressive del protagonista, interpretato da un Sam Rockwell all’apice della forma. E’ sempre rischioso affidare le sorti di un progetto a un singolo attore (o attrice) non importa quanto possa essere bravo, dal momento che anche la miglior interpretazione potrebbe scontrarsi con diverse forme di pregiudizio per i lavori precedenti. A quanto ci è dato di capire questo non è successo, Rockwell si è rivelato in grado di convincere anche la critica più severa.

Un altro punto di forza è l’uso limitato della CGI a favore dell’impiego di modelli in varie scale. Questo permette di incrementare notevolmente il collegamento visuale con i film e le serie televisive del periodo già citato e si sposano benissimo con il design degli interni della base mineraria, dando coerenza all’intera produzione.

I pregi di questo film sono notevoli a partire dalla regia di Jones, mai sopra le righe e sempre attenta a mantenere bilanciati i piani di narrazione della pellicola; la scenografia e la scelta di come raffigurare l’AI che gestisce la base consentono inoltre di rafforzare il feeling con un futuro non solo possibile ma vicino, quasi a portata di mano. Si può tranquillamente parlare di cura artiginale dei particolari di scena, altro aspetto che avvicina questa produzione ai grandi film degli anni ’70 e che rafforza nello spettatore l’idea di poter quasi toccare quello che vede sullo schermo.

In un periodo come questo, dove il concetto di film di fantascienza è spesso legato solo a produzioni roboanti e alla quota parte di investimenti in effetti speciali che decidono i consigli di amministrazione degli studios consola non poco vedere che c’è ancora spazio per raccontare una storia e affidarsi alla bravura di un attore come Rockwell. La buona resa economica di “Moon”, circa il doppio dell’investimento, dovrebbe far riflettere anche chi ragiona solo in termini di marketing.

Voto: 07,00 / 10,00.

(1)    Qui la descrizione di cosa sia l’elio-3

(2)    Qui la scheda del film