(Nota questo articolo venne originariamente pubblicato sulla rivista LibriNuovi – viene ristampato qui, per la prima volta con il suo apparato iconografico al completo, con un ringraziamento allo staff di LN, la miglior squadra che mai abbia pubblicato una rivista)
3 . Trionfo e tragedia
Ma avevano fatto i conti senza Roy Thomas.
Responsabile delle collane Marvel che avevano per protagonista Conan il barbaro, Roy Thomas fu più ancora di Lyon Sprague De Camp responsabile della diffusione e della popolarità del Cimmero.
Perpetratore – coi suoi complici Buscema e Alcala – di un elevato numero di bikini a scaglie metalliche ed altra lingerie blindata, Roy Thomas adattò a fumetti tutte le storie di Howard dedicate a Conan.
E finite quelle, ne scrisse delle sue.
Ed adattò gli apocrifi.
E le collaborazioni postume.
E poi, proprio come lo stesso Howard e come De Camp successivamente, prese a ricucinare il salsa hyboriana le altre storie di Howard.
Gli horror, le avventure storiche, i western.
Inclusa Red Sonya di Rogatino – per l’occasione ribattezzata Red Sonja e trasferita fra le cime innevate delle terre dei Vanir.
Il character design – come lo chiameremmo oggi – venne affidato a Esteban Maroto, il quale riciclò una donnina howardiana invenduta e spiaccicò sulla copertina di Savage Sword of Conan the Barbarian il più dirompente bikini di maglia d’acciaio mai visto.
Inutile dire che Red Sonja si conquistò fin da subito un posto nel cuore dei fan.
Ebbe una serie sua.
Una sua rivista.
Dei romanzi apocrifi scritti da pennivendoli assoluti, e con le copertine ben carrozzate di Boris Vallejo.
E un bruttissimo film, girato riciclando parte dei set e del cast di Conan il Barbaro, con una giovanissima Brigit Nilsen – molto lontana dai reality show degli ultimi anni – e da un Arnold Schwarzenegger talmente distratto e assente da sembrare in trance, ma non per questo relegato in secondo piano; il film infatti è basato su Red Sonja, ma Red Sonja è un personaggio secondario.
Oggi, una nuova serie è disponibile, con le copertine disegnate da Frank Cho.
Con l’esplosione del decolletage di Red Sonja per i tipi della Marvel, la distinzione si fa netta e definitiva.
Da una parte la letteratura fantastica, dove sempre più donne scrivono romanzi e racconti nei quali le donne sono meno oggettifficate e un po’ più vestite.
Dall’altra i fumetti, fitti di forme prorompenti in pose plastiche, per la stimolazione ormonale di un pubblico di adolescenti di tutte le età.
E – diciamocela tutta – meglio così.
Con gli anni ’70, forte anche dell’impatto avuto dall’opera di Tolkien, il fandom del fantastico vuole una dignità che il bikini di cotta di maglia sembra fatto apposta per negare.
In Tolkien – assunto a rappresentare tutto ciò che di alto si trova nel fantastico (high fantasy, appunto) – non solo non compaiono donne in bikini di bronzo, ma non compaiono proprio donne in bikini.
Potremmo esagerare e dire che compaiono a malapena delle donne.
E la scarsa popolazione femminile della Terra di Mezzo è sospesa fra l’algido e l’orgoglioso, ed è vestita, molto vestita, vestitissima.
Scarse le donne guerriero – non fatevi ingannare da Peter Jackson, rileggetevi il personaggio di Eowin in originale – assenti del tutto le maghe (che strano) e le incantatrici, zero il potere politico o sociale del genere femminile, ridotto a moneta di scambio in matrimoni fra casate nobiliari.
Gli arrangiamenti nuziali degli umani e degli elfi sono questioni di stato.
Nulli quelli degli hobbit: Bilbo Baggins è uno scapolo.
Così è Frodo.
Samwise è palesemente gay (anche se è l’unico ad avere una fidanzata – di copertura, probabilmente, altrimenti il lavoro di responsabilità se lo sognava).
Sorvoliamo su Merry (“allegro” – sinonimo di gay) e Pipino (se mai c’è stato un nome allusivo…), che stanno sempre insieme.
La New Wave britannica tenta di salvare il salvabile – i contenuti espliciti non sono più un tabù e gli editori di originali in formato tascabile non hanno problemi a mettere in copertina eroine tutte curve con grossi spadoni fra le mani.
Ma se escludiamo l’improbabile collaborazione dei peraltro eccellenti Robert Holdstock e Angus Wells sui romanzacci della serie Raven – imperniati sull’enesima spadaccina in corazza a due pezzi a piede libero in un mondo alieno e caotico – il panorama è spoglio.
I cinque romanzi di Raven ebbero un enorme successo, grazie anche alle copertine di Luis Rojo e di Chris Achilleos, e una variante meno scollacciata del costume di Raven disegnato da Achilleos venne indossato da Kate Bush per il video musicale di Babooshka.
Ma sul sistema aleggiava ormai una cert’aria di imbarazzo.
E così, con la scomparsa del bikini di bronzo dalla narrativa di livello, relegato alle pagine colorate dei fumetti, o a romanzetti trash per le edicole ferroviarie, scompare un cliché per venire rimpiazzato da un altro.
Il fantastico comincia a popolarsi di guaritrici empatiche, di sacerdotesse in comunione con Madre Natura, di guerriere riluttanti e con un gran desiderio di maternità.
L’avventura è riservata alle adolescenti – che presumiamo “metteranno la testa a posto” al momento giusto.
Ed ovviamente ai protagonisti maschili – che rimangono l’allegra combriccola di cialtroni immaturi di sempre.
Non mancano i revisionisti, naturalmente.
Alla fine degli anni ’80, Michael Moorcock (egli steso fautore di personaggi femminili fuori dai canoni), lamentando il fatto che “carino ha rimpiazzato burino”, se da una parte si consola per il fatto che anche l’interminabile schiera di barbari forzuti pare essersi diradata, dall’altra auspica la venuta di un personaggio femminile che riporti un po’ di vita nel genere.
E propone Jacqueline la Castratrice.
Nessuno, apparentemente, ha mai raccolto la provocazione di Morcock, ma proprio in quegli anni, come lo stesso Moorcock segnala nel suo Wizardry and Wild Romance, qualcosa si sta muovendo.
4 . Il Ritorno del Bikini di Bronzo
Tanto per cominciare, con gli anni ’80 compare sul mercato Terry Pratchett, abilissimo scrittore e genio della satira.
Il lavoro di Pratchett, come quelli di qualsiasi buon parodista, nasce da un amore profondo e da una profonda comprensione del genere.
È questo che gli permette di prendere dei cliché, capovolgerli a piacimento, combinarli apparentemente a caso, e ricavarne dell’eccellente letteratura.
Fra i cliché giustiziati una volta per tutte da Terry Pratchett, insieme con la spada intelligente e malevola (Kring, che parla decisamente troppo), il barbaro nerboruto e invincibile (Cohen il Barbaro, ormai ottuagenario), la scuola di magia (Il Collegio Invisibile… maledettamente difficile da trovare per iscriversi), non può mancare il bikini di cotta di maglia, splendidamente indossato da Conina, la figlia di Cohen il Barbaro.
Quella che vorrebbe fare la parrucchiera.
La scoperta che si può scrivere dell’ottima letteratura d’immaginazione con taglio umoristico (già dimostrato da De Camp e Pratt negli anni ’40, ma troppo spesso dimenticato) porta al proliferare di romanzi e volumi antologici umoristici – alcuni imperdibili, altri perdibilissimi.
Fra questi, non possiamo non ricordare la serie di volumi intitolata Chicks in Chainmail, curata dalla scrittrice Esther Friesner per Baen Books.
La serie allinea molti dei nomi classici della nuova letteratura fantasy americana, e le pollastre in cotta di maglia sono le protagoniste di una serie di racconti revisionisti, umoristici e intransigentemente femministi – ma con quel titolo in copertina, e una illustrazione che potete ben immaginare.
Lo scopo è quello di usare l’ironia per riappropriarsi di un ruolo – quello del personaggio femminile dominante e belligerante – che troppe carinerie sembrano aver spazzato via.
In un primo momeno, la stampa ed i fan non sanno esattamente come prenderla, e la serie prosegue con Did you say chicks?!, Chicks and Chained Males (altro cliché recuperato, sovvertito e riappropriato) e così via.
Contemporaneamente, l’inglese Mary Gentle decide di sovvertire alla propria maniera i canoni creando il personaggio di Valentine, anche nota come White Crow (una strizzata d’occhio al personaggio di Holdstock & Wells?), protagonista di una serie di romanzi e racconti sospesi tra fantascienza e fantasy.
Qui non compaiono reggiseni metallici o altri orpelli da fantasy di serie B.
Ma ricompare, forte e prepotente, il personaggio della donna-guerriero.
Valentine non va mai oltre casacca e giustacuore, e se si tratta di un personaggio sexy, è certo per il contenuto della sua testa e non per i vestiti che indossa.
Ma proprio per questo segnala che l’epoca di imbarazzo verso certi personaggi è finita.
Gli uomini possono leggerne senza sentirsi necessariamente maniaci, le donne possono scriverne senza tema di essere relegate a categorie poco dignitose.
Il caso dei romanzi e racconti del Corvo Bianco di Mary Gentle è uno fra molti.
In America, Elizabeth Moon vara la serie di Paksennarion, facendo tesoro delle proprie esperienze come ufficiale delle forze armate americane per descrivere un conflitto credibile ed un’altrettanto credibile donna coinvolta in quel conflitto, nel ciclo di Paksennarion.
La Gentle – che ha dalla sua un lungo elenco di titoli accademici nel campo della storia militare, ed un’esperienza di prima mano come schermidora – ripeterà invece l’exploit di White Crow con il colossale Ash, A Secret History, storia di una giovane donna avviata nel tardo medioevo alla professione delle armi.
Il romanzo è un monumento alle donne guerriere di Howard, tanto che Dark Agnes de la Fere vi compare brevemente in una sorta di cameo. Come nelle storie di Howard, realtà storica e immaginario si sovrappongono e interferiscono reciprocamente.
Come in Howard, la battaglia viene affrontata come un mare in burrasca, con un misto di esilarazione e terrore.
Alcuni lettori italiani hanno lamentato l’eccessiva volgarità del testo della Gentle.
Costoro si trovano evidentemente più a proprio agio con Merry e Pipino.
E le battutacce da caserma la fanno da padrone nell’altro testo fondamentale di Mary Gentle – quel giovanile Grunts! in cui gli orchi dell’Oscuro Signore di turno si trovano loro malgrado tramutati in marines, e combattono quindi come una sorta di Vietnam fantasy quella che è una a malapena velata parodia della guerra dell’Anello.
Mary Gentle è cattivissima con gli hobbit.
Frattanto nei sottoscala del fantastico, dove la buona letteratura lascia il posto a prodotti seriali per i quali una buona copertina ed una cadenza regolare sono meglio di una buona trama, seguendo le orme di Robert Holdstrock, scrittore serio con un bikini di bronzo nell’armadio, il “genio underground” Martin Millar (che i lettori italiani ricorderanno forse per il surreale ed etilico Fate a New York) si maschera sotto ad uno pseudonimo – Martin Scott – e pubblica otto volumi sulle avventure di Thraxas, investigatore privato fantasy che può contare, come aiutante e guardaspalle, su una guerriera in bikini di cotta di maglia, Mikai – che è per metà umana, per metà elfo e per metà orco (la matematica non segue le stesse regole nel mondo del fantasy).
Meno hardboiled del Garret P.I. di Glen Cook, Thraxas gioca su una miscela divertente e divertita di fantasy, umorismo e poliziesco.
I cliché abbondano, e vengono abusati in ogni maniera possibile.
La serie vincerà il World Fantasy Award nel 2000.
5 . Nuovo modello, senza spalline
E così, a settant’anni dalla morte di Howard, a cinquanta e rotti anni dalla creazione della definizione di sword & sorcery, decenni dopo che le matite della Brundage hanno dato vita ad improbabili capi d’abbigliamento hyboriani, il bikini di cotta di maglia è ancora presente in copertine, fumetti, film.
Straripando nella vita reale: chi fosse desideroso di trovare un regalo insolito per la fidanzata, può procurarsene un completo via internet, a prezzi che vanno dai 35 ai 350 dollari.
Le conseguenze di un simile regalo sono, naturalmente, imprevedibili, e l’autore di questa rubrica e LN (e Il Futuro è Tornato, ovviamente) non si prendono responsabilità.
Ma ricordate, Conan e Bèlit si conobbero su fronti opposti, e si innamorarono combattendo.
Le fortune del bikini di bronzo hanno segnato come un barometro gli alti e bassi di un genere troppo facilmente classificabile in maniera sbrigativa.
Il regipetto blindato ha in particolare segnalato i diversi ruoli dei personaggi femminili – dall’originario status di cliché ad una presenza “accettabile”, fino all’attuale stato di pari dignità.
Almeno qui.
Almeno nelle mani degli autori migliori.
Indipendentemente dall’abbigliamento.
Davide Mana
Shadizar la Perversa
Zamora
8 Marzo 2008/27 settembre 2012
Postilla: Brevi note sul perizoma di Conan
Qui giunse Conan il Cimmerian, nero di capelli e dallo sguardo truce, spada alla mano, un ladro, un predone, un uccisore di uomini, dalle gigantesche malinconie e dalla gigantesca ilarità, per calpestare i troni ingioiellati della Terra sotto al suo piede calzato di sandalo.
[Le Cronache Nemediane]
È stato fatto notare come, all’inizio di molte delle sue avventure, Conan il Cimmero si ritrovi regolarmente in condizioni sartoriali meno che eccelse; lacero, malandato, con un perizoma e un coltello quali uniche certezze – e questo nonostante le ricchezze conquistate nei propri exploit precedenti.
Vediamo se è vero…
Conan è “squattrinato ed alla fame” all’inizio di The God in the Bowl, la prima storia in ordine cronologico.
Al perizoma ed alla spada del racconto precedente, Conan aggiunge una tunica (della quale si libera abbastanza alla svelta) e una corda per Tower of the Elephant.
Da Rogues in the House, Conan esce indenne e con un cavallo da sella, del quale tuttavia non c’è traccia all’inizio di Iron Shadows in the Moonlight.
Sfuggito alle ombre di ferro, Conan ha un cavallo, un’ascia e una cotta di maglia quando, braccato da una masnada infuriata e armata, salta sulla prima nave diretta a sud (o ovunque, fuorché a Messantia) in Queen of the Black Coast.
Lo troveremo con un perizoma, una spada, una bionda discinta e un otre ormai vuoto nel bel mezzo del deserto per il successivo The Slithering Shadow…
L’iconografia – originariamente ad opera di Frazetta, e poi perpetrata dai fumetti – che vuole Conan il Cimmero a torso nudo, vestito solo di un perizoma, ed armato d’ascia, senza una piastra e senza un posto dove stare all’inizio di ogni nuova avventura, difficilmente si potrebbe intendere come provocazione sessuale per un – all’epoca comunque inesistente – pubblico femminile; né sembra il caso di dare seguito alle ipotesi che vogliono gli abiti quali segno di civiltà – qualcosa di cui Conan non sa che farsene.
No, il guardaroba di Conan il Cimmero è piuttosto una dimostrazione delle pessime attitudine all’amministrazione delle proprie finanze del nostro eroe.
Il che spiegherebbe anche la sua espressione perennemente truce – in vista del prossimo fallimentare investimento…







Vuoi linkarci sul tuo sito o sul tuo blog?
Puoi farlo scegliendo uno dei nostri banner personalizzati!