Henry Kuttner

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Quando Jack Vance irruppe sulla scena, nel 1950, con l’esile ma impressionante The Dying Earth, lettori e critici rimasero a tal punto sorpresi dalle capacità dimostrate dall’autore pressocché esordiente,che molti si convinsero che Jack Vance fosse solo uno degli pseudonimi di Henry Kuttner.
Ma non era così.

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5 . Across the Universe

Se i pianeti alieni sono un classico, altrettanto lo sono gli universi paralleli, postulati dalla moderna fisica quantistica e d agevolmente visitabili attraverso una serie di artifici più o meno collaudati.

952494Oltre al ciclo del castello d’Acciaio – o di Harold Shea che dir si voglia – pietra miliare nel genere, Lyon Sprague De Camp, da solo o in combutta con Fletcher Pratt, scrisse molto altro, che il fandom nazionale e l’editoria patria paiono aver rimosso.
In Land of Unreason una fata ubriaca rapisce dalla sua “culla” un quarantenne anziché un infante, ed il pellegrinaggio del protagonista attraverso un mondo delle fate popolato da belle dame piccanti e troll perplessi diventerà una lenta ma sorprendente metafora e copia speculare della guerra che si va combattendo nel mondo reale, contro l’altro Impero del Male, quello governato da Hitler.
In The Carnelian Cube un archeologo ottiene un artefatto in grado di realizzare i suoi sogni – con tutte le conseguenze del caso – trasportandolo di peso all’interno di essi.
376-1Nei Racconti del Bar di Gavagan, l’irrazionale irrompe con effetti esilaranti nella quotidianità di un baruccio dei sobborghi newyorkesi. Un classico dimenticato, questa serie di 28 racconti, che i due noti perpetratori di fantasy umoristico inflissero ai lettori di Fantasy & Science Fiction, oggi la classificherebbero come fantasy urbana – se qualcuno avesse il coraggio di pubblicare storie su alcoolisti che riescono a materializzare i propri incubi, su draghi nani usati come trappole per topi, su culti fondati sull’adorazione di conferenzieri pubblici, su pubblicisti miracolati e su driadi suburbane.
La morte prematura di Pratt pose fine alla serie.
Che rimane assolutamente essenziale, e criminalmente non viene ristampata neanche in lingua originale.
E per finire, nel fondamentale Least Darkness Fall, firmato dal solo Sprague de Camp, un ingegnere americano “incespica nel tempo” (no, davvero, è scientifico, abbiamo anche le equazioni da qualche parte…) e si ritrova nel quarto secolo dopo Cristo, decidendo – per motivi assolutamente egoistici – di fare il possibile per evitare la caduta dell’Impero Romano.
Perché a ben pensarci, se il viaggio nel tempo è impossibile scientificamente, allora tutte le storie di viaggi nel tempo sono fantasy, per quanto con elementi tecnologici.

3Hearts3LionsEmuli in una certa misura dei personaggi di Sprague De Camp sono gli eroi riluttanti di due gustosi romanzi di Poul Anderson e Gordon R. Dickson, due autentici colossi della fantascienza.
Prendendo le mosse da spunti decampiani (il ciclo di Shea e Land of Unreason, in particolare) Poul Anderson, autore serio e solido di ottima fantascienza, ma con un debole per una sana risata di quando in quando, spedisce un ingegnere americano a visitare il ciclo cavalleresco di Oggieri il danese in Tre Cuori e Tre Leoni.
E se Harold Shea riusciva in una storia di Pratt & De Camp a sfuggire all’elisabettiana Bestia Poetica recitando una lunga composizione oscena popolare fra gli studenti universitari americani (La Ballata di Eskimo Nell), l’eroe di Anderson non è da meno e pietrifica – letteralmente – un troll con il dibattito filosofico del perché la gallina attraversi la strada.
Non privo di una vena drammatica, Tre Cuori e Tre Leoni si sposta dall’avventura spensierata all’azione più cupa nel finale – anche qui, sconfiggere il male in un universo, significa sconfiggerlo in tutti.

the-dragon-and-the-georgeDal canto suo, il protagonista de Il Drago e il George, divertissement fantastico di Gordon R. Dickson, si ritrova sbalzato nel corpo scaglioso di un dragone nel bel mezzo di un regno fantasy molto di routine, ma proprio per questo aperto ad ogni sorta di dirottamento e boicottaggio.
Con l’aiuto di una strana compagine di creature improbabili ed eroi riluttanti, George riuscirà ad arrivare in fondo all’avventura tutto intero, e ad essere restituito al proprio corpo.
Più o meno.
Il ciclo del Drago e il George comprende un certo numero di altri romanzi, inferiori al primo ma comunque godibilissimi, e misteriosamente latitanti dai nostri scaffali.

1881716Ma un altro debito grava su Anderson e Dickson, nei confronti di un titolo poco noto che è pure il principale romanzo di science-fantasy di Henry Kuttner, The Dark World.
The Dark World prende le mosse da quello che ormai dovremmo saper riconoscere come un classico motore della narrativa fantasy e fantascientifica degli anni ‘40 – il nostro eroe torna dalla guerra un po’ frastornato, sente delle voci nella testa, si crede folle, e poi improvvisamente si ritrova sbalzato in un universo parallelo (ma potrebbe anche essere nel futuro, o in un passato remotissimo).
Un buon sistema, probabilmente, per razionalizzare certi elementi fantastici che male venivano digeriti dalle riviste di fantascienza, e per creare una connessione forte con i lettori, molti dei quali erano reduci, sbalzati dal Pacifico ad un mondo molto diverso da quello che avevano lasciato.
L’espediente venne utilizzato – tra gli altri – da Edmond Hamilton, da Leigh Bracket, e da Michael Moorcock…
E da Kuttner – frequentemente.
Ma con alcune sostanziali differenze, in questo caso.
In primis, The Dark World venne pubblicato su Weird Tales, non su Astounding o su Unknown. È quindi più vicino al dark fantasy – quello vero – con elementi orrifici conclamati, e con una parentela più stretta con certe storie di C.A. Smith che non di Pratt e De Camp.
Secondariamente, ha per protagonista un elemento stonato, un personaggio un po’ più noir della media degli eroi del fantasy a cui siamo abituati.
Uno che potrebbe anche decidere, dopotutto, che schierarsi coi cattivi non è poi così male.
Un fantasy-noir quindi scritto con efficacia.
Un altro genere ibrido del quale varrebbe la pena esplorare gli anfratti… se qualcuno avesse voluto seguire Kuttner lungo quella strada.

9780345274564_p0_v1_s260x420Chris Stasheff, dal canto suo, non rimase a lungo lontano dalla nuova possibile razionalizzazione delle sue commediacce, e con Lo Stregone di Sua Maestà inaugurò alla fine degli anni ’70 un secondo ciclo; questa volta il protagonista viene trasportato in un universo parallelo fatato ma razionalizzato, ed il nostro eroe – uno studente universitario – grazie alla capacità di improvvisare filastrocche in rima e con l’aiuto, fra gli altri, del Demone di Maxwell, riuscirà a rimettere sul trono una delle più petulanti principesse della storia del fantasy, e a dare il via ad un’altra interminabile sequenza di romanzi piacevoli e scorrevolissimi, che mai qualcuno ha pensato di tradurre qui da noi (nonostante il successo del primo volume).

1007334Un universo parallelo dominato dalla magia, popolato da creature mitiche e stretto in un interminabile conflitto fra il Bene ed il Male è pure quello nel quale viene trasportato da un maldestro incantesimo un APC prelevato di peso dalle giungle del sud-est asiatico nell’incipit del bel ciclo di Caramonde scritto dal compianto Brian Daly. Riusciranno i marines a bordo del mezzo blindato a sconfiggere le orde del male e a tornare a casa?
Una domanda retorica, naturalmente.
Ma che ne sarà di quello di loro che deciderà di restare e portare a termine la lotta contro i malvagi?
E restando in tema di mezzi blindati e marines – come descrivere, se non come science fantasy, la storia degli orchi tramutati in marines da una maledizione che sono al centro delle vicende del cattivissimo Grunts! di Mary Gentle?

Ed uno dei prezzi della guerra, naturalmente, non può che essere il crollo della civiltà.
Ed il sorgere di qualcosa di nuovo, dopo.
Di diverso…

Gli scrittori sono esseri umani con pregi e difetti comuni a tutti noi, noi li conosciamo quasi esclusivamente tramite le loro opere, solo ultimamente riusciamo a scoprire i volti degli uomini e delle donne dietro i racconti.
Eppure dietro i volti, dietro le foto, dietro le opere scritte si nascondono storie di vite umane.

Storie di persone, che hanno le loro simpatie, antipatie, inimicizie.
E che alle volte s’innamorano.
Ecco una di quelle storie che merita di essere raccontata.

Anno 1936.Il californiano Henry Kuttner è un aspirante giovane scrittore di belle speranze e come molti altri scrittori di belle speranze gravita attorno alla rivista Weird Tales.
Il suo mito è lo scrittore Howard Phillips Lovecraft, Kuttner è già in contatto epistolare col gigante di Provvidence, ma proprio perchè vorrebbe scrivere come lui comincia a mandare lettere anche agli altri scrittori del gruppo di Weird Tales .

Ce n’è uno in particolare il cui stile affascina il giovane.

Tre anni prima sulla stessa rivista è infatti apparso Shambleau un meraviglioso racconto a firma di un certo C.L. Moore, in seguito lo stesso autore lancerà una serie di heroic fantasy sulla falsariga di Conan, dai toni più cupi e con protagonista una donna: Jirel di Joiry.
Il giovane Henry, che nel frattempo ha cominciato a vendere le sue prime storie, scrive ammirato al suo più famoso collega.
La prima lettera comincia con un : “Dear Mister C. L. Moore.
Ma la risposta non sarà quella che lui si aspetta.
E gli cambierà per sempre la vita.

Nelle successive corrispondenze, un divertito e sorpreso Kuttner scopre che non esiste un
Mister C.L. Moore, però esiste una Catherine Lucille Moore, che, del resto, non ha mai fatto molto per nascondere la sua vera identità, solo che siamo pure sempre negli anni trenta…difficile anche il solo pensare che una donna possa scrivere storie come quelle che appaiono su Weird Tales, la rivista “pulp” per eccellenza.
I due si scrivono lunghe lettere, cominciano a collaborare professionalmente, nel 1938 finalmente s’incontrano.
E si perdono l’uno nell’altra.
Non lo dico solo perchè due anni dopo si sposeranno, non sono così romantico; i due scrittori si perderanno l’uno nell’altra perchè sarà sempre più difficile che scrivano separati ma quando scriveranno assieme sarà praticamente impossibile che lettori ed esperti capiscano dove termini il lavoro dell’uno e dove cominci quello dall’altra.
Henry Kuttner ha ormai abbandonato lo stile lovecraftiano degli esordi, che ormai utilizza sempre più raramente, e solo per storie omaggio nei confronti del suo antico mentore; adesso ha acquisito uno stile più cerebrale, però risulta essere più veloce della moglie, che dal canto suo, ha più tecnica del marito.
Ma quando scrivono assieme questo non conta, i due si fondono, creano storie come se fossero una persona sola. La coppia diventa specialista in storie di fantascienza, tre saranno i filoni che maggiormente tratteranno in questa parte della loro carriera: storie di bambini meraviglia; storie di robot totalmente differenti da quelle di Isaac Asimov e racconti su scienziati pazzi. Racconti come The Twonky (1942), che praticamente ricreano il genere SF.

Ci sono le eccezioni scritte singolarmente, ovviamente,come le storie del ciclo di Gallegher, riunite nel volume Robots Have No Tails scritte dal solo Henry Kuttner, c’è l’estrema velocità dell’uomo, che spesso utilizza diversi pseudonimi , i più famosi ed utilizzati saranno Lewis Padgett e Lawrence O’ Donnell,che spesso da soli occuperanno interi numeri di riviste.
La cosa andrà talmente avanti, che ad un certo punto si parlerà di una vera e propria “sindrome- Kuttner”: a farne le spese sarà anche un giovane debuttante di nome Jack Vance, scambiato per un ennesimo alias dello scrittore californiano.

Qualcosa si spezza, però,le condizioni di salute di Henry Kuttner, che non sono mai state particolarmente buone peggiorano sempre più: l’uomo proprio quando sta per realizzare il suo antico sogno di laurearsi, muore per un attacco cardiaco nel 1958.

Caterine Lucille Moore ne esce distrutta, praticamente non scriverà più nè Fantasy nè Science Fiction, certo camperà vendendo sceneggiature per diverse serie televisive, ma niente più racconti inediti, certo si risposerà nel 1963 ma avrà cura di scegliersi un marito che non sia uno scrittore, che sia totalmente distante dal suo vecchio mondo.
Nessun confronto, nessuna sofferenza.

Ma il suo vecchio mondo non si dimenticherà mai totalmente di lei: nel 1981 la scrittrice ottiene uno dei massimi premi della fantascienza, il Word Fantasy Award, lei promette in continuazione di riprendere a scrivere…ma sa che non manterrà mai la promessa.
Non potrà farlo, l’Alzheimer la sta consumando e nel 1987 il suo corpo smette di resistere.
Forse il suo spirito era già morto anni prima, forse.
Le storie per fortuna, almeno quelle non muoiono mai.

Nick the Nocturnian.

Quinta settimana di palinsesto per il nostro blog e novità in arrivo, sia di contenuti che di policy per il livello di collaborazione che vogliamo instaurare con tutti voi. Siamo tuttora in fase sperimentale e per ora non faremo crosslinking o scambi di banner; in compenso le porte per le collaborazioni sono spalancate, come del resto avevamo stabilito fin dall’inizio.

Cosa vuol dire? Ci proponiamo come punto di transito per chi vuole offrire o cercare servizi nell’ambito della fantascienza. Volete proporvi come traduttori, illustratori, editor, impaginatori? Cercate collaboratori per un cortometraggio? Siete alla ricerca di libri o film introvabili? Scriveteci, mandate le vostre proposte, appena ce ne sarà un numero adeguato metteremo in linea una nuova pagina con i vostri messaggi.

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