Apollo 18 (2011)
diretto da Gonzalo Lopez-Gallego
sceneggiatura di Brian Miller
Cenni sulla trama.
Nel 1974 una missione del programma Apollo ufficialmente cancellata viene effettuata di nascosto per conto del Dipartimento della Difesa. A distanza di molti anni vengono alla luce i filmati realizzati dall’equipaggio della spedizione…
Recensione.
Questo film tenta un difficile compromesso tra vari sotto generi, cercando di combinare elementi propri della fantascienza, dell’horror, le teorie complottiste e l’utilizzo del formato mockumentary. Molta carne al fuoco quindi, decisamente ambizioso per un film di basso budget (“solo” cinque milioni di dollari US). Il regista spagnolo tenta di ripercorrere la strada tracciata da Duncan Jones con il suo “Moon”, probabilmente sperando di compensare il basso livello di effetti speciali con le buone prove dei suoi attori.
“There’s a reason we’re never gone back to the Moon”, la frase riportata nel poster (trad.: C’è una ragione se non siamo mai tornati sulla Luna) è pensata per avvertire lo spettatore e solleticarne gli istinti. L’avvertimento implicito è che le cose andranno molto male per l’equipaggio dell’Apollo 18. Difficile anche limitare gli spoiler sulla trama per sottolineare pregi e difetti di questo film, tuttavia qualcosa deve essere spiegato.
Un punto controverso è il tipo di riprese che troviamo nella maggior parte della pellicola. Si ispirano a quanto registrato dagli astronauti durante le vere missioni del programma Apollo ma allo stesso tempo possono risultare fastidiose per lo spettatore, specialmente nei momenti più convulsi. A voler essere cattivi è anche un buon modo per nascondere parte delle magagne dovute alla mancanza di FX adeguati.
La parte migliore del film risiede senz’altro nelle prove di Warren Christie, Lloyd Owen e Ryan Robbins che riescono a rendere in maniera più che dignitosa i ruoli dell’equipaggio della missione, con il peso maggiore che ricade sulle spalle di Christie. Manca tuttavia il peso di un grande attore, quel livello di qualità che avrebbe consentito all’intero film di fare un passo avanti.
La parte peggiore arriva con la parte che richiede investimenti. Mi dispiace ma da qui scatta la SPOILER ZONE.
SPOILER ZONE – INIZIO
La ragione per cui fallisce la missione è la presenza di alieni sul nostro satellite. Categoria mimetici, sembrano normali rocce lunari (regolite?) per poi riprendere sembianze decisamente più aggressive e infestanti in presenza di potenziali ospiti. Concetto non nuovo ma reso particolarmente male date le carenze di budget. L’alternativa era giocarla sui toni più d’atmosfera, qui secondo me si vede il punto più debole nel voler gestire il film in questo modo.
Ho gradito molto invece il lato cospirazionista. Non solo una missione segreta americana, il cui vero scopo (la presenza aliena) viene nascosto fino all’ultimo ma anche mostrare i resti di una spedizione russa, altrettanto segreta e presumibilmente con la stessa motivazione, dà il sapore della storia vissuta dietro le quinte, dell’aver nascosto di comune accordo tra USA e URSS la verità.
SPOILER ZONE – FINE
Difficile classificare del tutto questo film a cui sicuramente non ha fatto bene il rimanere a metà tra toni ucronici e il lato più horror. Il modello di riferimento potrebbe essere il primo Alien di Scott ma con pochi attori sulla scena e un budget basso non era certamente facile. Warren Christie meriterebbe una seconda possibilità come protagonista, magari in un contesto diverso.
Il vero Apollo 18.
Nel programma delle missioni Apollo inizialmente erano definite venti missioni, destinate ad esplorare differenti zone della Luna. Tuttavia già nel 1969, poco dopo il primo allunaggio, si cominciò a parlare di tagli consistenti all’intero programma motivati dai costi, sempre più insostenibili. Il cuore del problema non erano tanto i moduli destinati al viaggio o alle attività sul satellite quanto alla famiglia di razzi Saturn V, la parte di gran lunga più costosa. Le priorità dell’amministrazione federale americana stavano cambiando dopo aver sconfitto i sovietici nella corsa spaziale, con conseguenze disastrose per la NASA.
Già nel 1970 vennero cancellate tre missioni e il quasi disastro dell’Apollo 13 causò un ulteriore contrazione del programma Apollo. Anche l’Apollo 18 fu quindi rimosso dalla pianificazione (come il 19 e il 20). Nel 1975 americani e sovietici diedero vita a una missione congiunta Apollo-Soyuz, ovvero l’aggancio nello spazio tra un modulo statunitense e uno russo. Il sistema Apollo utilizzato in quell’occasione non venne ufficialmente numerato, a quanto pare secondo una fonte (Mir Hardware Heritage, 1995) si trattava del 18.









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