Lurulu

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Quando Jack Vance irruppe sulla scena, nel 1950, con l’esile ma impressionante The Dying Earth, lettori e critici rimasero a tal punto sorpresi dalle capacità dimostrate dall’autore pressocché esordiente,che molti si convinsero che Jack Vance fosse solo uno degli pseudonimi di Henry Kuttner.
Ma non era così.

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Massimo Citi ci parla dell’ultimo dei grandi, di Jack Vance che non ha mai smesso di stupire e che rimane una figura con cui confrontarsi quando si parla di fantascienza.

jack vance lurulu

Parlare di Jack Vance nel 2013, a ben 97 anni dalla sua data di nascita, ha qualcosa di strano.
Jack Vance quasi come Jules Verne, ovvero due autori che hanno accompagnato le mie letture fantascientifiche fin dalle origini.
Un autore per me importante e inevitabilmente molto amato, arrivando persino a perdonargli alcuni non piccolissimi difetti, come il sostegno alla guerra del Vietnam esplicitato con altri 72 autori di sf che firmarono un appello pubblicato dalle riviste «Galaxy» e «If» nel lontano 1968. Tra gli autori che lo firmarono c’erano comunque – parlando delle mie personali passioni letterarie – anche R.A.Lafferty e Jack Williamson e la firma di Vance mi parve un errore tipicamente americano, un rifiutarsi di ammettere in nome dell’amor di patria che la politica condotta era oltre che sanguinaria e pericolosa, anche assolutamente idiota.
Per la cronaca, comunque, gli autori contrari alla guerra del Vietnam risultarono prevalenti – 82 contro 72 – e fra loro si trovavano grandi scrittori come Dick, Farmer, Le Guin, Spinrad, Bradbury, Leiber, Delany, Ellison… Vinsero i buoni, in sostanza.

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iain banks 01

Inutile nascondersi dietro alla retorica, la scorsa settimana è stata dominata dalla notizia della malattia di Iain M. Banks. Siamo abituati a commemorare gli autori o altri personaggi post mortem, a tessere le loro lodi dopo che la loro vicenda umana è giunta al termine. Il sapere che uno dei nostri beniamini ha una aspettativa di vita di pochi mesi e che non è in pratica possibile fare nulla mette le cose in un’altra luce, costringe a cambiare la prospettiva. Siamo abituati all’esistenza delle mille forme di malattie terminali, siano esse forme di tumore o meno, non siamo più abituati a fare i conti con la morte, a considerare la fine parte del ciclo.

Quello che vorremmo suggerire, senza alcuna pretesa, è di non fare l’errore di escludere Banks dai nostri pensieri o limitarci a preparare un “coccodrillo” per quando inevitabilmente ci lascerà. E’ vivo. Lavora al suo libro, sarà con noi ancora per un tempo. Crediamo sia giusto fargli sentire non tanto e non solo il nostro apprezzamento di lettori, quanto sopratutto il sentimento umanissimo del rispetto che è dovuto a chi sta cercando di vivere serenamente anche la fine della propria vita. Passare dall’altra parte è inevitabile, farlo con dignità è il modo migliore.

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