Fa uno strano effetto rivedere oggi questo ATTO DI FORZA (Total Recall) del 1990.
Fa uno strano effetto vedere un film dell’era pre CGI, con tutti i sani effetti speciali vecchio tipo,con il suo appartenere ad un epoca in cui quegli stessi effetti erano parte integrante di un film di fantascienza, ma in maniera funzionale alla trama senza assorbirla.
Così come da un senso particolare il rivedere il “buon” Arnold Schwarzenegger nella sua fase pre nomina a Governatore della California, in cui Arnie si dimostrava un vero e proprio prezzemolino dei film di genere, riuscendo spesso anche a divertire e a dimostrare di saper recitare.
Ultima sensazione di straniamento, almeno per me,consiste nel rivedere Sharon Stone, vestitissima per altro, in uno dei suoi ultimi ruoli prima del successo planetario di Basic Instinct.
Ma, del resto, la parola straniamento è probabilmente la più indicata per descrivere la trama di Atto di forza, “liberamente tratto da Ricordiamo per Voi (We Can Remember It For You Wholesale) un racconto di Philip K. Dick.
Chiunque conosca o abbia mai anche solo letto un singolo racconto dickiano è a conoscenza dell’ossessione che lo scrittore di Chicago provava nei confronti di questo concetto:la paura di non poter più definire quale fosse “la” o” le realtà” per poterle differenziare dall’illusione.
Tutto comincia da un sogno di Douglas Quaid(Quail nel racconto originale) e dai suoi ricordi di Marte, mondo su cui Quaid \Schwarzenneger sa di non essere mai stato.
O almeno così lui ricorda.
Ma cosa sono i ricordi? Cosa è la verità? Quanto sono vere le nostre esperienze?
Il desiderio dell’uomo lo porta a provare una rivoluzionaria tecnica creata dalla Recall: un’ avventura virtuale con finti pericoli e finte amanti.
Qualcosa va storto, o forse no.
Quaid scopre che quella che ritiene la sua vita è stata una finzione, ricordi impiantategli da un certo Hauser che in realtà sarebbe il suo “vero” sè stesso.
Lo scopo?
Aiutare la resistenza su Marte, una resistenza fatta da umani e mutanti contro la dittatura del despota Cohaagen.
Ma siamo sicuri che questa sia la realtà?
Il bello di ATTO DI FORZA è proprio questo: noi ci crediamo perchè ci vogliamo credere. Noi assieme a Quaid, ancora una volta scegliamo la realtà nella quale preferiamo credere.
Paul Verhoeven confeziona uno dei suoi film più riusciti, aiutato dalla sceneggiatura del veterano Dan O’ Bannon e dagli effetti speciali del gruppo di Rob Bottin.Il film avrebbe conquistato anche una statuetta speciale nella notte degli Oscar.
Questi sono i freddi dati per questo film pre-CGI; pre- carriera politica di Arnie e pre-nascita di un sex simbol.
Solo che mentre guardavamo ATTO DI FORZA in VHS seduti comodamente nelle nostre poltrone o al Cinema non ci rendevamo conto che anche il nostro mondo stava cambiando: l’ anno precedente era caduto il Muro di Berlino mentre quello dopo la stessa Unione Sovietica sarebbe scomparsa, una forma di realtà sarebbe caduta con loro e sarebbe nato un nuovo mondo che ancora oggi fatichiamo a costruire.
A pensarci bene, questa cosa sarebbe piaciuta molto a Philip K. Dick.
Nick the Nocturnian.
ATTO DI FORZA – LA RECENSIONE DI GIANLUCA SANTINI
Titolo: Atto di forza
Regista: Paul Verhoeven
Anno: 1990
Genere: Fantascienza, Azione
Nazionalità: USA
Attori principali: Arnold Schwarzenegger, Sharon Stone, Rachel Ticotin
Trama: Siamo nel 2084 e per il muscoloso operaio Doug Quaid l’ossessione è una sola: andare su Marte. Oltre ai normali viaggi di linea esistono anche società come la Recall capaci di impiantare nella memoria dei loro clienti il ricordo di settimane di vacanza passate sul pianeta rosso. Doug si rivolge alla Recall e lì cominciano i guai perché i tecnici scoprono che qualcosa non va nella sua testa.
Commenti: Alzi la mano chi, da piccolo o da più grandicello, non ha visto questo film. Io rientro nella prima categoria, “Atto di forza” è stato uno di quei film visti durante la gioventù, con il solo risultato di ricordare la tipa con le tre tette e un po’ di schwarzynate.
Rivedendolo da “grande”, di certo da più grande di quando l’avevo visto prima, è un film che ha molto da trasmettere allo spettatore attento. Inoltre, conoscendo un po’ l’opera di Dick, emergono tanti aspetti che sicuramente da piccolo mi saranno scivolati via come l’acqua durante una giornata di pioggia. “Atto di forza” riesce nella difficile commistione tra tematiche quali la perdita di identità, la mancanza di un riferimento sociale e l’accentramento di un potere totalitario, tipiche dell’opera di Dick, e la componente prettamente action incarnata dallo Schwarzy dei tempi andati. Il risultato di questo mescolamento non è mai banale e, anzi, affascina: abbiamo a che fare con un mondo terrestre solamente tratteggiato nella prima parte della pellicola, ma comunque plausibile, e un mondo marziano che al contempo è vicino agli scenari che tutti abbiamo in mente pensando al pianeta rosso, ma se ne discosta comunque, rivelando locazioni come quello del reattore e dell’insediamento umano, ben costruite e verosimili.
Abbiamo a che fare con un mondo di disadattati, i mutanti-ribelli, e con un potere accentrato che dispone della vita e della morte degli esseri umani presenti nell’insediamento. E abbiamo Doug Quaid, che desidera andare su Marte e si reca alla Recall per farsi impiantare i ricordi di un viaggio sul pianeta desiderato. Quaid presenta però dei problemi, è un agente segreto che ha lavorato su Marte e la “verità” che vive attualmente è solo un innesto di memoria. Con l’evolversi della storia, Quaid dovrà affrontare sia i nemici che lo vogliono morto sia il suo stesso io, cercando di comprendere se è davvero l’agente segreto che crede o se tutto si sta svolgendo alla Recall. Lo spettatore è lasciato nel medesimo dubbio, e le espressioni, per quanto monotematiche, di Schwarzy aiutano a calarlo in quell’atmosfera di incredulità che lo portano a essere incapace di discernere quale sia la realtà.
Infine, anche se è la componente più evidente all’occhio dello spettatore, abbiamo tanta azione: esplosioni, spari, inseguimenti, e chi più ne ha più ne metta. Ovviamente, da questo punto di vista Schwarzy è una garanzia. Per questo motivo, il mescolamento tra componente action e tematiche tipicamente dickiane è, come dicevo, ben riuscito e mai forzato. Non è un caso se “Atto di forza” è tra gli adattamenti più famosi e apprezzati di un’opera di Dick.