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Parzialmente ispirato al racconto “Acciaio” di Richard Matheson, “Real Steel” è un baraccone di azione e fantascienza diretto nel 2011 da Shawn Levy. Alla produzione troviamo nomi importanti come Steven Spielberg e Robert Zemeckis.

Real Steel - Locandina

Real Steel – Locandina

Nel 2020 i combattimenti di pugilato tra esseri umani sono stati rimpiazzati, per volere del pubblico che desidera sempre più violenza, da quelli con i robot. Charles “Charlie” Kenton, dopo aver perso la sua occasione come pugile, diventa quindi manager di robot, per continuare a combattere tramite loro. La fortuna non è dalla sua parte, accumula debiti sempre più consistenti e non riesce a portare a termine un incontro, perdendo uno dopo l’altro i robot che acquista. Un giorno gli viene affidato suo figlio Max, avuto da una relazione risalente a dieci anni fa. Grazie a lui, e al sostegno della sua fidanzata Bailey, riuscirà a ritrovare le luci della ribalta, quando il bambino recupera da una discarica il robot Atom, considerato solo un robot di allenamento, ma capace grazie a una funzione ombra di imparare i movimenti fatti da un essere umano. Continua a leggere

neue deutsche harte

Buongiorno a tutti, con questo editoriale annunciamo delle importanti novità per il futuro della nostra blogzine. Come sapete il mercato in Italia è in una condizione molto difficile, l’interesse per la narrativa di genere e per i progetti correlati basso e il giro economico che ne deriva ovviamente ne risente. Questo causa una certa scarsità di investimenti, per non parlare della difficoltà per degli indipendenti come noi di poter andare avanti senza pubblicità di sorta o sponsor.

Christian Lorentz

Con oggi annunciamo che un importante gruppo editoriale tedesco, al cui simbolo abbiamo dedicato la copertina, ha rilevato la nostra testata nel quadro delle sue attività per il rilancio delle produzioni fantascientifiche in Europa. La Neue Deutsche Härte (d’ora in poi NDA) ha apprezzato il modello che abbiamo proposto nel corso dell’ultimo anno e deciso di acquisirlo, mantenendo nel contempo le expertise maturate dalla nostra redazione nel contempo. Il direttore della NDA, Christian Lorenz, ha già assegnato ai membri della redazione le redini delle testate gemelle che apriranno nei prossimi giorni per gli altri paesi.

In particolare Nick il Nocturniano gestirà il portale in lingua spagnola, “El futuro està de vuelta“; Gianluca Santini si occuperà del mercato di lingua tedesca con il portale “Die Zukunft ist zurück” che sarà il primo ad affacciarsi sulla Rete mentre per la testata di lingua inglese, affidata alle cure di Davide Mana con il nome “The Future is back“, è previsto un budget più ambizioso data la platea potenziale di lettori.

Siamo ovviamente molto emozionati per questo cambiamento e desideriamo ringraziate il dottor Lorenz per l’attenzione e l’energia che sta dedicando a questo progetto. Con la serietà che contraddistingue la NDA e i mezzi profusi nell’iniziativa non dubitiamo di potervi stupire ancora per molti anni a venire.

A voi il palinsesto di questa settimana:

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Accogliamo con questo articolo un nuovo collaboratore, Paolo Ungheri, noto anche come “Il Narratore” nella blogosfera. Paolo si occupa spesso e volentieri di cortometraggi, come in questo articolo.

Il cortometraggio con cui do il via a questa mini rassegna, che si svolgerà con tempistiche ancora tutte da definire, entra di petto nel mondo conosciuto dei robot.

Blinky, conosciuto anche con il titolo Bad Robot, affronta varie tematiche, passando dal dramma familiare e la solitudine, fino ad arrivare al mondo dei robot, delle anime d’acciaio.

Andy Neville, interpretato da Max Records (già visto in Where the wild things are), stanco delle continue litigate dei genitori, chiede loro, per Natale, di poter ricevere un Blinky.

Un robot, multifunzionale, in grado di occuparsi di decine di faccende domestiche e, con grande speranza dello stesso Andy, poter diventare un nuovo amico con cui fuggire da quella opprimente realtà che è la sua vita.

E all’inizio le cose vanno benissimo.

I due giocano assieme, si fanno compagnia, con Blinky completamente al servizio del ragazzo.

Ma le cose non durano e proprio durante l’ennesima litigata, forse la più dura a cui Andy assiste, qualcosa nel rapporto fra il bambino e la macchina s’incrina definitivamente, portando ad un epilogo devastante.

 

Filmato scritto, diretto e prodotto interamente da Ruairi Robinson, è stato recentemente premiato come miglior video, nella sezione narrativa, ai Vimeo Awards. Ma Ruairi non è certo nuovo a queste esperienze e il successo non gli manca di certo.

Nato nel 1978 a Dublino, fin da subito scopre la sua naturale passione per la macchina da presa, arrivando ancora giovane a firmare numerosi spot pubblicitari per la televisione. In quel periodo, forse anche grazie agli stimoli derivati dalle prime esperienze, gira Fifty Percent Gray, cortometraggio che gli vale la nomination agli Oscar nel 2002 e che lo sprona a insistere lungo il sentiero appena imboccato.

Da quel momento si ritrova la strada spianata, continuando a produrre cortometraggi, spesso autoprodotti, che finiscono per guadagnarsi posti di tutto rispetto in vari concorsi internazionali. Fra di questi mi piacerebbe citare The silent city, storia post apocalittica che ricalca anche un’altra grande passione di Ruairi, il mondo militare e le sue innumerevoli sfaccettature.

Il passo verso il successo internazionale è breve, e nel giro di qualche anno nasce Blinky, che lo consacra definitivamente nel mondo dei cortometraggi e dei film in computer grafica.

Con un lavoro durato quasi nove mesi, e un budget di 45.000 dollari, Ruairi è riuscito a ricreare un mondo coerente, realistico, in molti particolari. Da notare che lui stesso si è prestato nel dare la voce a Blinky e che si è occupato di tutto il lavoro di post produzione interamente da solo.

Insomma, se non sono queste le persone a cui si deve dare corda e stima, non saprei proprio su chi altro puntare…

I robot… un argomento che da decenni, forse più, fa sognare l’immaginario di studiosi e ingegneri, dediti alla creazione di una mente artificiale perfetta e in grado di simulare la mente umana.

Certo, è innegabile come opere del calibro di Vicky, la piccola bambina robot che tanto impazzava nei nostri schermi negli anni ‘80, siano un esempio perfetto di quello che voglio andare a spiegare: il rapporto fra le macchine e gli uomini.

In quella serie, Vicky era semplice, buona, e mai erano visibili violenze o discostamenti da canoni prettamente umani. Anzi, si può ammettere senza troppi errori, che Vicky stessa avesse, di tanto in tanto, atteggiamenti che rimandavano ad emozioni o sensazioni che una macchina, almeno in teoria, non avrebbe potuto provare.

Così, come Il gigante di ferro, in cui un alieno meccanico venuto dallo spazio si ritrova a fare amicizia con un bambino e lo difende fino quasi a sacrificare se stesso, sono decine gli esempi che posso citare a riguardo.

Blade Runner, Terminator, la nostra filmografia è ricolma di casi in cui le macchine, un tempo solo ammassi di metallo e silicio, diventino sempre più umani e abbattano quelle barriere così scomode e al tempo stesso innegabili. E il fulcro di tutto è proprio questo: quando una macchina supera i suoi stessi limiti sviluppando sentimenti umani? Quali domande sarebbe giusto porsi di fronte a queste creazioni, prima di sbagliare e commettere errori che rischiano di diventare permanenti? Altra citazione doverosa e calzante di questo concetto riguarda due pellicole di grande successo, L’uomo bicentenario e IA. Entrambi affrontano il tema della robotica e dell’umanità, sviluppando teorie che solo ad un’occhiata fugace risultano improbabili e si avvicinano a quel confine di cui parlavo pocanzi. E loro, quei confini, li superano, li scavalcano senza apparente difficoltà e finiscono col guadagnarsi un posto ed una umanità che hanno cercato in tutte le maniere. E questo mi porta a noi, al presente, al nostro reale.

In tutto il mondo, da anni, si sta lavorando sempre più alacremente per sviluppare la miglior intelligenza artificiale di sempre, con androidi che simulano quasi alla perfezione i nostri movimenti, le nostre fattezze. Un lavoro riguardevole, senza dubbio, ma a cosa potrebbe portare?

Senza rendercene conto la nostra vita è dominata da queste macchine. Nel lavoro, nella vita di tutti i giorni, abbiamo a che fare con processori, circuiti integrati che cercano di imitare i loro stessi creatori e macchinari che ci sostituiscono in tutto e per tutto, e se possibile, ci superano. Quindi viene lecito chiedersi quanto di quello che stiamo facendo possa essere giusto, quali ripercussioni avrà sul nostro stile di vita e quali, perché è inevitabile che si presenteranno, saranno i problemi che ci troveremo ad affrontare.

I robot possono essere una grande conquista per il genere umano o la nostra più grande sconfitta. Sta a noi capire in che modo sfruttare queste possibilità, anche gettando un occhio alle nuove tecnologie e, perché no, anche al passato. Per non dimenticare chi eravamo, chi siamo e dove abbiamo intenzione di andare…

Link Utili

Link film

Breve “making of” del corto

Sito dell’autore

RobotItaly 

Eccoci qui, siamo al centesimo post. Traguardo simbolico ovviamente, non c’è nulla di realmente significativo nel numero 100 piuttosto che nel 57 o nel 344. Eppure anche nei simboli c’è qualcosa di utile. Per festeggiare la mini ricorrenza avevamo pensato a qualche parola celebrativa ma è molto più in carattere con la nostra missione parlare di una nuova iniziativa e usare questo spazio per promuovere, una volta di più, la fantascienza.

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Non è per niente facile tracciare in poche righe la vita di quella che, probabilmente è stata la migliore rivista italiana di Fantascienza. Non ci riusciremmo nemmeno se ne parlassimo numero per numero.
Probabilmente la soluzione migliore sarà quella di avvicinarsi per gradi, dividere in più post il campo d’intervento, magari in futuro dedicare anche un focus specifico su Vittorio Curtoni, questo articolo sarà un primo passo: un piccolo excursus, dedicato a
ROBOT in un certo senso è un piccolo pezzo di storia della diffusione della narrativa di genere, ha contribuito a far conoscere scrittori, generi, a costruire alcuni esempi di critica specializzata.

ROBOT, la prima ROBOT però è anche frutto di un clima favorevole nei confronti della Fantascienza che si respirava in Italia nella prima metà degli anni Settanta.
La stessa Rai in quegli anni programmava con un certo successo alcuni sceneggiati tuttora considerati tra le migliori produzione dell’emittente di Stato.
A COME ANDROMEDA è del 1972; GAMMA risale al 1975, la coproduzione con l’Inghilterra di SPAZIO 1999 del 1973. Al Cinema ancora risplendevano gli echi Kubrickiani di lucidi monoliti neri.

Il momento, quindi era favorevole anche per la narrativa scritta: uno scrittore “vero” Inisero Cremaschi era stato anche chiamato a scrivere la sceneggiatura di A COME ANDROMEDA, in campo editoriale Urania era saldamente gestita, nel bene come nel male, dalla “ditta” Fruttero & Lucentini” ma editori specializzati come Nord e Fanucci grazie anche a esperti come Fusco e De Turris cominciavano a eroderle il terreno.

Il mondo editoriale è come uno stagno, quando la superficie viene increspata da un sasso, ne nasce una reazione di onde concatenate che avranno effetto una sull’altra.
In questo caso la prima onda è rappresentata da un un uomo chiamato Giovanni Armenia che nel 1972 fonda una sua casa editrice; le Edizioni Armenia , nel corso degli anni, si specializzeranno specialmente nel Fantasy, ma quattro anni dopo lanceranno una vera e propria rivista, la nostra ROBOT, per l’appunto.

La direzione della Rivista viene affidata a uno scrittore e traduttore piacentino: Vittorio Curtoni.; per tutti sarà sempre “il Vic.”
Il nuovo sasso nello stagno.

Il risultato che ne verrà sarà letteralmente permeato della personalità scoppiettante ed estroversa del suo direttore, il primo editoriale targato aprile 1976 risulta programmatico nel suo titolo : “Perchè è nato Robot”, e l’uomo nel corso degli anni cercherà di dare diverse risposte.

Non solo lui, anche i suoi collaboratori, tra gli altri cito l’illustratore Giuseppe Festino, il critico cinematografico Giovanni Mongini, gli esperti Caimmi & Nicolazzini, il giornalista appassionato dei fumetti Franco Fossati,il disegnatore Roberto Bonadimani,il giornalista e futuro curatore di Urania ,Gianni Montanari non ultimo un giovane salernitano fattosi conoscere nel mondo degli appassionati triestini, un certo Giuseppe Lippi contribuiscono a rendere ROBOT, una pubblicazione diversa.

Lo stesso futuro scrittore Danilo Arona collabora per un certo periodo alla pubblicazione scrivendo articoli di argomento cinematografico.

Come sempre, anche in ROBOT i racconti e i romanzi brevi sono i veri protagonisti, il direttore e i suoi collaboratori si muovono in tre direzioni contemporaneamente, da un lato viene offerto ampio spazio ai maestri della fantascienza anglosassone, con un particolare occhio agli scrittori più in voga del momento o ai racconti vincitori dei maggiori premi internazionali, tra gli altri Asimov; Heinlein; Silverberg e Del Rey saranno spesso presenti sulle pagine della rivista. Dall’altro lato si cerca di controbilanciare con una grande attenzione all’ aspetto “sociale della SF” e corrente della New Wave nata in Inghilterra.
Spesso, vengono recuperati e presentati al pubblico italiano scrittori del periodo classico della letteratura fantastica: ci sarà molto Fritz Leiber, molto Robert Bloch, sia con racconti recenti sia con reminiscenze del passato.

Naturalmente vengono lasciati spazi aperti anche per gli autori italiani, quelli sono gli anni, forse i primi nel nostro paese in cui gli operatori del settore si convincono realmente che si possono creare degli spazi per degli scrittori italiani , scrittori, che senza alcun tipo di complesso nei confronti dei loro colleghi anglosassoni, si possano finalmente pubblicare senza nickname stranieri.
Un esempio di tale interesse, è rappresentato dal lancio delle prime due Edizioni del Premio Robot, per favorire il lancio di nuovi giovani autori.

Non sono tutte rose e fiori però, perchè per l’Italia sono anni particolari: anni di tensioni sociali, di scontri, anni dove la politica permea tutta la società.
Anni dove ci si deve schierare !
Anche il mondo letterario non fa eccezione: fiocccano polemiche letterarie, per decidere se quel dato scrittore è di Destra o di Sinistra, ci si chiederà perfino della collocazione di interi generi.

ROBOT non fa eccezione, qualche discussione finisce per lambire le sue pagine, ma quella è la normalità per l’ Italia degli anni Settanta.
Non ci sono eccezioni. Non ci possono essere.

Niente è eterno però. Le cose cambiano anche per ROBOT.
Il mensile va avanti abbastanza bene fino al numero 27, il numero 28\29 uscirà doppio nelle edicole.
Poi col numero 31 nell’Ottobre del 1978 Curtoni lascia la direzione; la rivista si trasforma, cambia veste diventando una sorta di antologia tematica sotto la direzione di Giuseppe Lippi.
Neanche questa veste dura molto, il quarantesimo numero risalente all’estate del 1979 sarà anche l’ultimo della rivista.

Certo la Armenia ci riproverà , sempre con Curtoni al comando lancerà una nuova rivista chiamata ALIENS.

Ma le cose sono definitivamente cambiate ALIENS ha una durata effimera, nemmeno dieci numeri di vita. Nell’editoriale dell’ultimo numero intitolato beffardamente Avviso Importante Per I Necrofili, il direttore di mille battaglie getta la spugna.
Avviso Importante è un completo e duro attacco nei confronti dei lettori in cui niente viene risparmiato; cosa di cui Vittorio Curtoni anni dopo si dichiarerà pentito.

L’oblio avvolge la rivista e i suoi numeri; a parte l’attività di Curtoni; Festino; Lippi e pochi altri, solo il memento degli appassionati di tanto in tanto nelle discussioni, tra le Convention o nelle lettere agli editori mantengono vivo il ricordo del magazine.

La novità arriva nel 2003: prima la Solid poi la Delos riportano in vita ROBOT.
Un ulteriore sasso nello stagno.

Certo la tiratura del numero 41 raggiunge solo le mille copie, la pubblicazione è solo trimestrale, però c’è sempre Giuseppe Festino alle copertine e alle illustrazioni interne,nei redazionali si nota ancora la firma di Giuseppe Lippi e sopratutto c’è nuovamente il direttore di sempre : Vittorio Curtoni.

ROBOT vince diversi premi sia in Italia che all’estero, ricorderemo solo il Prix Europeen de Science Fiction del 2007, lo standard dei racconti pubblicati rimane sempre mediamente alto, la rivista trova un suo certo equilibrio alternando a livello di scrittori ospitati una metà di storie scritte da italiani a un altra metà prodotte da autori anglosassoni, sempre più spesso avviene che siano stesso artisti canadesi o statunitensi a proporsi per la pubblicazione, alcuni come Bruce Sterling arrivano a scrivere racconti in esclusiva per la rivista italiana.

Le cose cambiano ancora una volta: il 4 ottobre 2011 Curtoni muore. L’uomo era malato da tempo, negli ultimi anni si era fatto asportare un tumore.

La Delos decide di non interrompere la pubblicazione, Silvio Sosio ne diventa il direttore.
Probabilmente ci saranno cambiamenti, forse invece no. E’ presto per poterlo dire, ma sarà comunque un altra storia.
E sarà qualcun altro a raccontarla.
Forse magari, saranno solo, altri benefici sassi lanciati nello stagno.
E noi rimarremo ancora lì sulla riva a godere della vista delle increspature sull’acqua.

Buongiorno a tutti e bentornati per il palinsesto della nostra tredicesima settimana. Come tutti sapete il 5 giugno è deceduto Ray Douglas Bradbury, uno degli autori più importanti del nostro genere preferito. Da qui la scelta di utilizzare una sua foto per introdurre questa settimana e di mettere in linea un video omaggio preparato dai ragazzi del JPL per ringraziarlo.

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Tre anni fa l’ISRO, l’agenzia spaziale indiana, lanciava la sua prima missione verso la Luna, dimostrando sul campo i grandi progressi dell’industria nazionale e i frutti della collaborazione con gli specialisti russi. Nel 2013, se i tempi saranno rispettati, proveranno una seconda missione con equipaggio. Avremo di nuovo uomini sulla Luna?

Veniamo a noi, alla programmazione della nostra blogzine. Siamo alla nona settimana di presenza in Rete e la nostra sperimentazione sta cominciando ad essere più definita. Questo ci porta ad annunciare che la settimana prossima sarà interamente dedicata a uno scrittore tanto conosciuto quanto controverso: Philip Kindred Dick.

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