—La versione di Davide Mana
Ragazzi, questa faccenda assomiglia sempre di più a Rashomon!
Avete presente Rashomon, giusto, di Kurosawa? Quel film in cui viene ucciso un samurai, e viene processato un bandito che è il reo confesso, ma ciascuno dei personaggi (incluso il morto) fornisce una versione diversa dei fatti, finché non arriva un boscaiolo che…
Ooops!
Diamine, ho spoilerato?
Ma è un film del 1950, è un classico, è un capolavoro assoluto, ha fatto la storia del cinema, l’hanno imitato in tutte le salse (inclusa una versione western con Paul Newman e William Shatner)…!
Quello degli spoiler per me è un problema relativo.
Per principio, nelle recensioni io evito di inserire dettagli salienti che possano rovinare il divertimento di chi non abbia ancora letto/visto il lavoro che sto discutendo.
D’altra parte, io parto dal presupposto che la recensione non debba raccontare la storia, ma raccontare che effetto ha fatto a me avvicinarmi a quella storia.
Non rivelo dettagli chiave, né – di solito – trovo necessario rivelarli.
Se proprio succede (ma non ricordo casi in cui mi sia capitato) lo segnalo nelle prime righe.
Ci sono d’altra parte delle situazioni in cui non è possibile non rivelare elementi fondamentali della trama.
Se sto facendo una analisi approfondita, ad esempio.
In questo senso, per me, è diverso fare una recensione della serie Dollhouse (nella quale posso dirvi che è una serie eccellente, interrotta quando stava per cominciare il bello), ed una analisi critica della serie Dollhouse (nella quale devo analizzare un paio di elementi chiave della trama per far capire cosa sarebbe stata la serie che non abbiamo mai visto, discutere cosa stessero pianificando gli autori e giustificare il mio disprezzo per chi l’ha cancellata).
Ma chi legge la mia analisi critica approfondita di Dollhouse dovrebbe sentire dei campanelli d’allarme alla parola “approfondita”.
Oppure, posso spoilerare a manetta se faccio riferimento ad un lavoro così popolare, così vecchio e così centrale all’interno di una certa cultura, da essere dato per acquisito dal pubblico.
Tipo citare la trama di Rashomon in apertura a un articolo.
In questo caso, certo, si richiede una certa prudenza da parte mia – tuttavia…
Sto davvero rovinando il divertimento a qualcuno se rivelo il finale de Il Pianeta delle Scimmie, quello vero, quello con Charlton Heston, che ha quarant’anni suonati e passa una volta l’anno in TV?
Oppure, tutti sanno da dove viene la battuta Io sono tuo padre!… posso davvero spoilerare L’Impero Colpisce Ancora?
Dire “Kirk non è morto per davvero” annienta il godimento di Amok Time, considerando che la serie classica di Star Trek viene replicato ormai con cadenza semestrale su qualche canale TV?
C’è davvero là fuori qualcuno che non ha mai visto I Goonies?
La mia politica, in questi casi, è di solito questa – considero scontato che chi legge i miei approfondimenti o i miei articoli sul passato glorioso della fantascienza si aspetti la rivelazione di dettagli della trama (sì! Batman è in realtà Bruce Wayne in costume da pipistrello!), proprio perché parliamo di dati storici.
Non segnalo quindi di solito gli spoiler perché considero gli spoiler impliciti, e trascurabili.
Parlo di cose risapute.
Lo stesso vale per quei casi in cui mi trovo a parlare di opere che si considerano parte della cultura di base di un appassionato.
Che magari non ha mai visto L’Impero Colpisce Ancora, o Shining, o Il Pianeta delle Scimmie, o 2001 Odissea nello Spazio, o Flash Gordon, o Metropolis… (comincio a domandarmi cosa ci faccia qui, ‘sto tizio, ma ok)… ma dovrebbe aver comunque incontrato in passato informazioni a sufficienza per non dover temere spoiler.
Se vi rivelo che Darth Vader è il padre di Luke Skywalker e voi non lo sapevate, non sto rovinando il vostro divertimento, sto colmando una inspiegabile lacuna nella vostra cultura.
Ricasco quindi nel discorso di Nick nella prima parte di questo post, la scorsa settimana (allora non è esattamente come Rashomon!) – se parlo di un’opera nota ed entrata a far parte del lessico culturale del genere, non sto a segnalare che ci saranno spoiler.
Ci saranno, è un dato di fatto.
Per opere nuove, per recensioni e per casi intermedi, io di solito evito di rivelare nodi cruciali della trama.
Qualora fosse essenziale farlo, provvederò a segnalarlo nelle prime righe del pezzo.
—La versione di Angelo Benuzzi
Il primo problema è capire cosa sia uno spoiler. Se vado in libreria e leggo la quarta di copertina di un libro quello che mi viene detto sulla trama è uno spoiler? Se faccio la stessa cosa in Rete, leggendo le note sui portali come Amazon quello che ci trovo è uno spoiler?
Il punto è che non ci sono regole fisse, neppure all’interno di un ambito ristretto come può essere la collana di un editore, dove si presume che siano sempre le stesse persone a preparare il materiale dei volumi. Quindi il problema si sposta a valle, a chi recensisce.
Chi mi ha preceduto ha fatto molti esempi, citando libri e pellicole che hanno fatto la storia del genere SF e non solo. Se ne potrebbe dedurre, qui mi associo, che fare riferimento a opere di grande diffusione sia lecito nel momento in cui è trascorso un certo periodo da quando sono state immesse sul mercato. L’unico buco di questo ragionamento è nella considerazione da riservare ai più giovani. Un ventenne di oggi non era ancora nato quando uscì 2001: odissea nello spazio, quindi potrebbe dargli fastidio conoscerne la trama?
La distinzione tra recensione e analisi a volte sfugge, specialmente quando c’è poca abitudine alla critica e all’approfondimento. Molto di quello che si trova in Rete tende ad essere superficiale e in un contesto del genere trovare i dettagli della trama o particolari rivelatori senza alcuna forma di avviso può diventare veramente fastidioso.
Per conto mio ho adottato la tecnica “spoiler zone“, con tanto di avviso di inizio e fine zona per aiutare chi non volesse essere messo al corrente di troppi particolari. Questo perché non riesco, mio limite, a non citare direttamente nel corso delle recensioni quelle parti che mi convincono particolarmente o non mi sono sembrate adeguate.
Lo stesso avviene per gli approfondimenti o per le rare occasioni in cui si riesce a fare un pò di analisi. Se devo parlare della filmografia di Duncan Jones, come posso non prendere in esame gli elementi che ritrovo nei suoi due film? (questo per fare un caso semplice).
E ancora, per chi è abituato a usare Amazon, davvero si può ancora parlare di fare spoiler quando per ogni libro o film ci sono evidenziate le recensioni con tanto di voti a stelline e note? Lo stesso vale per siti come Rotten Tomatoes, per i media specializzati e la blogosfera.
Poi c’è un lato oscuro, un indotto davvero indesiderabile. C’è chi addirittura non legge un libro che potrebbe interessargli o non vede un film che potrebbe gradire solo per il fatto che ha trovato delle recensioni negative. Il che equivale a negare il proprio istinto per le opere in questione. Capisco avere fiducia nelle proprie fonti di riferimento ma non si può appendere il proprio libero arbitrio al chiodo.
Come sempre la parola chiave è equilibrio. Nello specifico tra quello che si sente “giusto” e quello di cui ci interessa relativamente.









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