Stephen Baxter

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ladee

Tra pochi giorni,in teoria il 6 settembre prossimo, partirà la missione LADEE verso la Luna. Può sembrare un evento tutto sommato secondario rispetto ad altre missioni in corso o alle prospettive di missioni umane ma vale la pena tenere in considerazione questa iniziativa e aspettarne con curiosità i risultati. LADEE sta per Lunar Atmosphere and Dust Environment Explorer, il che identifica già le priorità di questa missione: analizzare l’atmosfera lunare prima che altre attività ne cambino la composizione (i.e. la previste missioni russe, giapponesi, indiane e cinesi), capire se dalla presenza di particelle di sodio o di polvere (regolite) si possano giustificare i fenomeni di diffusione luminosa registrate nel corso del programma Apollo (Apollo 17).

Si tratta inoltre della prima missione che vedrà utilizzato il vettore Minotaur V per scopi civili oltre al primo lancio di questo tipo dal Goddard Space Flight Center (per essere precisi, da Wallops). La NASA sta cercando da anni vettori di media capacità più affidabili e si spera che il Minotaur, sviluppato per i programmi militari, possa essere una risposta adeguata. Per capirci, è un mercato da miliardi di dollari all’anno. Il centro Goddard potrebbe diventare un polo per le missioni a “breve” raggio, altra cosa che permetterebbe di risparmiare. I risultati di LADEE potrebbero essere tali da permettere missioni analoghe su altri pianeti, per esempio Mercurio, ritenute da anni fondamentali dalla NASA per le ricerche sui meccanismi della formazione delle atmosfere.

E mentre aspettiamo buone nuove, il nostro palinsesto.

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to catch an asteroid

Dopo tante parole sui media nel corso dell’ultimo anno, tre mesi fa sono state annunciate da parte della NASA iniziative concrete per una missione dalle implicazioni veramente interessanti. L’idea di base è quella di identificare un asteroide di piccole dimensioni, raggiungerlo, agganciarlo e trascinarlo in orbita lunare. Una volta stabilizzato potrà essere studiato e fornire materiale utile, sia come esperienza che come minerali. Ovvio dedurre che un processo del genere ha potenziali ricadute economiche, così come è facile pensare ai punti di Lagrange come potenziali punti di stazionamento per asteroidi da “trattare” nel prossimo futuro.

In teoria la missione dovrebbe costare qualcosa come 2.6 miliardi di USD, una cifra abnorme. Che deve essere però considerata un investimento e non una spesa a perdere. Dimostrare nei fatti che è possibile compiere una missione come questa non solo apre la porta a una nuova fase industriale, non è solo una bandierina propagandistica per le capacità dell’ente spaziale americano. Qui si parla del possibile futuro della nostra specie, di muoversi finalmente fuori dalla nostra culla per affrontare il nostro sistema solare. Dagli asteroidi possiamo trarre minerali in quantità abnorme, usarne le parti meno utili come scudi per le missioni ad equipaggio umano, potremmo usarli come scafi in cui inserire gli apparati necessari per le nostre esigenze…

Il futuro, quello vero, è la fuorì.

Passiamo ora al futuro inventato, con il nostro palinsesto:

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Screenshot from 2013-02-10 13:51:49Molto spesso, le buone idee sono davvero semplici.
The Years’s Top Short SF Novels, curato da Allan Kaster, ed uscito nel 2011 da InfiniVox/AudioText, non ci sorprende con effetti speciali o trovate improbabili.
Si limita ad allineare, come dice la copertina, sette romanzi brevi, usciti nel 2010 su Asimov’s e in due antologie a bassa circolazione.
Il meglio, secondo i criteri dell’editor.
Aggiungiamo una bella immagine di copertina (dell’italianissimo Maurizio Manzieri), e distribuiamo le circa 500 pagine come ebook ad un prezzo irrisorio (circa 5 euro), o come audiobook in 14 CD.
Bello liscio.

Tutto il resto, è dato dal contenuto, dai sette romanzi brevi – opere che in in una ottantina di pagine sequestrano l’attenzione del lettore, creano un mondo, lo esplorano, sollevano domande, forse riescono anche a commuovere. Continua a leggere

Da un po’ di tempo a questa parte, dopo aver letto il giornale o guardato la TV, penso a John Brunner.
Oggi dimenticato dai più, Brunner aveva – mi pare ogni giorno di più – previsto tutto.
Mi prendo quindi un po’ di spazio per parlare di John Brunner, della necessità di leggerlo, della necessità di farlo leggere ai ragazzi.

John Brunner (1934-1995) aveva due anime.
Da una parte era autore di opere estremamente sofisticate e sperimentali, romanzi colossali che avrebbero dovuto cambiare il volto della fantascienza – e in alcuni casi lo cambiarono.
Dall’altra, era un veloce, agile perpetratore di narrativa d’immaginazione leggera e divertente, il classico riempitivo da 150 pagine che fece la fortuna delle prime collane di paperback.
Fu impareggiabile in entrambe le sue incarnazioni.

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Se il mantra nazionale vuole la fantascienza ed il fantastico permanentemente in crisi, accasciati e mai più risollevati dopo la morte di questo o quel grande autore, la comparsa sul mercato di una nuova rivista è già di per se un buon motivo per festeggiare.

Una rivista italiana?
Eh, ok la fantascienza, ma moderiamoci – una rivista intenazionale.
Di lingua inglese.
Fatta (prevalentemente) in Gran Bretagna.

Ora, a dire il vero, sul mercato anglosassone, di riviste che si dedichino alla fantascienza ce ne sono parecchie – dalle leggendarie Asimov’s e Analog, giù giù fino a riviste professionali piccole ma dignitosissime, pubblicate sfruttando le potenzialità dell’editoria elettronica.

E allora, cosa c’è di diverso in Arc (o Arcfinity, che dovrebbe esere il titolo completo), la “nuova rivista digitale sul futuro” curata da Simon Ings?

Beh, in primo luogo, si tratta di un progetto rivolto al futuro lanciato nel febbraio/marzo del 2012 – e questo lo rende particolarmente simpatico a noi de Il Futuro è Tornato.

Ma c’è dell’altro, naturalmente. Continua a leggere