Terminator

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Bentornati al nostro appuntamento settimanale con la televisione sul digitale terrestre e le produzioni indipendenti. Per maggiore chiarezza sottolineiamo che riportiamo quanto appare sui canali gratuiti visibili sull’intero territorio nazionale.

Vi richiediamo la cortesia di segnalarci eventuali omissioni o errori, l’idea è quella di migliorare il più possibile questo servizio.

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Ripristiniamo le segnalazioni relative ai palinsesti di Italia2, la verifica dei dati di fine 2012 della copertura del territorio nazionale permette di includerla nel novero dei canali visibili nella gran parte del paese.

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Anche per questa settimana RAI4 ha parzialmente rivoluzionato i propri palinsesti dando spazio agli speciali della serie Doctor Who a scapito di altre serie normalmente in trasmissione. Vedremo se dalla settimana successiva si ritornerà alla consueta programmazione.

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Accogliamo con questo articolo un nuovo collaboratore, Paolo Ungheri, noto anche come “Il Narratore” nella blogosfera. Paolo si occupa spesso e volentieri di cortometraggi, come in questo articolo.

Il cortometraggio con cui do il via a questa mini rassegna, che si svolgerà con tempistiche ancora tutte da definire, entra di petto nel mondo conosciuto dei robot.

Blinky, conosciuto anche con il titolo Bad Robot, affronta varie tematiche, passando dal dramma familiare e la solitudine, fino ad arrivare al mondo dei robot, delle anime d’acciaio.

Andy Neville, interpretato da Max Records (già visto in Where the wild things are), stanco delle continue litigate dei genitori, chiede loro, per Natale, di poter ricevere un Blinky.

Un robot, multifunzionale, in grado di occuparsi di decine di faccende domestiche e, con grande speranza dello stesso Andy, poter diventare un nuovo amico con cui fuggire da quella opprimente realtà che è la sua vita.

E all’inizio le cose vanno benissimo.

I due giocano assieme, si fanno compagnia, con Blinky completamente al servizio del ragazzo.

Ma le cose non durano e proprio durante l’ennesima litigata, forse la più dura a cui Andy assiste, qualcosa nel rapporto fra il bambino e la macchina s’incrina definitivamente, portando ad un epilogo devastante.

 

Filmato scritto, diretto e prodotto interamente da Ruairi Robinson, è stato recentemente premiato come miglior video, nella sezione narrativa, ai Vimeo Awards. Ma Ruairi non è certo nuovo a queste esperienze e il successo non gli manca di certo.

Nato nel 1978 a Dublino, fin da subito scopre la sua naturale passione per la macchina da presa, arrivando ancora giovane a firmare numerosi spot pubblicitari per la televisione. In quel periodo, forse anche grazie agli stimoli derivati dalle prime esperienze, gira Fifty Percent Gray, cortometraggio che gli vale la nomination agli Oscar nel 2002 e che lo sprona a insistere lungo il sentiero appena imboccato.

Da quel momento si ritrova la strada spianata, continuando a produrre cortometraggi, spesso autoprodotti, che finiscono per guadagnarsi posti di tutto rispetto in vari concorsi internazionali. Fra di questi mi piacerebbe citare The silent city, storia post apocalittica che ricalca anche un’altra grande passione di Ruairi, il mondo militare e le sue innumerevoli sfaccettature.

Il passo verso il successo internazionale è breve, e nel giro di qualche anno nasce Blinky, che lo consacra definitivamente nel mondo dei cortometraggi e dei film in computer grafica.

Con un lavoro durato quasi nove mesi, e un budget di 45.000 dollari, Ruairi è riuscito a ricreare un mondo coerente, realistico, in molti particolari. Da notare che lui stesso si è prestato nel dare la voce a Blinky e che si è occupato di tutto il lavoro di post produzione interamente da solo.

Insomma, se non sono queste le persone a cui si deve dare corda e stima, non saprei proprio su chi altro puntare…

I robot… un argomento che da decenni, forse più, fa sognare l’immaginario di studiosi e ingegneri, dediti alla creazione di una mente artificiale perfetta e in grado di simulare la mente umana.

Certo, è innegabile come opere del calibro di Vicky, la piccola bambina robot che tanto impazzava nei nostri schermi negli anni ‘80, siano un esempio perfetto di quello che voglio andare a spiegare: il rapporto fra le macchine e gli uomini.

In quella serie, Vicky era semplice, buona, e mai erano visibili violenze o discostamenti da canoni prettamente umani. Anzi, si può ammettere senza troppi errori, che Vicky stessa avesse, di tanto in tanto, atteggiamenti che rimandavano ad emozioni o sensazioni che una macchina, almeno in teoria, non avrebbe potuto provare.

Così, come Il gigante di ferro, in cui un alieno meccanico venuto dallo spazio si ritrova a fare amicizia con un bambino e lo difende fino quasi a sacrificare se stesso, sono decine gli esempi che posso citare a riguardo.

Blade Runner, Terminator, la nostra filmografia è ricolma di casi in cui le macchine, un tempo solo ammassi di metallo e silicio, diventino sempre più umani e abbattano quelle barriere così scomode e al tempo stesso innegabili. E il fulcro di tutto è proprio questo: quando una macchina supera i suoi stessi limiti sviluppando sentimenti umani? Quali domande sarebbe giusto porsi di fronte a queste creazioni, prima di sbagliare e commettere errori che rischiano di diventare permanenti? Altra citazione doverosa e calzante di questo concetto riguarda due pellicole di grande successo, L’uomo bicentenario e IA. Entrambi affrontano il tema della robotica e dell’umanità, sviluppando teorie che solo ad un’occhiata fugace risultano improbabili e si avvicinano a quel confine di cui parlavo pocanzi. E loro, quei confini, li superano, li scavalcano senza apparente difficoltà e finiscono col guadagnarsi un posto ed una umanità che hanno cercato in tutte le maniere. E questo mi porta a noi, al presente, al nostro reale.

In tutto il mondo, da anni, si sta lavorando sempre più alacremente per sviluppare la miglior intelligenza artificiale di sempre, con androidi che simulano quasi alla perfezione i nostri movimenti, le nostre fattezze. Un lavoro riguardevole, senza dubbio, ma a cosa potrebbe portare?

Senza rendercene conto la nostra vita è dominata da queste macchine. Nel lavoro, nella vita di tutti i giorni, abbiamo a che fare con processori, circuiti integrati che cercano di imitare i loro stessi creatori e macchinari che ci sostituiscono in tutto e per tutto, e se possibile, ci superano. Quindi viene lecito chiedersi quanto di quello che stiamo facendo possa essere giusto, quali ripercussioni avrà sul nostro stile di vita e quali, perché è inevitabile che si presenteranno, saranno i problemi che ci troveremo ad affrontare.

I robot possono essere una grande conquista per il genere umano o la nostra più grande sconfitta. Sta a noi capire in che modo sfruttare queste possibilità, anche gettando un occhio alle nuove tecnologie e, perché no, anche al passato. Per non dimenticare chi eravamo, chi siamo e dove abbiamo intenzione di andare…

Link Utili

Link film http://vimeo.com/21216091

Breve “making of” del corto

Sito dell’autore

RobotItaly