I viaggi nel tempo, e i relativi paradossi, sono da sempre uno degli argomenti più dibattuti dagli appassionati di fantascienza. C’è qualcosa di affascinante e misterioso nell’intrecciare le linee temporali, valutare i possibili risvolti, farsi condizionare dalle suggestioni implicite nella possibilità di andare avanti o indietro nel tempo. Per questi motivi le opere narrative e cinematografiche sul tema del viaggio temporale sono numerose e, dato che nessuno sa come dovrebbe davvero funzionare il viaggio nel tempo, ciascuna segue una strada propria, con regole apposite. Looper, pellicola del 2012 scritta e diretta da Rian Johnson, è tra queste opere.
La storia si colloca in un futuro prossimo, nel 2044, differente per alcuni aspetti dal nostro presente, ma sostanzialmente abbastanza vicino. Qui seguiamo il lavoro dei Looper, assassini addestrati a uccidere persone inviate dal futuro, 2074, da un’organizzazione criminale a causa del fatto che nel futuro è diventato difficile smaltire i cadaveri. Ogni vittima porta con sé il pagamento per il lavoro svolto, dei lingotti d’argento. Quando la vittima presenta lingotti d’oro significa che si tratta del proprio Io del futuro, inviato per essere ucciso dal suo corrispettivo giovane, per chiudere il Loop. In particolare seguiamo le vicende di Joe, che si ritrova davanti il suo Io futuro, il quale non ha nessuna intenzione di farsi uccidere e anzi sfugge al suo giovane Io per trovare il bambino che nel futuro diventerà lo Sciamano, essere misterioso capace da solo di terrorizzare tutta la scena criminale e uccidere uno a uno tutti i Looper. Continua a leggere








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