9 commenti su “Harry Harrison – Il ciclo degli Yilanè

  1. Di Harrison non si parlerà mai abbastanza… so che sono di parte a dirlo ma come autore è stato messo in un angolo in questi anni (come Bester o Wyndham e tanti altri). Questo ciclo in particolare, al di là delle vicende raccontate, ha una solidità tematica che manca in tanta narrativa successiva.

  2. infatti, come ho scritto è davvero eccezionale il lavoro di documentazione e “universe building” che sta dietro questa serie, mi viene da paragonargli solo capolavori come Dune in questo senso.

  3. Purtroppo Harryson è stato vittima di una sorta di equivoco almeno nel nostro paese, da sempre è stato fin troppo oscurato da altri suoi colleghi ritenuti a torto più bravi e creativi di lui.
    Basta l’ esistenza di una saga come questa degli Ylanè per smentire da sola questo semplicissimo assunto.

  4. Ottima recensione, molto dettagliata.
    Mi rimane solo un dubbio: come si fa a definire la società Yilanè ‘matriarcale’ se in fondo i maschi segregati e tenuti per la riproduzione hanno la stessa funzione delle femmine nei mammiferi? Perché chiamarli ‘maschi’ se poi dopo l’accoppiamento tengono in gestazione i feti e partoriscono pure?
    Magari da un punto di vista strettamente biologico lo si potrebbe dire perché le ‘femmine’ mantengono la cellula-uovo e sono i ‘maschi’ a produrre spermatozoi, ma non la vedo molto felice come concezione ‘interna’ alla società stessa, è come voler traslare un nostro significato culturale (distinzione uomo-donna) sulla base di una realtà biologica (sperma-cellula uovo) che inevitabilmente viene alla luce successivamente nell’evoluzione della società.

    • Credo che la femmina in biologia sia proprio colei che produce l’uovo, o il gamete femminile. Sembra strano l’impiego del maschio in questo modo, ma potrebbe anche avere senso. Esistono molte specie in cui il maschio, dopo la fecondazione, fa una brutta fine.

  5. Di sicuro, non sto infatti sindacando che non sia così nella biologia, ma in fondo maschio e femmina sono solo parole prestate dalla cultura che usiamo per descrivere un processo biochimico. Se prendiamo il processo in sé non è che ci sia qualcosa di ‘femminile’ nell’uomo o di ‘maschile’ nello sperma. Non so se mi sono spiegato efficacemente.
    Il fatto è: forse in una cultura come quella degli Yilané concetti assimilabili a quelli di maschio e femmina sarebbero invertiti rispetto all’aspetto biochimico dell’interazione sessuale.

  6. Io non conoscevo assolutamente questo autore, ma dopo aver letto questo articolo questo ciclo sarà mio, o sarà da me letto, in un modo o nell’altro! Sembra davvero fortissimo e, lo ammetto, ho sempre avuto un debole per i libri che partono da un “cosa sarebbe successo se…?”

    Anche io, comunque, ho fatto qualche riflessione simile a quella scritta da Francesco, nei commenti qui sopra. Ma non ho le conoscenze adatte (né scientifiche, né sociologiche) per approfondire l’argomento :)

    • Credo sia sempre difficile descrivere con i termini e i concetti che conosciamo un contesto alieno o, come in questo caso, un intero ramo evolutivo. Harrison ha dovuto prendere qualche scorciatoia, non fosse altro che per alleggerire il livello di infodump del testo.

      • Non ho letto il libro quindi non mi pronuncio al riguardo. Di certo una scorciatoia del genere è accettabile se la dicotomia sessuale della società Yilané rimane perlopiù sullo sfondo, come contorno alle vicende. Se però emerge in maniera forte nella narrazione forse sarebbe stato più saggio pensarla un po’ meglio.
        Ad ogni modo leggerò i libri e vedrò di farmi un’opinione più precisa.

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